Dott. Antonio Daffinà
proctologoaroma.it
MORBO DI CROHN: guida completa per i pazienti
A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione del testo 17 maggio 2026
Quello che devi sapere subito
Il Morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica che può colpire qualsiasi tratto del tubo digerente, dalla bocca all'ano. A differenza della Rettocolite Ulcerosa, l'infiammazione nel Crohn coinvolge tutto lo spessore della parete intestinale e tende a manifestarsi "a salti", alternando tratti malati a tratti sani.
Punti chiave:
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È una malattia cronica ma controllabile: con le terapie attuali, la maggior parte dei pazienti conduce una vita normale
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Non è contagiosa e non è causata dall'alimentazione o dallo stress
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Colpisce soprattutto i giovani adulti (picco tra i 20 e i 30 anni), ma può esordire a qualsiasi età
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Le complicanze più frequenti sono stenosi (restringimenti), fistole (tunnel anomali) e ascessi
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Il 25-35% dei pazienti sviluppa complicanze perianali (fistole, ascessi intorno all'ano) che richiedono competenze chirurgiche specifiche
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La chirurgia non è curativa ma può essere una scelta strategica in pazienti selezionati
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Negli ultimi anni, i farmaci biologici e le piccole molecole hanno rivoluzionato il trattamento

Figura 1: caratteristiche principali del Morbo di Crohn: localizzazione, interessamento parietale, sintomi comuni, complicanze e approccio terapeutico
Cos'è il Morbo di Crohn
Il Morbo di Crohn è una delle due principali Malattie Infiammatorie Intestinali (MICI). Il sistema immunitario, per ragioni non ancora completamente comprese, attacca la parete dell'intestino causando un'infiammazione cronica che, se non controllata, può danneggiare progressivamente i tessuti.
Le sedi più frequentemente colpite sono l'ultima parte dell'intestino tenue (ileo terminale) e il colon, ma la malattia può interessare qualsiasi tratto, incluso l'ano e la regione perianale.
Una caratteristica distintiva del Crohn è che l'infiammazione coinvolge tutto lo spessore della parete intestinale. Questo spiega perché il Crohn, a differenza della Rettocolite, tende a formare complicanze "strutturali": stenosi che restringono il passaggio, fistole che creano comunicazioni anomale tra organi, ascessi che raccolgono pus nei tessuti circostanti.
Cause e fattori di rischio
La causa del Morbo di Crohn non è nota. Si ritiene che la malattia nasca dall'interazione di più fattori:
Predisposizione genetica: avere un familiare di primo grado con Crohn aumenta il rischio. Sono stati identificati oltre 200 geni associati alla malattia, ma nessuno da solo è sufficiente a causarla.
Alterazione del sistema immunitario: il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo contro i batteri normalmente presenti nell'intestino, scatenando un'infiammazione che si autoalimenta.
Fattori ambientali: il fumo è il fattore di rischio modificabile più importante — raddoppia il rischio di sviluppare il Crohn e aumenta le recidive dopo l'intervento. L'uso di farmaci antinfiammatori (FANS) può peggiorare la malattia. L'allattamento al seno sembra avere un effetto protettivo.
Alterazione del microbiota: i pazienti con Crohn presentano una riduzione della diversità batterica intestinale, con diminuzione dei batteri protettivi e aumento di quelli potenzialmente dannosi.
Sintomi e manifestazioni
I sintomi variano molto da persona a persona, a seconda della sede e della gravità dell'infiammazione.
