Dott. Antonio Daffinà
proctologoaroma.it
Emorroidi in Gravidanza: Guida Pratica alla Prevenzione e al Trattamento
A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione del testo: 30 aprile 2026
Quello che devi sapere subito
Le emorroidi sono uno dei disturbi più comuni della gravidanza: ne soffre fino a 8 donne su 10, soprattutto nell'ultimo trimestre e nelle settimane dopo il parto. [1-2]
Punti chiave:
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Nella grande maggioranza dei casi si tratta di forme lievi che si risolvono spontaneamente entro poche settimane dal parto [3-4]
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La prevenzione è possibile e molto efficace: fibre, acqua, attività fisica e buone abitudini in bagno possono fare la differenza fin dal primo trimestre [1-2]
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I trattamenti disponibili in gravidanza sono sicuri e nella quasi totalità dei casi sufficienti a controllare i sintomi [2][5]
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La chirurgia è riservata esclusivamente alle complicanze gravi (trombosi, strangolamento) e rappresenta un'evenienza rara [6]
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Una storia di emorroidi o di altre malattie proctologiche prima della gravidanza è il fattore di rischio più importante: chi ne ha sofferto in passato dovrebbe adottare misure preventive fin dall'inizio della gravidanza [3-4]
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È sempre opportuno rivalutare la situazione a 4-6 settimane dal parto prima di prendere decisioni terapeutiche definitive
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica specialistica. In caso di sintomi, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista.
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Perché le emorroidi sono così frequenti in gravidanza
Le emorroidi in gravidanza non sono un caso sfortunato: sono la conseguenza di una serie di cambiamenti fisiologici che si sommano tra loro, creando le condizioni ideali per la congestione dei vasi emorroidari.
L'utero che cresce è il fattore principale. Man mano che il bambino si sviluppa, l'utero comprime le vene della pelvi, ostacolando il ritorno del sangue venoso e aumentando la pressione nei vasi emorroidari. Questo spiega perché le emorroidi sono molto più frequenti nel terzo trimestre. [2]
Il progesterone — l'ormone che sostiene la gravidanza — ha un effetto rilassante sulla muscolatura liscia, compresa quella delle pareti venose. Le vene diventano più distensibili e tendono a dilatarsi più facilmente. Lo stesso ormone rallenta la motilità intestinale, favorendo la stitichezza. [1][4]
La stitichezza colpisce il 25-40% delle donne in gravidanza e rappresenta un fattore di rischio importante: le feci dure richiedono sforzi maggiori per essere espulse, e ogni sforzo aumenta la pressione sui vasi emorroidari. [2]
Il parto vaginale può peggiorare la situazione, soprattutto quando la fase espulsiva è prolungata. Uno studio su 280 donne ha documentato che una fase di spinta superiore a 20 minuti aumenta in modo molto significativo il rischio di sviluppare emorroidi. [2-3]
Il peso del neonato è un altro fattore: neonati di peso superiore a 3.800 grammi si associano a un rischio maggiore di malattia emorroidaria nel post-partum. [3]
Un dato importante emerge dalla ricerca: una storia personale di emorroidi o di altre malattie proctologiche (ragadi, fistole, ascessi) prima della gravidanza è il fattore predittivo più forte per lo sviluppo di emorroidi durante la gestazione — più della stitichezza stessa. [3-4] Chi ha già sofferto di questi problemi dovrebbe adottare misure preventive fin dal primo trimestre.
Come si manifestano
I sintomi delle emorroidi in gravidanza sono generalmente lievi e nella maggior parte dei casi transitori. Possono consistere in:
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Sanguinamento: sangue rosso vivo sulla carta igienica o che vernicia le feci. È il sintomo più comune e, nella grande maggioranza dei casi, non è pericoloso
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Prurito e bruciore nella zona anale
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Sensazione di peso o gonfiore all'ano, soprattutto dopo la defecazione
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Noduli palpabili nella zona anale (emorroidi esterne)
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Prolasso: nelle forme più avanzate, le emorroidi interne possono fuoriuscire dall'ano durante la defecazione
Il dolore intenso e improvviso, associato a un gonfiore duro e teso, può indicare una trombosi emorroidaria — una complicanza che richiede una valutazione medica tempestiva. La trombosi emorroidaria colpisce circa l'8% delle donne nel terzo trimestre e il 20% nel post-partum. [2]
Importante: qualsiasi sanguinamento rettale in gravidanza merita una valutazione medica, anche se la causa più probabile sono le emorroidi. Il ginecologo o il proctologo potranno confermare la diagnosi ed escludere altre condizioni.
