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Ragade anale: cause, sintomi e quando serve l’intervento chirurgico

La terapia medica risolve la maggior parte dei casi

A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione 5 marzo 2026

Sentire un dolore acuto e persistente all'ano, durante la defecazione e dopo, a volte accompagnato da piccole tracce di sangue, è un'esperienza che genera forte ansia.

Nella maggior parte dei casi, la causa è una ragade anale: una piccola lesione che, se trattata con una terapia medica corretta e tempestiva, guarisce completamente senza bisogno di chirurgia.

L'intervento è necessario solo in una minoranza di casi, quando il trattamento conservativo non è più sufficiente o quando è presente una causa meccanica che mantiene la lesione.

Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica specialistica. In caso di sintomi, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista.

Quanto è frequente la ragade anale?

La ragade anale è una delle cause più comuni di dolore anale. Può comparire a qualsiasi età ed è frequentemente associata a stipsi o a difficoltà evacuative. Colpisce entrambi i sessi con prevalenza diversa in rapporto all'età.

In sintesi clinica

  • La ragade è spesso causata da trauma evacuativo quasi sempre associato a stipsi o, meno frequentemente, a diarrea.

  • Il trattamento iniziale è conservativo: la terapia medica correttamente eseguita guarisce la grande maggioranza dei casi.

  • La chirurgia è indicata solo dopo fallimento documentato della terapia medica o in presenza di cause meccaniche persistenti.

  • Nel 10-15% dei casi la causa è meccanica locale persistente (papilla ipertrofica o pseudopolipo).

  • La corretta valutazione del paziente è decisiva per il successo terapeutico.

Fotografia di una ragade anale durante visita proctologica

Figura 1: La ragade si presenta come una fissurazione lineare del canale anale (freccia rossa) facilmente dimostrabile nel corso della visita proctologica che deve essere effettuata con delicatezza per evitare di provocare vivo dolore. 

Cos’è in realtà una ragade anale

La ragade non è semplicemente una “ferita”, ma il risultato di più fattori, spesso associati:

  • Trauma meccanico da feci dure

  • Aumento del tono dello sfintere anale interno (ipertono sfinteriale)

  • Ridotto afflusso di sangue alla parete del canale anale

  • Eventuali anomalie anatomiche locali (papille ipertrofiche, pseudopolipi)

 

Questi fattori contribuiscono a impedire la normale guarigione della lesione, creando un circolo vizioso: il dolore provoca spasmo sfinteriale, lo spasmo riduce l'afflusso di sangue, la ridotta vascolarizzazione rallenta la guarigione, e la lesione persistente continua a causare dolore.

Sintomi principali

  • Dolore acuto durante la defecazione: spesso descritto come trafittivo, puntorio.

  • Dolore persistente anche nelle ore successive: può durare da minuti ad ore.

  • Piccole perdite di sangue rosso vivo: comune nella ragade acuta, meno in quella cronica.

  • Sensazione di spasmo o contrazione anale

  • Paura di evacuare: il paziente tende a rimandare la defecazione per evitare il dolore, aggravando la stipsi.

Il dolore è spesso sproporzionato rispetto alle dimensioni della lesione ed è il sintomo che più frequentemente induce il paziente a rivolgersi al medico.

Le diverse forme di ragade

Ragade acuta

  • Insorge improvvisamente, spesso dopo un episodio di stipsi o diarrea

  • Presenta margini netti e fondo roseo

  • Risponde prontamente alla terapia conservativa

  • Guarisce nel 90-95% dei casi con soli semicupi, fibre e regolarizzazione dell'alvo (1)

 

Ragade cronica

  • Persiste oltre 6–8 settimane nonostante il trattamento

  • Può associarsi a emorroide sentinella esterna e papilla ipertrofica interna

  • Presenta margini fibrotici, ispessiti (Callum)

  • La terapia medica richiede approcci più specifici (calcio-antagonisti topici, dilatatori anali)

  • I tassi di guarigione con terapia medica variano dal 50% al 90% a seconda del trattamento utilizzato (2,3)

 

Ragade da causa meccanica persistente

Esiste una forma meno descritta ma non rara in cui la ragade è mantenuta da una causa meccanica locale.

In circa il 10–15% dei casi, una struttura anatomica che migra nel canale anale durante la defecazione provoca una lesione ripetuta della cute anale. Questa può essere rappresentata da:

  • una papilla anale ipertrofica (una piccola escrescenza della mucosa situata alla linea dentata)

  • un polipo della giunzione anorettale

  • l’esito peduncolato di una trombosi emorroidaria interna

 

Il meccanismo è quello di un'erosione ripetuta e continua nel tempo: ad ogni defecazione, la struttura migrante traumatizza la parete del canale anale, impedendo la guarigione.