Sintomi intestinali:
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Diarrea persistente (con o senza sangue)
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Dolore addominale, spesso dopo i pasti
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Sensazione di massa o gonfiore addominale
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Nausea, vomito (se c'è una stenosi)
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Perdite di muco o pus dall'ano
Sintomi generali:
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Perdita di peso involontaria
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Stanchezza persistente
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Febbre
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Ritardo di crescita nei bambini e adolescenti
Manifestazioni extra-intestinali (presenti in circa il 25-30% dei pazienti):
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Dolori articolari
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Lesioni cutanee (eritema nodoso, pioderma gangrenoso)
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Infiammazione oculare
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Calcoli renali o biliari
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Anemia
Sintomi perianali (presenti nel 25-35% dei pazienti):
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Gonfiore doloroso vicino all'ano (ascesso)
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Perdite di pus dalla zona perianale (fistola)
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Dolore anale persistente
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Ragadi che non guariscono
Diagnosi
La diagnosi si basa sulla combinazione di più elementi:
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Esami del sangue e delle feci: marcatori di infiammazione (PCR, VES), calprotectina fecale (un indicatore molto sensibile di infiammazione intestinale), emocromo per valutare l'anemia
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Colonscopia con biopsie: esame fondamentale che permette di visualizzare direttamente la mucosa e prelevare campioni di tessuto. L'aspetto tipico è quello di ulcere profonde alternate a mucosa sana ("lesioni a salto")
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Entero-RM o entero-TC: esami di imaging che permettono di valutare i tratti di intestino tenue non raggiungibili con la colonscopia e di identificare complicanze come stenosi, fistole e ascessi
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RM pelvica: fondamentale nel Crohn perianale per mappare i tragitti fistolosi e pianificare il trattamento
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Ecografia intestinale: esame non invasivo sempre più utilizzato per il monitoraggio della malattia
La diagnosi differenziale con la Rettocolite Ulcerosa è essenziale e non sempre immediata. In circa il 10% dei casi, la distinzione tra le due malattie rimane incerta (colite indeterminata).
Le terapie mediche: una panoramica
La terapia del Morbo di Crohn è di competenza del gastroenterologo. In questa sede ne forniamo una panoramica sintetica per aiutare il paziente a orientarsi.
L'obiettivo della terapia è duplice: spegnere l'infiammazione attiva (induzione della remissione) e mantenerla spenta nel tempo (mantenimento della remissione). Oggi si punta alla guarigione della mucosa — cioè alla scomparsa delle lesioni visibili all'endoscopia — e non solo al miglioramento dei sintomi.
I gruppi di farmaci disponibili:
Aminosalicilati (mesalazina): hanno un ruolo limitato nel Crohn, a differenza della Rettocolite dove sono fondamentali.
Cortisonici: efficaci per spegnere rapidamente l'infiammazione nelle riacutizzazioni, ma non adatti al mantenimento per i loro effetti collaterali a lungo termine. Vanno usati per periodi brevi e scalati gradualmente.
Immunosoppressori (azatioprina, metotrexato): farmaci che riducono l'attività del sistema immunitario. Richiedono settimane per raggiungere la piena efficacia e un monitoraggio regolare con esami del sangue.
Farmaci biologici e piccole molecole: rappresentano la vera rivoluzione terapeutica degli ultimi vent'anni. Agiscono su bersagli specifici del sistema immunitario e comprendono diverse classi:
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Farmaci che bloccano il TNF-alfa (una molecola chiave dell'infiammazione)
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Farmaci che bloccano le interleuchine (messaggeri dell'infiammazione)
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Farmaci che impediscono la migrazione dei globuli bianchi verso l'intestino
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Piccole molecole orali che agiscono su vie di segnalazione intracellulare
La scelta del farmaco dipende dalla sede e dalla gravità della malattia, dalle complicanze presenti, dalla risposta a terapie precedenti e dalle caratteristiche individuali del paziente. Le linee guida ACG 2025 e BSG 2025 forniscono algoritmi dettagliati per guidare queste decisioni.
Per una trattazione approfondita delle singole terapie, è consigliabile rivolgersi al proprio gastroenterologo o consultare i siti delle società scientifiche gastroenterologiche (IG-IBD per l'Italia, ECCO per l'Europa).
Crohn perianale: una malattia nella malattia
Il Crohn perianale è una delle manifestazioni più impegnative della malattia e quella che più direttamente coinvolge il chirurgo coloproctologo. Colpisce il 25-35% dei pazienti con Morbo di Crohn e può essere la prima manifestazione della malattia, talvolta precedendo di mesi o anni i sintomi intestinali.
