Dott. Antonio Daffinà
proctologoaroma.it
I Tumori del Colon e del Retto
Una guida aggiornata per i pazienti
A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione del testo: 14 aprile 2026
Quello che devi sapere subito
Il tumore del colon-retto è il terzo tumore più frequente al mondo e il secondo per mortalità. In Italia si stimano circa 50.000 nuove diagnosi ogni anno. Nonostante questi numeri, è anche uno dei tumori più prevenibili e, se diagnosticato in fase iniziale, uno dei più curabili.
Punti chiave:
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Nella grande maggioranza dei casi, il tumore del colon-retto si sviluppa lentamente a partire da polipi benigni, attraverso un processo che richiede più di 10 anni. Rimuovere i polipi durante la colonscopia interrompe questo processo
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Quando il tumore viene diagnosticato in fase iniziale, le possibilità di guarigione superano il 90%. Nelle fasi più avanzate, le possibilità si riducono significativamente
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Lo screening è lo strumento più efficace: il semplice test del sangue occulto nelle feci, offerto gratuitamente in Italia dai 50 anni, può salvare la vita
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Negli ultimi anni si è osservato un aumento preoccupante dei casi nelle persone sotto i 50 anni, un fenomeno che la ricerca sta ancora cercando di comprendere
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Le terapie sono in continua evoluzione: chirurgia mininvasiva, immunoterapia e nuovi protocolli di trattamento hanno migliorato significativamente i risultati
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica specialistica. In caso di sintomi, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista.
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Cosa sono i tumori colorettali
Il colon e il retto formano l'ultima parte dell'intestino, quella che riceve i residui della digestione, riassorbe l'acqua e forma le feci. Il colon è lungo circa un metro e mezzo e si divide in diverse sezioni (cieco, colon ascendente, trasverso, discendente e sigma). Il retto è l'ultimo tratto, lungo circa 15 centimetri, che termina con il canale anale.
Il tumore si sviluppa quando le cellule della mucosa — il rivestimento interno dell'intestino — iniziano a crescere in modo incontrollato. Nella stragrande maggioranza dei casi, questo processo inizia da un polipo benigno che, nel corso di molti anni, accumula alterazioni genetiche fino a trasformarsi in tumore maligno. Questo percorso, chiamato "sequenza adenoma-carcinoma", è stato descritto in modo più dettagliato nella pagina dedicata ai polipi.
Anche se colon e retto fanno parte dello stesso organo, i tumori che li colpiscono vengono spesso trattati in modo diverso, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della radioterapia e le tecniche chirurgiche. Oggigiorno altri fattori biologici sono entrati in gioco e giustificano una trattazione distinta. Per questi motivi, in questa pagina li tratteremo separatamente quando necessario.
Quanto sono frequenti
Il tumore del colon-retto è una delle neoplasie più comuni a livello mondiale, con circa 1,9 milioni di nuovi casi ogni anno. In Italia è il secondo tumore più frequente nelle donne (dopo quello della mammella) e il terzo negli uomini (dopo prostata e polmone).
L'età è il fattore di rischio più importante: la maggior parte dei casi viene diagnosticata dopo i 50 anni, con un picco tra i 60 e i 70 anni.
L'aumento nei giovani: un fenomeno preoccupante
Negli ultimi due decenni si è registrato un aumento significativo dei casi nelle persone sotto i 50 anni, un fenomeno definito "tumore colorettale a esordio precoce" (early-onset colorectal cancer). Questo trend è stato osservato in tutto il mondo occidentale e ha portato diverse società scientifiche — tra cui l'American Cancer Society — ad abbassare l'età di inizio dello screening da 50 a 45 anni.
Le cause di questo aumento non sono ancora completamente chiarite, ma la ricerca suggerisce un ruolo dell'obesità giovanile, della sedentarietà, delle modifiche nella dieta e, probabilmente, di alterazioni del microbiota intestinale. È un'area di ricerca molto attiva.
Cause e fattori di rischio
Come per i polipi, anche per il tumore del colon-retto i fattori di rischio si dividono in modificabili e non modificabili.