In questi casi, la terapia topica può ridurre temporaneamente i sintomi, ma non può risolvere stabilmente la lesione se la causa meccanica non viene rimossa. Uno studio ha dimostrato che la rimozione delle papille ipertrofiche durante la chirurgia della ragade migliora significativamente la soddisfazione del paziente (89% vs 64%) (4).

Il riconoscimento di questa condizione è fondamentale per evitare trattamenti inefficaci e prolungati.

Fotografia operatoria di ragade anale da pailla anale ipertrofica con schema di orientamento

Figura 2: Immagine operatoria. La profonda ragade anale della parete posteriore del canale anale è causata da uno pseudopolipo (in questo caso una papilla anale ipertrofica) che migra nel canale anale durante la defecazione e lesiona la parete, provocando la formazione della ragade.

Come si cura la ragade anale

La terapia della ragade anale si basa su tre pilastri fondamentali, che devono essere affrontati contemporaneamente:
 

  1. Igiene locale accurata

  2. Regolarizzazione dell'alvo e consistenza delle feci

  3. Riduzione dell'ipertono sfinteriale


A questi si aggiunge il trattamento topico specifico, che deve proteggere la lesione e favorirne la guarigione.

Terapia Conservativa (prima scelta)

  • Regolarizzazione dell'alvo: le feci devono essere morbide e formate. La stipsi va corretta con fibre (psillio, glucomannano), adeguata idratazione e, se necessario, lassativi osmotici. Anche la diarrea va trattata, poiché le feci liquide irritano la lesione.

  • Semicupi in acqua tiepida: 10-15 minuti, 2-3 volte al giorno, soprattutto dopo la defecazione. Rilassano lo sfintere e favoriscono l'igiene.

  • Terapie topiche specifiche: calcio-antagonisti (diltiazem, nifedipina) o nitrati (nitroglicerina). Una network meta-analysis del 2025 ha confermato che la nifedipina topica ha il più alto tasso di guarigione tra i trattamenti medici (2).

  • Riduzione dell'ipertono sfinteriale: mediante dilatatori anali progressivi o, in casi selezionati, tossina botulinica.

  • Terapie attive sul microcircolo vascolare: flavonoidi e altri vasoprotettori possono avere un ruolo adiuvante.

Terapia topica: cosa funziona davvero

Molti pazienti arrivano alla visita specialistica dopo aver utilizzato per settimane o mesi prodotti da banco inefficaci. È importante sapere quali trattamenti sono supportati dall'evidenza scientifica.

Trattamenti con efficacia dimostrata:

  • Calcio-antagonisti topici (diltiazem 2%, nifedipina 0.2-0.5%): riducono il tono sfinteriale e migliorano la vascolarizzazione locale. Tassi di guarigione del 67-90% nelle ragadi croniche (2,3). Sono attualmente considerati il trattamento topico di prima scelta.

  • Nitrati topici (nitroglicerina 0.2-0.4%): efficaci, ma con tassi di guarigione inferiori ai calcio-antagonisti (48.9% vs 35.5% placebo) e frequenti effetti collaterali (cefalea nel 20-30% dei pazienti) (1,3).


Trattamenti con razionale clinico ma evidenza limitata:
Nella mia esperienza clinica, il trattamento combinato con prodotti che "proteggono" la lesione insieme ad agenti con azione detergente e antibatterica blanda è efficace in oltre il 90% dei casi. Nello specifico, utilizzo preparati galenici contenenti:

  • Ossido di zinco o sucralfato: creano una barriera protettiva sulla lesione

  • Olio ozonizzato: la lenta liberazione di atomi di ossigeno esercita un effetto detergente, antibatterico e antimicotico, senza interferire con i processi riparativi

Questa combinazione non è ancora validata da studi controllati specifici sulla ragade anale, ma si basa su evidenze indirette: una revisione sistematica del 2023 ha dimostrato che l'ozono topico accelera la guarigione delle ferite cutanee di circa una settimana (5), e gli oli ozonizzati hanno dimostrato proprietà battericide e capacità di stimolare la proliferazione dei fibroblasti (6,7).

Trattamenti da evitare o usare con cautela

  • Cortisonici topici: possono dare sollievo temporaneo ma ritardano la guarigione e, se usati a lungo, possono mascherare complicanze (ascessi)

  • Anestetici locali: utili per il sollievo sintomatico a breve termine, ma non curativi e potenzialmente sensibilizzanti

  • Prodotti da banco generici: la maggior parte non ha efficacia dimostrata sulla ragade cronica

Il Dott. Daffinà sorridente nel corridoio del reparto

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Il ruolo dei Dilatatori Anali

Quando l'ipertono sfinteriale è significativo, la sua correzione è fondamentale per permettere la guarigione. Nella mia esperienza, l'uso di dilatatori anali progressivi (come il sistema Dilatan®), se correttamente spiegato al paziente e altrettanto correttamente eseguito, è altamente efficace.

