Dott. Antonio Daffinà
proctologoaroma.it

Ragade anale: cause, sintomi e quando operare
La terapia medica risolve la maggior parte dei casi
A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione3 aprile 2026
Quello che devi sapere subito
Sentire un dolore acuto e persistente all'ano durante e dopo la defecazione, a volte con tracce di sangue, è un'esperienza che genera forte ansia. Nella maggior parte dei casi la causa è una ragade anale.
La buona notizia: con una terapia medica corretta e tempestiva, la ragade guarisce completamente senza bisogno di chirurgia nella grande maggioranza dei casi.
Punti chiave:
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La ragade acuta guarisce nel 90-95% dei casi con sole misure conservative (semicupi, fibre, regolarizzazione dell'alvo) [1]
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La ragade cronica risponde alla terapia medica nel 50-90% dei casi, a seconda del trattamento utilizzato [2-3]
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La chirurgia è indicata solo dopo fallimento documentato della terapia medica (almeno 6-8 settimane) o in presenza di cause meccaniche persistenti
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Nel 10-15% dei casi la ragade è mantenuta da una causa meccanica locale (papilla ipertrofica, pseudopolipo) che richiede rimozione chirurgica
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Il dolore, anche se intenso, non indica gravità: è dovuto allo spasmo riflesso dello sfintere, non alle dimensioni della lesione
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La ragade non evolve in tumore
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica specialistica. In caso di sintomi, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista.
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Quanto è frequente la ragade anale?
La ragade anale è una delle cause più comuni di dolore anale. Può comparire a qualsiasi età ed è frequentemente associata a stipsi o difficoltà evacuative. Colpisce entrambi i sessi, con prevalenza diversa in rapporto all'età.
Una recente review su Gastroenterology (2025) conferma che la ragade anale è la seconda causa più comune di sintomi anorettali dopo le emorroidi, con una prevalenza stimata dell'11% nella popolazione generale. [4]

Figura 1: La ragade si presenta come una fissurazione lineare del canale anale (freccia rossa) facilmente dimostrabile nel corso della visita proctologica che deve essere effettuata con delicatezza per evitare di provocare vivo dolore.
Cos’è in realtà una ragade anale
La ragade non è semplicemente una "ferita", ma il risultato di più fattori che agiscono insieme:
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Trauma meccanico da feci dure (o diarrea irritante)
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Ipertono dello sfintere anale interno (contrazione eccessiva del muscolo)
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Ridotto afflusso di sangue alla parete del canale anale
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Anomalie anatomiche locali (papille ipertrofiche, pseudopolipi)
Questi fattori creano un circolo vizioso: il dolore provoca spasmo sfinteriale → lo spasmo riduce l'afflusso di sangue → la ridotta vascolarizzazione rallenta la guarigione → la lesione persistente continua a causare dolore.
Comprendere questo meccanismo è fondamentale: il trattamento deve interrompere il circolo vizioso, non solo "medicare la ferita".
Sintomi: come riconoscerla
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Dolore acuto durante la defecazione
Spesso descritto come trafittivo, "a taglio", "come una lama".
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Dolore persistente dopo la defecazione
Può durare da minuti a ore. È il sintomo più invalidante.
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Piccole perdite di sangue rosso vivo
Sulla carta igienica o sulle feci. Comune nella ragade acuta, meno in quella cronica.
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Sensazione di spasmo o contrazione anale
Il paziente avverte che "l'ano si chiude" dopo l'evacuazione.
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Paura di evacuare
Il paziente tende a rimandare la defecazione per evitare il dolore, aggravando la stipsi e peggiorando la situazione.
Nota importante: il dolore è spesso sproporzionato rispetto alle dimensioni della lesione. Una ragade di pochi millimetri può causare un dolore invalidante. Questo non indica gravità, ma riflette la ricchezza di terminazioni nervose del canale anale e il meccanismo dello spasmo ischemico.