Perché è diverso dalla fistola comune
La fistola anale "comune" (criptoglandolare) nasce dall'infezione di una piccola ghiandola del canale anale. È un problema locale che si risolve con la chirurgia.
La fistola da Crohn è profondamente diversa: nasce da un'infiammazione sistemica che coinvolge la parete intestinale a tutto spessore. Questo ha conseguenze pratiche molto importanti:
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I tragitti fistolosi sono spesso multipli, ramificati e complessi
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La capacità di guarigione dei tessuti è compromessa dall'infiammazione cronica
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Le tecniche chirurgiche aggressive (come la fistulotomia) che funzionano bene nelle fistole comuni possono essere controproducenti nel Crohn, causando ferite che non guariscono e danni irreversibili agli sfinteri
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Il trattamento richiede un approccio combinato medico-chirurgico, non solo chirurgico
Come si manifesta:
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Ascessi perianali complessi e ricorrenti
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Fistole multiple o ramificate
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Ulcere perianali e perineali profonde
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Fistole rettovaginali (comunicazione anomala tra retto e vagina)
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Stenosi del canale anale
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Marische (escrescenze cutanee) infiammate e dolenti

Figura 2. Il percorso terapeutico della fistola perianale da Crohn in tre fasi. A differenza della fistola comune, quella da Crohn richiede sempre un approccio combinato medico-chirurgico: prima il controllo dell'infezione con drenaggio e setone (chirurgo), poi lo spegnimento dell'infiammazione con farmaci biologici (gastroenterologo), infine la riparazione definitiva con tecniche che preservano la continenza (insieme). Le tecniche chirurgiche aggressive possono causare danni irreversibili agli sfinteri.
L'approccio terapeutico: chirurgo e gastroenterologo insieme
Il trattamento del Crohn perianale è l'esempio più chiaro di come la collaborazione tra chirurgo e gastroenterologo sia indispensabile.
Primo passo — Controllare l'infezione: se è presente un ascesso, il chirurgo lo drena e posiziona un setone drenante (un filo che mantiene aperto il tragitto, permettendo al pus di defluire continuamente). Questo passaggio è fondamentale: iniziare i farmaci biologici in presenza di un'infezione non drenata è inefficace e potenzialmente pericoloso.
Secondo passo — Spegnere l'infiammazione: una volta controllata la sepsi, il gastroenterologo avvia la terapia con farmaci biologici (tipicamente anti-TNF). In pazienti selezionati la combinazione setone + biologici ha dimostrato i migliori risultati in termini di guarigione e prevenzione delle recidive. Uno studio multicentrico recente ha tuttavia suggerito che il beneficio aggiuntivo del setone potrebbe essere più evidente nei pazienti con ascessi, aprendo un dibattito ancora in corso.
Terzo passo — Riparazione chirurgica: quando l'infiammazione è sotto controllo e la fistola è "matura", il chirurgo può procedere alla chiusura definitiva con tecniche che preservano la continenza:
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Lembo di avanzamento endorettale
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Tecnica LIFT
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VAAFT (Video-Assisted Anal Fistula Treatment)
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Iniezione di cellule mesenchimali (raccomandata dalle linee guida ASCRS specificamente per le fistole da Crohn refrattarie)
Nei casi più gravi: quando la malattia perianale è devastante e refrattaria a tutti i trattamenti, può essere necessaria una deviazione fecale temporanea (stomia) per mettere a riposo la zona e permettere la guarigione. Nei casi estremi, la rimozione del retto con stomia permanente può essere l'unica opzione per restituire al paziente una qualità di vita accettabile.
Il Crohn perianale isolato: un recente consenso internazionale pubblicato su Lancet Gastroenterology & Hepatology (2025) ha proposto criteri diagnostici specifici per il Crohn perianale che si presenta senza malattia intestinale evidente. Questa condizione riguarda circa l'11,5% dei pazienti con Crohn e richiede una particolare attenzione diagnostica: ascessi e fistole perianali ricorrenti, soprattutto in pazienti giovani, devono far sospettare un Crohn anche in assenza di sintomi intestinali.