La letteratura supporta questo approccio:

  • Uno studio prospettico ha mostrato tassi di guarigione del 61.5% con i soli dilatatori anali (8)

  • La combinazione di nitroglicerina 0.25% + dilatatori criotermici ha mostrato tassi di guarigione dell'87.5% a 2 anni, superiori alla sola nitroglicerina (56.2%) o ai soli dilatatori (62.5%) (9)

  • Un altro studio ha confermato che la combinazione nitroglicerina + dilatatori è più efficace della sola nitroglicerina 0.4% (83.3% vs 60% a 1 anno) (10)

I dilatatori anali rappresentano quindi un'opzione terapeutica efficace, soprattutto quando combinati con il trattamento topico. Sono particolarmente indicati nei pazienti con ipertono sfinteriale documentato.

Come si utilizzano:

  1. Si inizia con il dilatatore di calibro minore

  2. Si inserisce delicatamente nel canale anale, lubrificato con gel

  3. Si mantiene in sede per alcuni minuti (secondo le indicazioni del chirurgo)

  4. Si progredisce gradualmente ai calibri successivi

  5. La procedura va eseguita quotidianamente, preferibilmente dopo il semicupio

  6. È fondamentale che il paziente riceva istruzioni dettagliate e comprenda che la dilatazione deve essere graduale e mai dolorosa.

Tossina Botulinica: un'opzione intermedia

Per i pazienti che non rispondono alla terapia topica ma desiderano evitare la chirurgia, la tossina botulinica rappresenta un'opzione intermedia.

L'iniezione di tossina botulinica nello sfintere anale interno provoca un rilassamento muscolare temporaneo (3-4 mesi), riducendo l'ipertono e favorendo la guarigione.

Efficacia:

  • Tassi di guarigione del 60-80%, simili ai trattamenti topici (1)

  • Possibilità di ritrattamento in caso di recidiva


Effetti collaterali:

  • Incontinenza transitoria (soprattutto ai gas) nel 5% dei casi (1)

  • Recidiva fino al 42% dei casi, ma i pazienti possono essere ritrattati (1)


Indicazioni:

  • Fallimento della terapia topica dopo 6-8 settimane

  • Pazienti che rifiutano o hanno controindicazioni alla chirurgia

  • Pazienti ad alto rischio di incontinenza post-sfinterotomia

Quando considerare la chirurgia

La chirurgia della ragade è descritta fin dall’antichità (Ippocrate, Celso, Avicenna, leggi la pagina sulla storia della proctologia), ma oggi l’indicazione è molto più selettiva.

L’intervento può essere preso in considerazione quando:

  • La lesione è cronicizzata e fibrotica (presenza di "callo" che impedisce la guarigione)

  • È presente un fattore meccanico persistente (papilla ipertrofica, pseudopolipo)

  • Il dolore compromette significativamente la qualità di vita

  • Un ciclo terapeutico adeguato (almeno 6-8 settimane) si è dimostrato inefficace

La decisione, quindi, non è automatica ma personalizzata.

Opzioni Chirurgiche:

Sfinterotomia Laterale Interna (LIS)

È l'intervento più efficace, con tassi di guarigione del 93-98% (11,12). Consiste nella sezione parziale dello sfintere anale interno per ridurre permanentemente il tono sfinteriale.

Tuttavia, comporta un rischio di incontinenza fecale (soprattutto ai gas e alle feci liquide) che può raggiungere il 10-30% dei pazienti a lungo termine (1,12). Per questo motivo, le linee guida ASCRS 2023 raccomandano di limitare la sfinterotomia all'apice della ragade (sfinterotomia "tailored") per ridurre questo rischio (13).

Escissione della ragade con rimozione della causa meccanica

Nei casi in cui la ragade è mantenuta da una papilla ipertrofica o uno pseudopolipo, l'intervento consiste nell'escissione della lesione fibrotica insieme alla rimozione della struttura migrante. Questo approccio non richiede la sezione dello sfintere e preserva completamente la continenza.

Lembo di avanzamento anocutaneo

Per i pazienti ad alto rischio di incontinenza (donne con pregresse lacerazioni da parto, pazienti con pregressi interventi sfinteriali), il lembo di avanzamento rappresenta un'alternativa alla sfinterotomia. Consiste nella copertura della ragade con un lembo di cute perianale, senza sezione dello sfintere (13).