Le diverse forme di ragade
Ragade acuta
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Insorge improvvisamente, spesso dopo un episodio di stipsi o diarrea
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Margini netti, fondo roseo
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Risponde prontamente alla terapia conservativa
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Guarisce nel 90-95% dei casi con sole misure di base [1]
Ragade cronica
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Persiste oltre 6-8 settimane nonostante il trattamento
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Può associarsi a emorroide sentinella esterna e papilla ipertrofica interna
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Margini fibrotici, ispessiti (il cosiddetto "callo")
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Richiede terapie più specifiche (calcio-antagonisti topici, dilatatori anali)
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Tassi di guarigione del 50-90% con terapia medica adeguata [2-3]
Ragade da causa meccanica persistente
In circa il 10-15% dei casi, la ragade è mantenuta da una struttura anatomica che migra nel canale anale durante la defecazione, traumatizzando ripetutamente la parete:
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Papilla anale ipertrofica
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Polipo della giunzione anorettale
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Esito peduncolato di una trombosi emorroidaria interna
In questi casi, la terapia topica può ridurre temporaneamente i sintomi, ma non può guarire la lesione se la causa meccanica non viene rimossa. Uno studio ha dimostrato che la rimozione delle papille ipertrofiche durante la chirurgia migliora significativamente la soddisfazione del paziente (89% vs 64%). [5]
Il riconoscimento di questa condizione è fondamentale per evitare trattamenti inefficaci e prolungati.

Figura 2: Immagine operatoria. La profonda ragade anale della parete posteriore del canale anale è causata da uno pseudopolipo (in questo caso una papilla anale ipertrofica) che migra nel canale anale durante la defecazione e lesiona la parete, provocando la formazione della ragade.
Come si cura la ragade anale
La terapia si basa su tre pilastri fondamentali, che devono essere affrontati contemporaneamente:
1. Igiene locale accurata
Semicupi in acqua tiepida (10-15 minuti, 2-3 volte al giorno, soprattutto dopo la defecazione). Rilassano lo sfintere e favoriscono l'igiene.
2. Regolarizzazione dell'alvo
Le feci devono essere morbide e formate. La stipsi va corretta con fibre (psillio, glucomannano), adeguata idratazione (almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno) e, se necessario, lassativi osmotici. Anche la diarrea va trattata, poiché le feci liquide irritano la lesione.
3. Riduzione dell'ipertono sfinteriale
Mediante terapie topiche specifiche (calcio-antagonisti, nitrati) e/o dilatatori anali progressivi.
A questi si aggiunge il trattamento topico specifico, che deve proteggere la lesione e favorirne la guarigione.
Terapia topica: cosa funziona davvero
Molti pazienti arrivano alla visita specialistica dopo aver utilizzato per settimane o mesi prodotti da banco inefficaci. È importante sapere quali trattamenti sono supportati dall'evidenza scientifica.
Trattamenti con efficacia dimostrata
Calcio-antagonisti topici (diltiazem 2%, nifedipina 0.2-0.5%)
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Riducono il tono sfinteriale e migliorano la vascolarizzazione locale
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Tassi di guarigione del 67-90% nelle ragadi croniche [2-3]
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Sono attualmente considerati il trattamento topico di prima scelta
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Una network meta-analysis del 2025 ha confermato che la nifedipina topica ha il più alto tasso di guarigione tra i trattamenti medici [2]
Nitrati topici (nitroglicerina 0.2-0.4%)
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Efficaci, ma con tassi di guarigione inferiori ai calcio-antagonisti
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Frequenti effetti collaterali: cefalea nel 20-30% dei pazienti [1][3]
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Opzione di seconda linea
Trattamenti con razionale clinico ma evidenza limitata
Nella mia esperienza clinica, il trattamento combinato con prodotti che "proteggono" la lesione insieme ad agenti con azione detergente e antibatterica blanda è efficace in oltre il 90% dei casi. Utilizzo preparati galenici contenenti:
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Ossido di zinco o sucralfato: creano una barriera protettiva
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Olio ozonizzato: la lenta liberazione di ossigeno esercita un effetto detergente, antibatterico e antimicotico, senza interferire con i processi riparativi
Questa combinazione si basa su evidenze indirette: una revisione sistematica del 2023 ha dimostrato che l'ozono topico accelera la guarigione delle ferite cutanee di circa una settimana, e gli oli ozonizzati hanno dimostrato proprietà battericide e capacità di stimolare la proliferazione dei fibroblasti. [6-8]
Trattamenti da evitare o usare con cautela
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Cortisonici topici: possono dare sollievo temporaneo ma ritardano la guarigione e, se usati a lungo, possono mascherare complicanze (ascessi)
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Anestetici locali: utili per il sollievo sintomatico a breve termine, ma non curativi e potenzialmente sensibilizzanti
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Prodotti da banco generici: la maggior parte non ha efficacia dimostrata sulla ragade cronica

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Il ruolo dei Dilatatori Anali
Quando l'ipertono sfinteriale è significativo, la sua correzione è fondamentale per permettere la guarigione.