→ Per approfondire le tecniche chirurgiche: Fistola Anale: la terapia chirurgica
Quando interviene il chirurgo
Il ruolo del chirurgo nel Morbo di Crohn è tradizionalmente limitato al trattamento delle complicanze che non rispondono alla terapia medica. Tuttavia, come vedremo, questa visione sta cambiando.
Quando è necessario un intervento urgente:
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Ostruzione intestinale acuta (vomito, impossibilità di evacuare)
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Perforazione intestinale con peritonite
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Sanguinamento massivo non controllabile
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Ascesso pelvico non drenabile
Quando si programma un intervento:
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Stenosi intestinali sintomatiche che non rispondono alla dilatazione endoscopica
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Fistole complesse (tra anse intestinali, verso la vescica, la vagina o la cute)
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Ascessi intra-addominali non trattabili con drenaggio radiologico
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Malattia refrattaria a tutte le terapie disponibili con sintomi invalidanti
Cosa fa il chirurgo:
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Resezione intestinale: rimozione del tratto malato e ricongiunzione dei monconi sani. Il chirurgo rimuove solo il tratto strettamente necessario, conservando il più possibile di intestino
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Stricturoplastica: allargamento di una stenosi senza rimuovere intestino
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Drenaggio di ascessi: per via radiologica o chirurgica
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Trattamento di fistole perianali: drenaggio, setone, tecniche mininvasive (→ vedi sezione precedente)
Un punto importante: la chirurgia nel Morbo di Crohn non è curativa in senso definitivo: la malattia può ripresentarsi in altre sedi. Senza una terapia preventiva dopo l'intervento, la recidiva è frequente. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, dopo la chirurgia viene impostata una terapia medica di mantenimento che riduce significativamente il rischio di recidiva.
La chirurgia precoce: non solo un'ultima risorsa
Per molto tempo operare un paziente con Crohn è stato considerato un fallimento della terapia medica. Lo studio LIR!C, il più importante trial randomizzato sull'argomento, ha cambiato questa prospettiva.
Lo studio ha confrontato la resezione laparoscopica con l'infliximab in pazienti con Crohn limitato all'ultima parte dell'intestino tenue, che non rispondevano alle terapie convenzionali. I risultati, seguiti per oltre dieci anni, sono stati significativi:
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A 5 anni, circa 4 pazienti operati su 10 non avevano avuto bisogno di alcuna terapia aggiuntiva, e 3 su 4 non avevano mai avuto bisogno di farmaci biologici
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Nel gruppo trattato con infliximab, quasi 1 paziente su 2 aveva comunque dovuto essere operato entro 5 anni
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La qualità di vita era comparabile tra i due gruppi
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I costi complessivi erano inferiori nel gruppo chirurgico
Questi dati non significano che tutti i pazienti debbano essere operati precocemente. Significano che, in pazienti selezionati con malattia localizzata, la chirurgia può essere una scelta strategica e non solo un'ultima risorsa. La decisione va presa caso per caso, insieme al gastroenterologo e al chirurgo.

Figura 3. Il ruolo della chirurgia nel Morbo di Crohn. La chirurgia non è curativa ma è necessaria per trattare complicanze che non rispondono alla terapia medica. Lo studio LIR!C ha dimostrato che in pazienti selezionati con malattia limitata all'ileo terminale, la resezione chirurgica precoce può offrire risultati comparabili ai farmaci biologici, con il 40% dei pazienti liberi da terapia aggiuntiva a 5 anni.
Il ruolo del microbiota intestinale
Il microbiota intestinale è profondamente alterato nel Morbo di Crohn. I pazienti presentano una riduzione della diversità batterica, con diminuzione dei batteri che producono butirrato (un nutriente fondamentale per la mucosa intestinale) e aumento di batteri potenzialmente dannosi.
Questa alterazione non è solo una conseguenza della malattia: contribuisce attivamente a mantenerla, compromettendo la barriera intestinale e alimentando l'infiammazione.