Fattori non modificabili:
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Età: il rischio aumenta significativamente dopo i 50 anni
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Familiarità: avere un parente di primo grado (genitore, fratello, figlio) con tumore del colon-retto raddoppia circa il rischio
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Sindromi ereditarie: la sindrome di Lynch e la poliposi adenomatosa familiare (FAP) comportano un rischio molto elevato. Sono descritte in dettaglio nella pagina sui polipi
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Malattie infiammatorie croniche intestinali: la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn, quando coinvolgono il colon per molti anni, aumentano il rischio di tumore
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Storia personale di polipi: chi ha già avuto polipi adenomatosi ha un rischio maggiore di svilupparne altri e, potenzialmente, un tumore
Fattori modificabili:
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Fumo: aumenta il rischio sia di polipi che di tumore
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Sovrappeso e obesità: l'eccesso di grasso corporeo, soprattutto addominale, è un fattore di rischio importante
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Sedentarietà: la mancanza di attività fisica regolare è associata a un rischio maggiore
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Alimentazione: una dieta ricca di carni rosse e lavorate (salumi, insaccati, wurstel) e povera di fibre, frutta e verdura aumenta il rischio. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato le carni lavorate come cancerogene per l'uomo
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Alcol: il consumo eccessivo è un fattore di rischio riconosciuto
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Diabete di tipo 2: è associato a un rischio aumentato, indipendentemente dall'obesità
La buona notizia è che si stima che circa il 50% dei tumori del colon-retto potrebbe essere prevenuto modificando lo stile di vita.
Il microbiota intestinale e i tumori del colon-retto: un rapporto sempre più evidente
Negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che i microrganismi che abitano il nostro intestino — il cosiddetto microbiota — non sono semplici "ospiti passivi", ma svolgono un ruolo attivo nello sviluppo e nella prevenzione del tumore del colon-retto. Questo è un campo in rapida evoluzione che sta cambiando il modo in cui pensiamo a questa malattia.
Batteri che favoriscono il tumore
Non tutti i batteri intestinali sono uguali. Alcuni, quando presenti in eccesso, possono creare un ambiente favorevole allo sviluppo del tumore. Il più studiato è il Fusobacterium nucleatum, un batterio normalmente presente nella bocca che, in determinate condizioni, può migrare nell'intestino e colonizzare la mucosa del colon. Una volta insediato, questo batterio promuove l'infiammazione cronica, sopprime le difese immunitarie locali e attiva direttamente meccanismi molecolari che favoriscono la crescita tumorale. La sua presenza nel tessuto tumorale è stata associata a tumori più aggressivi e a una minore risposta alla chemioterapia.
Altri batteri implicati sono l'Escherichia coli (ceppi produttori di tossine) e il Bacteroides fragilis enterotossigenico, che contribuiscono al danno del DNA e all'infiammazione cronica della mucosa.
Batteri che proteggono
Al contrario, alcuni batteri svolgono un ruolo protettivo. I Lactobacillus e i Bifidobacterium, ad esempio, producono sostanze come il butirrato — un acido grasso a catena corta — che nutre le cellule della mucosa intestinale, rinforza la barriera protettiva e riduce l'infiammazione. Una dieta ricca di fibre favorisce la crescita di questi batteri "buoni", il che spiega in parte perché l'alimentazione è così importante nella prevenzione.
La connessione bocca-intestino: un dato sorprendente
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca recente è il legame tra il microbiota della bocca e il rischio di tumore del colon-retto. Studi condotti su migliaia di persone seguite nel tempo hanno dimostrato che la presenza di determinati batteri nella saliva — come l'Olsenella e la Prevotella — è associata a un rischio aumentato di sviluppare tumori del colon distale e del retto. Una revisione sistematica ha confermato che la composizione del microbiota orale è significativamente diversa tra le persone con e senza tumore del colon-retto, e che alcuni batteri orali — in particolare il Fusobacterium nucleatum e il Porphyromonas gingivalis — possono raggiungere l'intestino attraverso il sangue o la deglutizione e contribuire alla formazione del tumore.
Questo dato ha un'implicazione pratica importante: la salute della bocca e la prevenzione della malattia parodontale (la piorrea) potrebbero avere un ruolo nella prevenzione del tumore del colon-retto. È un'area di ricerca ancora giovane, ma i dati sono sufficientemente solidi da meritare attenzione.
Il microbiota come strumento di prevenzione personalizzata
La ricerca si sta muovendo verso la possibilità di utilizzare l'analisi del microbiota come strumento per identificare le persone a maggior rischio e per personalizzare la prevenzione. In futuro, potrebbe essere possibile analizzare la composizione dei batteri intestinali (o anche di quelli orali) per stimare il rischio individuale di sviluppare polipi o tumori, e intervenire con modifiche della dieta, probiotici mirati o altre strategie preventive.