Cosa fare: prevenzione e metodo TUNA
La prevenzione delle emorroidi in gravidanza è possibile, efficace e dovrebbe iniziare fin dal primo trimestre — non quando i sintomi sono già comparsi.
Le linee guida dell'American Gastroenterological Association (AGA) e dell'American College of Gastroenterology (ACG) concordano: fibre, idratazione, attività fisica e buone abitudini in bagno sono la base della prevenzione e del trattamento. [1-2]
Il metodo TUNA riassume le regole fondamentali:
T — Tre minuti sulla tazza. Il tempo massimo per ogni seduta. Restare seduti a lungo con il perineo spinto verso il basso favorisce la congestione dei vasi emorroidari. Il cellulare è il nemico numero uno: negli ultimi anni è diventato il principale responsabile dell'allungamento dei tempi sulla tazza.
U — Una volta al giorno. Cercare di stabilire una routine regolare, preferibilmente 20-30 minuti dopo la colazione, sfruttando il riflesso gastro-colico naturale. Se lo stimolo non arriva, non forzare: alzarsi e riprovare più tardi.
N — No spinta eccessiva. Gli sforzi ripetuti e prolungati sono tra le cause principali delle emorroidi. Se le feci sono dure, è meglio intervenire sulla dieta e sull'idratazione piuttosto che sforzarsi.
A — Acqua e fibre. L'AGA raccomanda un apporto di fibre di circa 30 grammi al giorno e un'adeguata idratazione. [1] In pratica:
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Almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno (di più in estate e durante l'attività fisica)
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Frutta e verdura ad ogni pasto
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Cereali integrali, legumi, crusca
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Un cucchiaio di crusca e 2-5 prugne al giorno possono fare la differenza
Attività fisica. Le linee guida NICE e le raccomandazioni internazionali suggeriscono 30 minuti di attività moderata (come una camminata a passo svelto) nella maggior parte dei giorni della settimana, salvo controindicazioni ostetriche. [7] L'attività fisica favorisce la motilità intestinale e riduce il rischio di stitichezza. Numerosi studi documentano che oltre il 50% delle donne in gravidanza non raggiunge livelli adeguati di attività fisica.

Trattamento: cosa è sicuro in gravidanza
Quando le misure preventive non sono sufficienti e i sintomi si presentano, esistono diverse opzioni terapeutiche sicure in gravidanza. L'approccio è sempre graduale: si parte dalle misure più semplici e si intensifica solo se necessario. [2]
Bidè in acqua tiepida. L'immersione della zona anale in acqua tiepida (la temperatura a cui si farebbe il bagno a un neonato) per 10-15 minuti, più volte al giorno, riduce la congestione, allevia il dolore e favorisce il rilassamento degli sfinteri. È una misura semplice, gratuita e priva di rischi.
Igiene locale. Lavare la zona anale con acqua tiepida dopo ogni evacuazione. Limitare l'uso della carta igienica allo stretto necessario. Asciugare tamponando delicatamente con un panno morbido, senza sfregare.
Ammorbidenti fecali. Se la stitichezza persiste nonostante la dieta, il medico può consigliare prodotti che rendono le feci più morbide. I derivati dello Psyllium (psillio) sono la prima scelta: sono sicuri in gravidanza perché non vengono assorbiti dall'organismo. [1-2] Anche il lattulosio e il macrogol (polietilenglicole) possono essere utilizzati con sicurezza. [1-2] I lassativi stimolanti (come la senna) vanno usati con cautela e solo su indicazione medica.