Cosa si sta studiando:
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Il trapianto di microbiota fecale ha mostrato risultati preliminari nel Crohn, ma i dati sono ancora insufficienti per raccomandarlo nella pratica clinica
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Probiotici specifici sono oggetto di studio, ma al momento non esistono evidenze solide per raccomandarne l'uso routinario nel Crohn
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La composizione del microbiota prima dell'intervento chirurgico potrebbe predire il rischio di recidiva post-operatoria
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Strategie dietetiche mirate a favorire la crescita dei batteri protettivi sono un'area di ricerca promettente
→ Per approfondire: Il Microbiota Intestinale
Il ruolo della dieta e dell'alimentazione
L'alimentazione non causa il Morbo di Crohn, ma può influenzare significativamente i sintomi e il decorso della malattia.
Cosa è dimostrato:
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La dieta mediterranea è associata a un miglior controllo dei sintomi e a una riduzione dell'infiammazione
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La nutrizione enterale esclusiva (una dieta liquida specifica) può indurre la remissione, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, con efficacia paragonabile ai cortisonici
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La dieta di esclusione per il Crohn (CDED), sviluppata dal Prof. Arie Levine, ha mostrato risultati promettenti in associazione alla nutrizione enterale parziale
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Gli alimenti ultra-processati e le bevande zuccherate possono peggiorare l'infiammazione
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Le carenze nutrizionali (ferro, vitamina B12, vitamina D, zinco) sono frequenti e vanno monitorate e corrette
Cosa non è dimostrato:
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Non esiste una dieta universale per il Crohn
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Le diete di eliminazione generiche non sono raccomandate di routine
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I "rimedi naturali" e gli integratori pubblicizzati online non hanno, nella maggior parte dei casi, evidenze scientifiche
Il consiglio pratico: durante le riacutizzazioni, un'alimentazione semplice e facilmente digeribile può ridurre i sintomi. Nelle fasi di remissione, una dieta varia e ricca di fibre (introdotte gradualmente) è generalmente ben tollerata. Un nutrizionista esperto in MICI è una risorsa preziosa.
Domande frequenti
Quali sono i sintomi del Morbo di Crohn a livello anale?
I sintomi perianali del Crohn comprendono: dolore persistente nella zona anale (non solo durante la defecazione), gonfiore o noduli ricorrenti vicino all'ano, fuoriuscita di pus o siero dalla cute perianale, ragadi in posizione atipica (laterali, multiple o che non guariscono), perdite di muco o materiale fecale. In alcuni pazienti, questi sintomi precedono di mesi o anni la diagnosi di Morbo di Crohn intestinale. Per questo motivo, ascessi anali ricorrenti o fistole complesse in un giovane adulto devono sempre far sospettare un Crohn.
Come si capisce se una fistola anale è dovuta al Morbo di Crohn e non è una fistola "normale"?
Alcuni elementi fanno sospettare un'origine da Crohn: fistole multiple o ramificate, tragitti complessi che attraversano gli sfinteri in modo atipico, ascessi ricorrenti nella stessa zona o in sedi diverse, ragadi laterali o multiple, cute perianale ispessita e violacea ("pelle d'elefante"), ulcere profonde nel canale anale, e soprattutto la mancata guarigione dopo interventi chirurgici standard. Se il proctologo sospetta un Crohn, richiederà esami specifici (colonscopia con biopsie, RM pelvica, esami del sangue) per confermare la diagnosi.
Cosa esce da una fistola da Morbo di Crohn?
Dalla fistola fuoriesce tipicamente materiale purulento (pus) di colore giallastro o verdastro, spesso maleodorante, talvolta misto a sangue. Nelle fasi di relativa quiescenza le perdite possono essere sierose (liquido chiaro o rosato). A differenza della fistola comune, nella fistola da Crohn le perdite tendono ad essere più abbondanti, persistenti e provenienti da più aperture cutanee. Le perdite sporcano la biancheria e mantengono la zona costantemente umida e irritata.
Qual è l'esame più indicato per studiare le fistole nel Morbo di Crohn?