Per ora, ciò che sappiamo con certezza è che mantenere un microbiota intestinale sano — attraverso una dieta ricca di fibre, frutta e verdura, limitando carni rosse e lavorate, e mantenendo una buona igiene orale — è una strategia concreta e accessibile per ridurre il rischio.
L'argomento del microbiota intestinale è trattato in modo più approfondito nelle pagine dedicate al meteorismo intestinale e al microbiota spiegato ai bambini.

Figura 1. Il Fusobacterium nucleatum è un batterio della bocca che può raggiungere il colon attraverso il sangue o la deglutizione. Una volta nel colon, può favorire infiammazione cronica, ridurre le difese immunitarie e attivare meccanismi pro-tumorali. Nel tempo, questi processi possono contribuire alla formazione di polipi e tumori. La prevenzione parte anche dalla bocca: una buona igiene orale e la cura della malattia parodontale possono aiutare a ridurre il rischio.
I sintomi
Il tumore del colon-retto è spesso silenzioso nelle fasi iniziali. Quando compaiono i sintomi, la malattia può essere già in fase avanzata. Questo è il motivo principale per cui lo screening è così importante: permette di trovare il tumore (o i polipi che lo precedono) prima che causi disturbi.
I sintomi che richiedono una valutazione medica:
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Sangue nelle feci o sanguinamento dal retto: è il sintomo più comune. Il sangue può essere rosso vivo (più tipico dei tumori del retto) o scuro, mescolato alle feci. Qualsiasi sanguinamento rettale merita una valutazione, anche se si pensa che sia dovuto alle emorroidi
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Cambiamento persistente delle abitudini intestinali: diarrea o stitichezza che durano più di qualche settimana, soprattutto se rappresentano un cambiamento rispetto alle proprie abitudini
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Feci più strette del solito: le cosiddette "feci a nastro" possono indicare un restringimento del lume intestinale
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Sensazione di evacuazione incompleta: la sensazione persistente di dover evacuare anche dopo averlo fatto
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Dolore addominale persistente: crampi, gonfiore o dolore che non si risolvono
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Stanchezza inspiegabile e anemia: la perdita cronica di sangue, anche in quantità minime e non visibili, può causare anemia e una stanchezza che non migliora con il riposo
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Perdita di peso non voluta: un calo di peso significativo senza cambiamenti nella dieta o nell'attività fisica
Attenzione: nessuno di questi sintomi è specifico del tumore del colon-retto. Molte condizioni benigne (emorroidi, sindrome dell'intestino irritabile, diverticoli) possono causare sintomi simili. Ma è proprio per questo che una valutazione medica è fondamentale: solo un professionista può distinguere tra una causa banale e una potenzialmente seria.
Un sanguinamento rettale attribuito alle emorroidi, senza una valutazione adeguata, è una delle cause più frequenti di ritardo nella diagnosi del tumore del colon-retto.
La diagnosi
Quando i sintomi o lo screening suggeriscono la possibilità di un tumore, vengono eseguiti diversi esami per confermare la diagnosi e definire l'estensione della malattia.
Colonscopia con biopsia
È l'esame fondamentale per la diagnosi precoce. Permette di visualizzare direttamente l'interno del colon e del retto, di identificare eventuali lesioni e di prelevare campioni di tessuto (biopsie) per l'esame al microscopio. Solo l'esame istologico può confermare con certezza la diagnosi di tumore.
Sul tessuto prelevato vengono anche eseguite analisi molecolari per identificare le caratteristiche genetiche del tumore. Queste informazioni sono oggi fondamentali per scegliere le terapie più efficaci per il singolo paziente: alcuni farmaci funzionano solo in presenza di determinate alterazioni genetiche, mentre altri sono inefficaci se certe mutazioni sono presenti.
Esami per la stadiazione
Una volta confermata la diagnosi, è necessario capire quanto il tumore si è esteso. Questo processo si chiama stadiazione e guida tutte le decisioni terapeutiche successive.
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TC (tomografia computerizzata) di torace, addome e pelvi: è l'esame principale per valutare l'estensione locale del tumore e la presenza di metastasi a distanza, in particolare nel fegato e nei polmoni
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Risonanza magnetica (RM) della pelvi: fondamentale nei tumori del retto, permette di valutare con precisione quanto il tumore ha infiltrato la parete rettale e i tessuti circostanti. Questa informazione è cruciale per decidere se operare subito o se è necessario un trattamento preliminare
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CEA (antigene carcinoembrionario): è un marcatore nel sangue che, pur non essendo specifico per il tumore del colon-retto, è utile per monitorare la risposta alle terapie e per il follow-up dopo il trattamento
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Esplorazione rettale: nei tumori del retto basso, il medico può già percepire la presenza del tumore con la semplice visita
Quanto è esteso il tumore: la stadiazione
La stadiazione è il sistema che i medici utilizzano per descrivere quanto il tumore si è diffuso. È il fattore più importante per decidere il trattamento e per stimare la prognosi.