Nella mia esperienza, l'uso di dilatatori anali progressivi (come il sistema Dilatan®), se correttamente spiegato al paziente e altrettanto correttamente eseguito, è altamente efficace.
Cosa dice la letteratura:
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Uno studio prospettico ha mostrato tassi di guarigione del 61.5% con i soli dilatatori anali [9]
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La combinazione nitroglicerina + dilatatori criotermici ha mostrato tassi di guarigione dell'87.5% a 2 anni, superiori alla sola nitroglicerina (56.2%) o ai soli dilatatori (62.5%) [10]
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Un altro studio ha confermato che la combinazione nitroglicerina + dilatatori è più efficace della sola nitroglicerina (83.3% vs 60% a 1 anno) [11]
Come si utilizzano:
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Si inizia con il dilatatore di calibro minore
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Si inserisce delicatamente, ben lubrificato, dopo un semicupio caldo
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Si mantiene in sede per alcuni minuti
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Si progredisce gradualmente ai calibri successivi
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La procedura va eseguita quotidianamente
Regola fondamentale: la dilatazione deve essere graduale e mai dolorosa. Se si avverte dolore, significa che si sta procedendo troppo velocemente.
Tossina Botulinica: un'opzione intermedia
Per i pazienti che non rispondono alla terapia topica ma desiderano evitare la chirurgia, la tossina botulinica rappresenta un'opzione intermedia.
L'iniezione nello sfintere anale interno provoca un rilassamento muscolare temporaneo (3-4 mesi), riducendo l'ipertono e favorendo la guarigione.
Efficacia: tassi di guarigione del 60-80%, simili ai trattamenti topici [1]
Effetti collaterali: incontinenza transitoria (soprattutto ai gas) nel 5% dei casi [1]
Recidive: fino al 42% dei casi, ma i pazienti possono essere ritrattati [1]
Indicazioni:
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Fallimento della terapia topica dopo 6-8 settimane
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Pazienti che rifiutano o hanno controindicazioni alla chirurgia
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Pazienti ad alto rischio di incontinenza post-sfinterotomia
Quando considerare la chirurgia
La chirurgia della ragade è descritta fin dall'antichità, ma oggi l'indicazione è molto più selettiva.
L'intervento può essere preso in considerazione quando:
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La lesione è cronicizzata e fibrotica (presenza di "callo")
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È presente un fattore meccanico persistente (papilla ipertrofica, pseudopolipo)
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Il dolore compromette significativamente la qualità di vita
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Un ciclo terapeutico adeguato (almeno 6-8 settimane) si è dimostrato inefficace
La decisione non è automatica ma personalizzata.