La Risonanza Magnetica (RM) della pelvi è l'esame di riferimento. Fornisce una mappa dettagliata dei tragitti fistolosi, degli ascessi e dei rapporti con gli sfinteri anali, informazioni indispensabili per pianificare il trattamento. La RM viene ripetuta anche durante il follow-up per valutare la risposta alla terapia. Durante l'intervento, la VAAFT (Video-Assisted Anal Fistula Treatment) permette di esplorare i tragitti dall'interno, identificando ramificazioni non visibili nemmeno alla RM.
Mi hanno messo un setone nella fistola: a cosa serve e quanto tempo devo tenerlo?
Il setone è un filo chirurgico che viene fatto passare attraverso il tragitto della fistola. Ha due funzioni fondamentali: mantiene aperto il drenaggio impedendo che si riformi un ascesso, e prepara la fistola al trattamento definitivo. Nel Crohn il setone ha un ruolo ancora più importante che nelle fistole comuni: permette di controllare l'infezione locale prima di iniziare i farmaci biologici (che non vanno mai avviati con un'infezione attiva non drenata). Il tempo di permanenza varia da settimane a mesi, a seconda della risposta alla terapia medica. Convivere con il setone può essere fastidioso, ma è un passaggio cruciale per il successo del trattamento.
Mi hanno parlato di terapia biologica per la fistola: come funziona?
I farmaci biologici (in particolare gli anti-TNF come infliximab) agiscono "spegnendo" l'infiammazione che alimenta la fistola dall'interno. Vengono avviati dopo che il chirurgo ha drenato l'infezione e posizionato il setone. La combinazione setone + biologici è oggi considerata l'approccio più efficace per le fistole perianali da Crohn: permette la chiusura della fistola in circa la metà dei pazienti. La terapia richiede tempo (mesi) e un monitoraggio regolare con RM per valutare la risposta.
Cosa sono le cellule staminali per le fistole da Crohn?
Le cellule staminali mesenchimali (derivate dal tessuto adiposo) rappresentano una terapia innovativa specificamente studiata per le fistole perianali da Crohn che non rispondono ai trattamenti convenzionali. Vengono iniettate direttamente nel tragitto fistoloso dopo averlo ripulito chirurgicamente. Le linee guida internazionali le raccomandano per le fistole da Crohn refrattarie, con tassi di guarigione del 50-83%. Si tratta di una terapia sicura perché utilizza materiale biologico, ma è disponibile solo in centri specializzati.
La fistola da Crohn può guarire definitivamente?
La guarigione è possibile ma non garantita. Con l'approccio combinato moderno (drenaggio chirurgico + biologici + eventuale riparazione chirurgica), circa la metà dei pazienti ottiene la chiusura della fistola. Tuttavia, le recidive sono più frequenti rispetto alle fistole comuni, perché la malattia di base può riattivarsi. Per questo motivo il follow-up a lungo termine è essenziale, e la terapia medica di mantenimento gioca un ruolo fondamentale nel prevenire le ricadute.
Rischio l'incontinenza con gli interventi per fistola da Crohn?
Questo è un aspetto cruciale. Le tecniche chirurgiche aggressive (come la fistulotomia) che si usano per le fistole comuni sono controindicate nel Crohn perché il rischio di incontinenza è molto più alto: i tessuti sono infiammati, fragili, e spesso sono presenti tragitti multipli. Per questo motivo si utilizzano esclusivamente tecniche che preservano gli sfinteri: setone drenante a lungo termine, lembo di avanzamento, LIFT, VAAFT, iniezione di cellule staminali. L'obiettivo è sempre chiudere la fistola senza compromettere la continenza.
Posso avere il Morbo di Crohn solo a livello anale, senza sintomi intestinali?
Sì, è possibile e non è raro. Il Crohn perianale può essere la prima e unica manifestazione della malattia per mesi o anni. Circa il 3-5% dei pazienti che si presentano con un primo ascesso anale riceverà successivamente una diagnosi di Morbo di Crohn. Per questo motivo, in caso di ascessi ricorrenti, fistole complesse o ragadi atipiche, il proctologo può consigliare una colonscopia con biopsie e accertamenti gastroenterologici anche in assenza di sintomi intestinali.
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