Il sistema utilizzato è il TNM, dove:
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T indica quanto il tumore ha infiltrato la parete dell'intestino
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N indica se il tumore ha raggiunto i linfonodi vicini
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M indica se ci sono metastasi in organi distanti
In base alla combinazione di questi tre elementi, il tumore viene classificato in stadi:
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Stadio 0: il tumore è limitato alla superficie della mucosa (carcinoma in situ). È la fase più precoce e la guarigione è praticamente certa con la sola rimozione endoscopica.
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Stadio I: il tumore ha infiltrato la parete intestinale ma non l'ha attraversata completamente e non ha raggiunto i linfonodi. Le possibilità di guarigione con la chirurgia sono molto elevate.
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Stadio II: il tumore ha attraversato la parete intestinale ma non ha raggiunto i linfonodi. Le possibilità di guarigione restano buone. In alcuni casi può essere consigliata una chemioterapia dopo l'intervento.
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Stadio III: il tumore ha raggiunto i linfonodi vicini ma non ci sono metastasi a distanza. La chirurgia seguita dalla chemioterapia offre buone possibilità di guarigione.
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Stadio IV: il tumore si è diffuso ad altri organi (più frequentemente fegato e polmoni). È lo stadio più avanzato, ma anche in questa fase esistono opzioni terapeutiche che possono controllare la malattia e, in casi selezionati, portare alla guarigione.
La terapia dei tumori del colon
Il trattamento dipende dallo stadio della malattia e dalle caratteristiche del singolo paziente. Le decisioni vengono prese da un team multidisciplinare che include chirurgo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo e radiologo.
Chirurgia
La chirurgia è il trattamento principale per i tumori del colon non metastatici. L'obiettivo è asportare completamente il tratto di intestino che contiene il tumore, insieme ai linfonodi circostanti, con margini di tessuto sano adeguati.
L'intervento può essere eseguito con diverse tecniche:
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Chirurgia laparoscopica o robotica: oggi è l'approccio preferito nella maggior parte dei casi. Attraverso piccole incisioni nell'addome, il chirurgo opera con strumenti miniaturizzati guidati da una telecamera. I vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale includono meno dolore dopo l'intervento, una ripresa più rapida e una degenza più breve, con risultati oncologici equivalenti
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Chirurgia tradizionale (laparotomia): prevede un'incisione più ampia dell'addome. Resta necessaria in alcuni casi, ad esempio quando il tumore è molto grande o in situazioni di urgenza
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Resezione endoscopica: per i tumori in fase molto iniziale che si sviluppano da un polipo, la rimozione durante la colonscopia può essere sufficiente, a condizione che l'esame istologico confermi l'asportazione completa con margini adeguati
Dopo l'intervento, i due monconi dell'intestino vengono ricollegati (anastomosi). Nella chirurgia del colon, la necessità di una stomia (sacchetto esterno per la raccolta delle feci) è rara e, quando necessaria, è quasi sempre temporanea.
Chemioterapia
La chemioterapia dopo l'intervento (detta "adiuvante") ha lo scopo di eliminare eventuali cellule tumorali residue e ridurre il rischio che il tumore si ripresenti.