Opzioni chirurgiche
Sfinterotomia Laterale Interna (LIS)
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L'intervento più efficace: tassi di guarigione del 93-98% [12-13]
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Consiste nella sezione parziale dello sfintere anale interno
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Rischio di alterazioni della continenza (soprattutto ai gas) nel 10-30% a lungo termine [1][13]
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Le linee guida ASCRS 2023 raccomandano la sfinterotomia "tailored" (limitata all'apice della ragade) per ridurre questo rischio [14]
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Una meta-analysis del 2023 ha confermato che la tecnica chiusa e quella aperta hanno efficacia equivalente [15]
Escissione della ragade con rimozione della causa meccanica
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Indicata quando la ragade è mantenuta da papilla ipertrofica o pseudopolipo
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Non richiede sezione dello sfintere
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Preserva completamente la continenza
Lembo di avanzamento anocutaneo
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Per pazienti ad alto rischio di incontinenza
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Copertura della ragade con un lembo di cute perianale
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Senza sezione dello sfintere [14]
Quando sconsiglio l’intervento
Considero l'intervento chirurgico controindicato o da valutare con estrema cautela quando sono presenti:
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Ragadi anteriori nella donna: la parete anteriore è più sottile e vulnerabile
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Pregressi interventi per fistola anale
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Pregresse lacerazioni da parto
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Pregressi interventi di chirurgia bariatrica
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Sospetto di patologie diverse dalla semplice ragade (Crohn, neoplasie, infezioni specifiche)
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Alterazioni della coordinazione muscolare (discinesia addomino-pelvica, sindrome del puborettale)
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Importanti problematiche psicologiche o malattie neurodegenerative
In questi casi può essere necessario eseguire esami specifici (manometria anorettale, defecografia) per valutare la funzione sfinteriale e definire la strategia più appropriata.
Errori frequenti nella gestione della ragade
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Prolungare terapie topiche inefficaci senza rivalutazione specialistica
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Non identificare una causa meccanica (papilla ipertrofica, pseudopolipo)
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Proporre la chirurgia troppo precocemente, senza un adeguato ciclo di terapia medica
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Confondere la ragade con le emorroidi, che possono coesistere ma richiedono un approccio diverso
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Usare cortisonici topici a lungo termine, che ritardano la guarigione
Possibili complicanze
La ragade anale non evolve in tumore. Tuttavia, alcune lesioni tumorali o pre-tumorali del canale anale possono inizialmente simulare una ragade. Per questo motivo, una ragade che non guarisce nonostante un trattamento adeguato deve essere valutata da uno specialista.
Una complicanza possibile, non frequente ma clinicamente rilevante, è lo sviluppo di un ascesso nello spazio intersfinterico, che può evolvere in fistola anale. Questa evoluzione può essere favorita o mascherata dall'uso prolungato di prodotti topici contenenti cortisonici.

Figura 3: Ragade anale posteriore con ascesso nello spazio intersfinterico che si è fistolizzato a ridosso del margine anale. Presenza di pus a livello dell'orifizio esterno della fistola. È possibile che una parte degli ascessi e fistole perianali a ferro di cavallo abbiano questa origine.
Conclusioni
La ragade anale è una patologia frequente ma eterogenea nelle sue cause.
La chiave del successo terapeutico non è scegliere tra terapia medica e chirurgica, ma identificare correttamente la causa e affrontare tutti i fattori che impediscono la guarigione: igiene, regolarità dell'alvo, ipertono sfinteriale, eventuali cause meccaniche.
Nella maggior parte dei casi la terapia conservativa è sufficiente, con tassi di guarigione che possono raggiungere l'85-90% quando il trattamento è correttamente impostato e seguito.
Quando correttamente indicata, la chirurgia è altamente efficace. Per questo motivo, una valutazione specialistica accurata è fondamentale per scegliere il trattamento più appropriato.

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Domande frequenti
Sulla natura della ragade
Come faccio a capire se ho una ragade o le emorroidi?