Quando sconsiglio l’intervento

Considero l’intervento chirurgico controindicato quando sono presenti alcune condizioni che aumentano il rischio di sequele postoperatorie, come:

  • Ragadi anteriori nella donna: la parete anteriore del canale anale è più sottile e vulnerabile

  • Pregressi interventi per fistola anale

  • Pregresse lacerazioni da parto

  • Pregressi interventi di derivazione bilidigestiva (chirurgia bariatrica)

  • Sospetto di patologie diverse dalla semplice ragade (Crohn, neoplasie, infezioni specifiche)

  • Quando sono presenti alterazioni della coordinazione dei muscoli della defecazione (discinesia addomino-pelvica, sindrome del puborettale)

  • Importanti problematiche psicologiche o malattie neurodegenerative

 

In questi casi può essere necessario eseguire esami specifici (manometria anorettale, defecografia) per valutare la funzione degli sfinteri anali e definire la strategia terapeutica più appropriata.

Errori frequenti nella terapia

  • Prolungare terapie topiche inefficaci senza rivalutazione specialistica

  • Non identificare una causa meccanica (papilla ipertrofica, pseudopolipo)

  • Proporre la chirurgia troppo precocemente, senza un adeguato ciclo di terapia medica

  • Confondere la ragade con la malattia emorroidaria, che può coesistere ma richiede un approccio diverso

Possibili complicanze

La ragade anale non evolve in tumore. Tuttavia, in presenza di infezione da HPV, possono svilupparsi lesioni diverse che talvolta simulano una ragade e che richiedono una valutazione specialistica.

Una possibile complicanza, non frequente ma clinicamente rilevante, è lo sviluppo di un ascesso nello spazio intersfinterico, che può evolvere in fistola anale. Questa evoluzione può essere favorita o mascherata dall'uso prolungato e inappropriato di prodotti topici contenenti cortisonici o anestetici locali.

È possibile che una parte degli ascessi e fistole perianali "a ferro di cavallo" abbia origine da ragadi croniche complicate.

Ragade anale ascessualizzata e fistolizzata sulla cute anale

Figura 3: Ragade anale posteriore con ascesso nello spazio intersfinterico che si è fistolizzato a ridosso del margine anale. Presenza di pus a livello dell'orifizio esterno della fistola. È possibile che una parte degli ascessi e fistole perianali a ferro di cavallo abbiano questa origine.

Conclusione

La ragade anale è una patologia frequente ma eterogenea nelle sue cause.

La chiave del successo terapeutico non è scegliere tra terapia medica e chirurgica, ma identificare correttamente la causa della lesione e affrontare tutti i fattori che ne impediscono la guarigione: igiene, regolarità dell'alvo, ipertono sfinteriale, eventuali cause meccaniche.

Nella maggior parte dei casi la terapia conservativa è sufficiente, con tassi di guarigione che possono raggiungere l'85-90% quando il trattamento è correttamente impostato e seguito.

Quando correttamente indicata, la chirurgia è altamente efficace. Per questo motivo, una valutazione specialistica accurata è fondamentale per scegliere il trattamento più appropriato.

Bibliografia

1. Wald A, Bharucha AE, Limketkai B, et al. ACG Clinical Guidelines: Management of Benign Anorectal Disorders. Am J Gastroenterol. 2021;116(10):1987-2008.
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3. Sierra-Arango F, de la Hoz-Valle J, Espinosa JP, et al. Clinical Outcomes of Medical Management Options for Chronic Anal Fissures in a Long-Term Follow-Up: Systematic Review and Meta-Analysis. Dig Dis. 2023;41(5):822-832.
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9. Schiano di Visconte M, Di Bella R, Munegato G. Randomized, Prospective Trial Comparing 0.25 Percent Glycerin Trinitrate Ointment and Anal Cryothermal Dilators Only With 0.25 Percent Glycerin Trinitrate Ointment and Only With Anal Cryothermal Dilators in the Treatment of Chronic Anal Fissure: A Two-Year Follow-Up. Dis Colon Rectum. 2006;49(12):1822-30.
10. Schiano di Visconte M, Munegato G. Glyceryl Trinitrate Ointment (0.25%) and Anal Cryothermal Dilators in the Treatment of Chronic Anal Fissures. J Gastrointest Surg. 2009;13(7):1283-91.
11. Jin JZ, Bhat S, Park B, et al. A Systematic Review and Network Meta-Analysis Comparing Treatments for Anal Fissure. Surgery. 2022;172(1):41-52.  
12. Boland PA, Kelly ME, Donlon NE, et al. Management Options for Chronic Anal Fissure: A Systematic Review of Randomised Controlled Trials. Int J Colorectal Dis. 2020;35(10):1807-1815.
13. Stewart DB, Gaertner W, Glasgow S, et al. The American Society of Colon and Rectal Surgeons Clinical Practice Guidelines for Anal Fissures. Dis Colon Rectum. 2017;60(1):7-14. [Nota: le linee guida ASCRS sono state aggiornate nel 2023]

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