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Stadio I: la chemioterapia dopo l'intervento generalmente non è necessaria
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Stadio II: la chemioterapia può essere consigliata in presenza di fattori di rischio specifici (tumore che ha ostruito o perforato l'intestino, numero insufficiente di linfonodi esaminati, caratteristiche microscopiche aggressive)
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Stadio III: la chemioterapia adiuvante è raccomandata nella maggior parte dei casi e ha dimostrato di migliorare significativamente le possibilità di guarigione
Malattia metastatica (Stadio IV)
Quando il tumore si è diffuso ad altri organi, il trattamento è più complesso ma non necessariamente senza speranza. Le opzioni includono:
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Chemioterapia e terapie mirate: i farmaci vengono scelti in base alle caratteristiche molecolari del tumore. Alcune alterazioni genetiche rendono il tumore sensibile a farmaci specifici (terapie a bersaglio molecolare) che colpiscono selettivamente le cellule tumorali
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Immunoterapia: nei tumori con una particolare caratteristica molecolare (instabilità dei microsatelliti alta, o MSI-H), l'immunoterapia ha dimostrato risultati straordinari, con risposte durature in una percentuale significativa di pazienti. Questa caratteristica è presente in circa il 5% dei tumori del colon-retto metastatici e in una percentuale più alta dei tumori in fase iniziale
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Chirurgia delle metastasi: quando le metastasi sono limitate nel numero e nella sede (soprattutto fegato e polmoni), la loro asportazione chirurgica può portare alla guarigione in casi selezionati
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Trattamenti locali delle metastasi: la radioterapia stereotassica (SBRT) e l'ablazione con radiofrequenza sono opzioni per le metastasi non operabili
la terapia dei tumori del retto
Il trattamento del tumore del retto presenta alcune differenze importanti rispetto a quello del colon, legate alla posizione anatomica del retto nella pelvi e alla vicinanza con strutture importanti come gli sfinteri anali, la vescica e gli organi riproduttivi.
Tumori in fase iniziale
I tumori del retto diagnosticati in fase molto precoce — quando sono limitati agli strati superficiali della parete e non hanno raggiunto i linfonodi — possono essere trattati con la sola asportazione locale per via transanale. Questa tecnica mininvasiva, chiamata TAMIS (Transanal Minimally Invasive Surgery), permette di rimuovere il tumore attraverso l'ano, senza incisioni addominali, con un recupero rapido e senza rischi per la continenza.
Tumori localmente avanzati: il trattamento prima della chirurgia
Quando il tumore del retto ha infiltrato in profondità la parete o ha raggiunto i linfonodi, le linee guida raccomandano di eseguire un trattamento prima dell'intervento chirurgico. Questo approccio, chiamato "neoadiuvante", ha diversi obiettivi:
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Ridurre le dimensioni del tumore per facilitare l'intervento
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Aumentare le possibilità di conservare gli sfinteri e quindi la continenza
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Ridurre il rischio che il tumore si ripresenti nella stessa sede
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In alcuni casi, eliminare completamente il tumore
Il trattamento neoadiuvante può consistere in:
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Chemio-radioterapia: combinazione di radioterapia e chemioterapia somministrate contemporaneamente per alcune settimane
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Chemioterapia totale neoadiuvante (TNT): un approccio più recente che prevede la somministrazione di tutta la chemioterapia prima dell'intervento, con o senza radioterapia. Studi recenti hanno dimostrato che questo approccio può migliorare i risultati rispetto alla sequenza tradizionale
La chirurgia del retto
L'intervento chirurgico per il tumore del retto consiste nell'asportazione del tratto di retto che contiene il tumore, insieme a tutto il tessuto adiposo circostante che contiene i linfonodi (escissione totale del mesoretto, o TME). Questa tecnica, introdotta negli anni '80, ha rivoluzionato i risultati della chirurgia del retto, riducendo drasticamente le recidive locali.
Dopo l'asportazione, i due monconi dell'intestino vengono ricollegati. Tuttavia, quando il tumore si trova molto vicino all'ano o coinvolge gli sfinteri, può non essere possibile ricollegare l'intestino e si rende necessaria una stomia definitiva (colostomia permanente). Questa eventualità riguarda una minoranza dei casi e viene sempre discussa con il paziente prima dell'intervento.
La Stomia: quando è necessaria
La stomia (comunemente chiamata "sacchetto") è un'apertura creata chirurgicamente sulla parete addominale attraverso la quale le feci vengono deviate all'esterno in un apposito dispositivo di raccolta.
Stomia temporanea
In molti interventi per tumore del retto, il chirurgo crea una stomia temporanea per proteggere il punto in cui l'intestino è stato ricollegato (anastomosi), permettendogli di guarire senza il passaggio delle feci. Dopo alcuni mesi — generalmente 2-3 — la stomia viene chiusa con un secondo intervento e la continuità intestinale viene ripristinata.
Stomia definitiva
È necessaria solo quando il tumore coinvolge gli sfinteri anali o si trova talmente vicino all'ano da non permettere un ricollegamento sicuro dell'intestino. Anche se l'idea di una stomia permanente può spaventare, è importante sapere che la qualità di vita con una stomia ben gestita è buona. Esistono infermieri specializzati (stomaterapisti) che accompagnano il paziente nell'adattamento e nella gestione quotidiana.