Entrambe le condizioni possono causare dolore e sanguinamento, ma hanno caratteristiche diverse. La ragade provoca tipicamente un dolore acuto, trafittivo, che compare durante la defecazione e persiste per minuti o ore dopo. Il sanguinamento è di solito modesto, con tracce di sangue rosso vivo sulla carta igienica. Le emorroidi causano più spesso sanguinamento abbondante (gocciolamento o spruzzi nel water), prurito e sensazione di prolasso, mentre il dolore intenso è tipico solo della trombosi emorroidaria. Le due condizioni possono coesistere: una valutazione specialistica permette di distinguerle e trattarle correttamente.
La ragade può trasformarsi in tumore?
No, la ragade anale non evolve in tumore. Tuttavia, alcune lesioni tumorali o pre-tumorali del canale anale possono inizialmente simulare una ragade. Per questo motivo, una ragade che non guarisce nonostante un trattamento adeguato, o che presenta caratteristiche atipiche (margini irregolari, indurimento, sanguinamento anomalo), deve essere valutata da uno specialista ed eventualmente sottoposta a biopsia.
Perché la ragade fa così male se è una lesione così piccola?
Il dolore della ragade è sproporzionato rispetto alle sue dimensioni per diversi motivi. Il canale anale è una zona ricchissima di terminazioni nervose sensitive. Inoltre, la ragade innesca uno spasmo riflesso dello sfintere anale interno che comprime i vasi sanguigni, riducendo l'apporto di ossigeno alla lesione e causando un dolore ischemico che può durare ore. Questo circolo vizioso (dolore → spasmo → ischemia → dolore) spiega perché il trattamento deve mirare anche a ridurre l'ipertono sfinteriale.
Sulla terapia
Quanto tempo ci vuole per guarire da una ragade?
Dipende dal tipo di ragade. Una ragade acuta, trattata correttamente, può guarire in 2-4 settimane. Una ragade cronica richiede tempi più lunghi, generalmente 6-12 settimane di terapia costante. È importante non interrompere il trattamento appena il dolore migliora: la guarigione completa della lesione richiede più tempo della scomparsa dei sintomi.
Posso curarmi da solo con prodotti da banco?
Per le ragadi acute lievi, le misure di base (semicupi tiepidi, fibre, idratazione, igiene accurata) possono essere sufficienti. Tuttavia, la maggior parte dei prodotti da banco (creme antiemorroidarie generiche, anestetici locali) non ha efficacia dimostrata sulla ragade e può ritardare la guarigione o mascherare complicanze. Se i sintomi persistono oltre 1-2 settimane, è consigliabile una valutazione specialistica per impostare una terapia mirata.
Le creme al cortisone sono utili per la ragade?
No, i cortisonici topici sono generalmente sconsigliati per la ragade anale. Possono dare un sollievo temporaneo riducendo l'infiammazione, ma rallentano i processi di guarigione tissutale. L'uso prolungato può inoltre assottigliare la cute, favorire infezioni e mascherare complicanze come la formazione di ascessi. I trattamenti topici con efficacia dimostrata sono i calcio-antagonisti (diltiazem, nifedipina) e, in seconda linea, i nitrati (nitroglicerina).
I dilatatori anali fanno male?
Se utilizzati correttamente, i dilatatori anali non devono causare dolore. La dilatazione deve essere graduale, iniziando dal calibro più piccolo e progredendo lentamente. Il dilatatore va inserito dopo un semicupio caldo (che rilassa lo sfintere), ben lubrificato, e mantenuto in sede per pochi minuti. Se si avverte dolore significativo, significa che si sta procedendo troppo velocemente o che il calibro è inadeguato. È fondamentale ricevere istruzioni dettagliate dal proprio chirurgo prima di iniziare.
Cosa succede se non curo la ragade?
Una ragade non trattata può cronicizzare, sviluppando margini fibrotici (il cosiddetto "callo") che rendono la guarigione spontanea sempre più improbabile. Il dolore cronico può portare a evitare la defecazione, peggiorando la stipsi e instaurando un circolo vizioso. In rari casi, una ragade cronica può complicarsi con la formazione di un ascesso nello spazio intersfinterico, che può evolvere in fistola anale.
Sulla chirurgia
L'intervento per la ragade è doloroso?