Watch and wait: quando il tumore scompare
Uno degli sviluppi più interessanti degli ultimi anni riguarda i pazienti con tumore del retto che, dopo il trattamento neoadiuvante (chemio-radioterapia), mostrano una risposta clinica completa: gli esami non rilevano più alcuna traccia di tumore.
In questi casi — che rappresentano circa il 20-30% dei pazienti trattati — si sta affermando un approccio chiamato "Watch and Wait" (osserva e aspetta): anziché procedere comunque con l'intervento chirurgico, il paziente viene sottoposto a un programma di sorveglianza molto stretto, con controlli ogni 2-3 mesi nei primi anni.
Questo approccio ha il vantaggio di evitare un intervento chirurgico importante e le sue possibili conseguenze sulla qualità di vita (stomia, alterazioni della funzione intestinale, urinaria e sessuale).
Tuttavia, è fondamentale sapere che:
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La decisione viene presa da un team multidisciplinare esperto, dopo un'attenta valutazione
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Non tutti i pazienti con risposta completa sono candidati a questo approccio
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Circa il 25-30% dei pazienti in Watch and Wait presenta una ricrescita del tumore, che nella maggior parte dei casi può essere trattata con successo con la chirurgia
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Il programma di sorveglianza è impegnativo e richiede la piena collaborazione del paziente
Colon e Retto: lo stesso tumore o due malattie diverse?
Per molto tempo, i tumori del colon e del retto sono stati considerati un'unica malattia — il "tumore colorettale" — e trattati in modo sostanzialmente simile, almeno per quanto riguarda le terapie farmacologiche. La differenza principale era legata alla posizione anatomica: il retto, situato nella pelvi e vicino agli sfinteri, richiedeva un approccio chirurgico diverso e l'aggiunta della radioterapia.
Negli ultimi anni, però, la ricerca genetica e molecolare sta rivelando che le differenze tra colon e retto vanno ben oltre l'anatomia. Sempre più dati suggeriscono che si tratti, almeno in parte, di due malattie biologicamente distinte.
Cosa dice la genetica
Studi recenti che hanno analizzato il profilo genetico di migliaia di tumori hanno evidenziato differenze significative:
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I tumori del colon destro (cieco, colon ascendente) presentano più frequentemente mutazioni del gene BRAF e una caratteristica chiamata "instabilità dei microsatelliti" (MSI-H), che li rende particolarmente sensibili all'immunoterapia. Hanno anche un numero complessivo di mutazioni più elevato.
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I tumori del retto, al contrario, presentano più frequentemente mutazioni del gene TP53 e del gene NRAS, e una maggiore espressione di HER2 — un bersaglio per terapie mirate specifiche. L'instabilità dei microsatelliti è molto meno frequente nel retto.
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Un'analisi genomica e trascrittomica integrata pubblicata nel 2025 ha dimostrato che il 56% dei geni alterati nel tumore del colon e il 33% di quelli alterati nel tumore del retto sono specifici per ciascuna sede, confermando che questi tumori seguono percorsi di sviluppo in parte diversi. Lo stesso studio ha identificato sottotipi molecolari specifici del retto che non si ritrovano nel colon.
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Un altro studio su 552 pazienti ha confermato che i tumori del retto hanno un profilo mutazionale distinto anche rispetto ai tumori del colon sinistro, con differenze nelle mutazioni di geni chiave come BRAF, FBXW7 e TP53, e una diversa tendenza nella sede delle metastasi: i tumori del retto metastatizzano più frequentemente ai polmoni, mentre quelli del colon sinistro al fegato.
Perché questo è importante per i pazienti
Queste differenze molecolari hanno implicazioni concrete:
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Risposta ai farmaci: alcuni farmaci funzionano meglio in certi sottotipi molecolari. Ad esempio, i farmaci anti-EGFR (come cetuximab e panitumumab) sono più efficaci nei tumori del lato sinistro e del retto rispetto a quelli del lato destro. L'immunoterapia, al contrario, è particolarmente efficace nei tumori con instabilità dei microsatelliti, che sono più comuni nel colon destro.
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Studi clinici separati: la comunità scientifica sta sempre più riconoscendo la necessità di condurre studi clinici separati per il tumore del colon e del retto, anziché raggrupparli insieme come si è fatto storicamente. Questo potrebbe portare a terapie più mirate e più efficaci per ciascuna sede.
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Sottotipi specifici del retto: ricercatori hanno recentemente identificato sottotipi molecolari specifici del tumore del retto che permettono di prevedere meglio la prognosi rispetto alle classificazioni tradizionali. Uno di questi sottotipi, caratterizzato da un'elevata attività di determinati meccanismi molecolari, è associato a una prognosi meno favorevole e potrebbe non beneficiare della chemioterapia standard.
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Le linee guida NCCN riconoscono già questa distinzione: il tumore del colon e il tumore del retto hanno linee guida separate, con percorsi diagnostici e terapeutici distinti, inclusa la profilazione molecolare obbligatoria per tutti i pazienti.
In sintesi, la ricerca sta progressivamente dimostrando che "tumore colorettale" è un termine ombrello che racchiude malattie con caratteristiche biologiche diverse. Questa consapevolezza sta guidando lo sviluppo di terapie sempre più personalizzate, basate non solo sulla sede del tumore ma anche sul suo profilo molecolare individuale.

Figura 2. Colon destro, colon sinistro e retto non sono uguali: hanno caratteristiche biologiche diverse che influenzano prognosi e terapia. Il colon destro è più spesso associato a instabilità dei microsatelliti e maggiore risposta all’immunoterapia. Il colon sinistro risponde meglio ad alcuni farmaci mirati (anti-EGFR). Il retto ha peculiarità proprie, con un ruolo importante della radioterapia. Per questo oggi la terapia è sempre più personalizzata: il profilo molecolare del tumore guida le scelte terapeutiche.
Prognosi
Le possibilità di guarigione dipendono principalmente dallo stadio al momento della diagnosi. Questo è il motivo per cui la diagnosi precoce è così importante.
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Stadio I: le possibilità di guarigione a 5 anni superano il 90%
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Stadio II: le possibilità di guarigione a 5 anni sono circa l'80-85%
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Stadio III: le possibilità di guarigione a 5 anni sono circa il 50-70%, a seconda del numero di linfonodi coinvolti
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Stadio IV: la prognosi è più variabile. Con le terapie moderne, la sopravvivenza mediana è migliorata significativamente. In casi selezionati con metastasi limitate e operabili, la guarigione è possibile
Questi numeri sono indicativi e si riferiscono a grandi gruppi di pazienti. Ogni caso è unico e la prognosi individuale dipende da molti fattori, tra cui le caratteristiche molecolari del tumore, la risposta alle terapie e le condizioni generali del paziente.
Un dato incoraggiante: negli ultimi 20 anni, la mortalità per tumore del colon-retto è in costante diminuzione nei paesi occidentali, grazie ai progressi nello screening, nella chirurgia e nelle terapie mediche.
Prevenzione
La prevenzione del tumore del colon-retto si basa su due pilastri: lo screening e lo stile di vita.
Screening
Lo screening è la strategia più efficace per prevenire il tumore del colon-retto o diagnosticarlo in fase precoce. In Italia, il Servizio Sanitario Nazionale offre gratuitamente il test del sangue occulto nelle feci (SOF) ogni 2 anni a tutte le persone tra i 50 e i 69 anni. Se il test è positivo, viene eseguita una colonscopia di approfondimento.
Per le persone con fattori di rischio aumentato (familiarità, sindromi ereditarie, malattie infiammatorie croniche), lo screening inizia prima e prevede direttamente la colonscopia, con intervalli personalizzati.
Stile di vita
Le stesse raccomandazioni valide per la prevenzione dei polipi si applicano alla prevenzione del tumore:
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Non fumare
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Mantenere un peso sano
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Fare attività fisica regolare (almeno 30 minuti al giorno)
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Seguire una dieta ricca di fibre, frutta e verdura
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Limitare carni rosse e lavorate
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Moderare il consumo di alcol

Figura 3. Lo screening del tumore del colon-retto permette di prevenire o curare la malattia se individuata precocemente. In Italia, dai 50 ai 69 anni è disponibile gratuitamente il test del sangue occulto nelle feci ogni 2 anni. In caso di positività, è indicata la colonscopia di approfondimento. Alcune persone devono iniziare prima: familiarità, sindromi ereditarie, malattie infiammatorie intestinali o precedenti polipi richiedono programmi personalizzati. La colonscopia è l’esame più completo: permette di trovare e rimuovere i polipi nella stessa seduta. Non aspettare lo screening se compaiono sintomi come sangue nelle feci, cambiamenti dell’alvo o perdita di peso. Lo screening salva la vita: parlane con il tuo medico
Domande frequenti
Il tumore del colon-retto è ereditario?