L'intervento viene eseguito in anestesia (spinale o generale), quindi non si avverte dolore durante la procedura. Nel post-operatorio, il dolore è generalmente moderato e ben controllabile con comuni analgesici. Molti pazienti riferiscono che il dolore post-operatorio è inferiore a quello che provavano prima dell'intervento a causa della ragade stessa. La ripresa delle normali attività avviene in genere entro 1-2 settimane.
Dopo l'intervento rischio l'incontinenza?
La sfinterotomia laterale interna comporta un rischio di alterazioni della continenza che può raggiungere il 10-30% dei casi a lungo termine, soprattutto per quanto riguarda il controllo dei gas e delle feci liquide. Per questo motivo, l'intervento viene proposto solo dopo fallimento della terapia medica e viene eseguito con tecnica "tailored" (limitata all'apice della ragade) per minimizzare questo rischio. Nei pazienti ad alto rischio (donne con pregresse lacerazioni da parto, pazienti con pregressi interventi sfinteriali), si preferiscono tecniche alternative come il lembo di avanzamento.
La ragade può tornare dopo l'intervento?
Sì, le recidive sono possibili, con un'incidenza del 2-8% dopo sfinterotomia. Il rischio è maggiore se non vengono corretti i fattori predisponenti (stipsi, ipertono residuo) o se era presente una causa meccanica non identificata (papilla ipertrofica). Per questo motivo, anche dopo l'intervento è importante mantenere le buone abitudini: dieta ricca di fibre, adeguata idratazione, regolarità dell'alvo.
Domande pratiche
Posso fare attività fisica con una ragade?
L'attività fisica moderata è generalmente consentita e può essere benefica (migliora la motilità intestinale). Tuttavia, è consigliabile evitare attività che aumentano la pressione addominale (sollevamento pesi intenso) o che comportano sfregamento della zona anale (ciclismo prolungato) fino a guarigione. Camminare, nuotare e fare esercizi leggeri sono attività sicure.
Cosa posso mangiare? Ci sono cibi da evitare?
L'obiettivo è mantenere feci morbide e regolari. Sono consigliati: abbondante acqua (almeno 1.5-2 litri al giorno), fibre (frutta, verdura, cereali integrali, legumi), eventualmente integratori di fibre (psillio, glucomannano). Sono da limitare: cibi molto piccanti (possono irritare la lesione), alcol in eccesso (disidrata), cibi raffinati poveri di fibre. Non esistono cibi "proibiti" in assoluto, ma è importante evitare la stipsi.
Posso avere rapporti sessuali?
I rapporti vaginali non sono controindicati, anche se il dolore può limitare il desiderio. I rapporti anali sono fortemente sconsigliati fino a completa guarigione della ragade: il trauma meccanico impedirebbe la guarigione e potrebbe peggiorare la lesione. Dopo la guarigione, è consigliabile riprendere gradualmente, con adeguata lubrificazione.
Quanto dura una visita proctologica per la ragade? È dolorosa?
La visita dura in genere 15-20 minuti e comprende un colloquio (anamnesi) e un esame obiettivo. Il proctologo esperto sa che la ragade è dolorosa e conduce l'esame con delicatezza. L'ispezione esterna è indolore. L'esplorazione digitale, se necessaria, viene eseguita con cautela e può essere rimandata se il dolore è troppo intenso. In alcuni casi, la sola ispezione è sufficiente per la diagnosi.
Sono incinta e ho una ragade: cosa posso fare?
La ragade in gravidanza è relativamente frequente, favorita dalla stipsi e dalle modificazioni ormonali. Il trattamento in gravidanza si basa sulle misure conservative: semicupi tiepidi, fibre, idratazione, igiene accurata. I calcio-antagonisti topici (diltiazem, nifedipina) sono generalmente considerati sicuri in gravidanza, ma devono essere prescritti dal medico. La chirurgia viene rimandata al post-partum, salvo complicanze. Nella maggior parte dei casi, la ragade migliora o guarisce dopo il parto.
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