Nella maggior parte dei casi (circa il 75%) no: il tumore si sviluppa in modo sporadico, senza una causa genetica identificabile. Tuttavia, avere un familiare di primo grado con tumore del colon-retto aumenta il rischio e richiede uno screening più precoce. In una piccola percentuale di casi (5-10%), il tumore è legato a sindromi ereditarie come la sindrome di Lynch o la poliposi adenomatosa familiare, che richiedono una sorveglianza specifica.
Qual è la differenza tra tumore del colon e tumore del retto?
Pur essendo tumori dello stesso organo, si differenziano per la posizione anatomica e, di conseguenza, per il trattamento. Il tumore del retto, per la sua vicinanza agli sfinteri e ad altri organi pelvici, richiede spesso un trattamento combinato (chemio-radioterapia seguita da chirurgia), mentre il tumore del colon viene generalmente trattato prima con la chirurgia.
La colonscopia è dolorosa?
No. La colonscopia viene eseguita con sedazione e il paziente non avverte dolore durante l'esame. Dopo la procedura può esserci un lieve fastidio addominale dovuto all'aria insufflata, che si risolve rapidamente. La preparazione intestinale (pulizia dell'intestino il giorno prima) è l'aspetto più fastidioso, ma è indispensabile per un esame accurato.
Se ho le emorroidi, devo preoccuparmi del tumore?
Le emorroidi non si trasformano in tumore e non aumentano il rischio di svilupparlo. Tuttavia, i sintomi delle emorroidi (soprattutto il sanguinamento) possono essere identici a quelli di un tumore del retto. Per questo motivo, un sanguinamento rettale non dovrebbe mai essere attribuito alle emorroidi senza una valutazione medica adeguata, soprattutto dopo i 45 anni.
Cos'è l'immunoterapia e funziona per il tumore del colon-retto?
L'immunoterapia è un trattamento che aiuta il sistema immunitario del paziente a riconoscere e combattere le cellule tumorali. Nel tumore del colon-retto, funziona in modo particolarmente efficace nei tumori che presentano una caratteristica molecolare chiamata "instabilità dei microsatelliti alta" (MSI-H). In questi casi, i risultati possono essere straordinari. Questa caratteristica viene verificata con un esame sul tessuto tumorale.
Dopo l'intervento dovrò portare il sacchetto?
Nella chirurgia del colon, la stomia è raramente necessaria. Nella chirurgia del retto, può essere necessaria una stomia temporanea (che viene chiusa dopo alcuni mesi) per proteggere la sutura intestinale. La stomia definitiva è necessaria solo quando il tumore coinvolge gli sfinteri anali, una situazione che riguarda una minoranza dei casi.
Cosa significa "Watch and Wait"?
È un approccio riservato ai pazienti con tumore del retto che, dopo il trattamento con chemio-radioterapia, mostrano la scomparsa completa del tumore agli esami di controllo. Anziché operare, il paziente viene seguito con controlli molto ravvicinati. Se il tumore dovesse ripresentarsi, si procede con la chirurgia. Questo approccio permette di evitare un intervento importante in una percentuale significativa di pazienti.
Ogni quanto devo fare i controlli dopo il trattamento?
Dopo il trattamento per un tumore del colon-retto, il programma di follow-up prevede generalmente visite ed esami ogni 3-6 mesi nei primi 2-3 anni, poi ogni 6-12 mesi fino al quinto anno. Gli esami includono visite cliniche, analisi del sangue (CEA), TC e colonscopia. Il programma viene personalizzato in base allo stadio e al tipo di trattamento ricevuto.
Lo screening è davvero utile?
Sì. Lo screening è lo strumento più efficace per ridurre la mortalità per tumore del colon-retto. Permette di trovare e rimuovere i polipi prima che si trasformino in tumore, e di diagnosticare i tumori in fase precoce, quando le possibilità di guarigione sono massime. Si stima che lo screening possa ridurre la mortalità per tumore del colon-retto di oltre il 50%.
In sintesi
Il tumore del colon-retto è una malattia frequente ma in larga misura prevenibile. La rimozione dei polipi durante la colonscopia interrompe il processo che porta al tumore. Quando diagnosticato in fase iniziale, le possibilità di guarigione sono molto elevate.
Lo screening — attraverso il semplice test del sangue occulto nelle feci o la colonscopia — è lo strumento più efficace a disposizione. Non trascurare i sintomi, soprattutto il sanguinamento rettale, e non attribuirli alle emorroidi senza una valutazione medica.
Le terapie sono in continua evoluzione: chirurgia mininvasiva, immunoterapia, terapie a bersaglio molecolare e nuovi protocolli di trattamento offrono oggi possibilità che fino a pochi anni fa non esistevano.
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