Prodotti topici (pomate e supposte). Le pomate a base di idrocortisone e anestetico locale possono dare sollievo temporaneo dal dolore e dal prurito. Uno studio su 204 donne nel terzo trimestre ha documentato che la schiuma a base di idrocortisone è sicura e non ha mostrato effetti negativi sul feto. [1-2] Tuttavia, il loro uso deve essere limitato a pochi giorni per evitare sensibilizzazione cutanea e assorbimento sistemico del cortisone. L'ACG raccomanda di applicarli dopo l'evacuazione e prima di coricarsi, per massimizzare il contatto con la mucosa. [2]
Crioterapia (ghiaccio). Un cubetto di ghiaccio avvolto in un panno di cotone, appoggiato sulla zona anale per 3 minuti, può dare sollievo temporaneo. Non esagerare: il freddo prolungato causa contrazione degli sfinteri e può peggiorare la situazione.
I Flebotonici: cosa sappiamo
I flebotonici (diosmina, esperidina, rutina, quercetina e altri flavonoidi) sono sostanze di origine vegetale che rafforzano le pareti dei vasi sanguigni, migliorano il tono venoso e riducono la permeabilità capillare. La loro efficacia nel trattamento delle emorroidi è stata documentata da numerosi studi: una revisione Cochrane su 24 studi e oltre 2.300 pazienti ha confermato benefici significativi su sanguinamento, prurito e secrezioni. [5][8]
Ma sono sicuri in gravidanza?
Questo è il punto critico. I dati sulla sicurezza dei flebotonici in gravidanza sono ancora insufficienti per formulare raccomandazioni definitive. [9-10]
Lo studio più citato sull'argomento è quello di Buckshee e colleghi (1997), condotto su 50 donne con emorroidi acute in gravidanza trattate con diosmina micronizzata ed esperidina. I risultati hanno mostrato un miglioramento dei sintomi nel 66% delle pazienti entro 4 giorni, senza effetti negativi sulla gravidanza, sullo sviluppo fetale, sul peso alla nascita o sull'allattamento. [11] Tuttavia, si tratta di un singolo studio di piccole dimensioni e senza gruppo di controllo.
Una revisione Cochrane dedicata specificamente alle emorroidi in gravidanza ha identificato solo due studi (150 donne in totale) sui rutoside (una famiglia di flavonoidi): il trattamento è risultato efficace sui sintomi, ma i dati sono troppo limitati per trarre conclusioni definitive sulla sicurezza. [10]
Un aspetto da considerare: in Italia e in Europa, la quasi totalità dei prodotti a base di flavonoidi è commercializzata come integratore alimentare, non come farmaco. Questo significa che le aziende produttrici non sono tenute a condurre studi di sicurezza in gravidanza — e, comprensibilmente, preferiscono non farlo. Il risultato è un vuoto di conoscenze che penalizza proprio le pazienti che potrebbero beneficiarne.
Una revisione del 2022 ha analizzato il profilo di sicurezza dei flavonoidi in gravidanza nel contesto dei disturbi ipertensivi: alle dosi comunemente utilizzate, non sono emersi segnali di tossicità per il feto, ma gli autori sottolineano la necessità di studi clinici dedicati prima di poter formulare raccomandazioni definitive [16].
L'alternativa naturale: i flavonoidi sono normalmente presenti in molti alimenti il cui consumo non è soggetto a restrizioni in gravidanza. Aumentare il consumo di questi alimenti è un modo sicuro per beneficiare delle proprietà dei flavonoidi senza i dubbi legati agli integratori. Alimenti ricchi di flavonoidi includono: mirtilli, fragole, mele, arance, kiwi, peperoni, spinaci, broccoli, tè verde e cioccolato fondente.
In sintesi: l'impiego dei flebotonici in gravidanza deve essere valutato caso per caso dal medico, bilanciando i potenziali benefici con l'assenza di dati di sicurezza robusti. Non vanno assunti autonomamente.

Gestione del dolore in gravidanza e allattamento
La gestione del dolore da emorroidi in gravidanza richiede attenzione nella scelta dei farmaci, perché non tutti sono sicuri in ogni fase della gestazione. [12-13]
Durante la gravidanza:
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Paracetamolo: è l'antidolorifico di prima scelta in tutte le fasi della gravidanza. Va utilizzato alla dose minima efficace e per il minor tempo possibile [2][12]
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Ibuprofene e altri antinfiammatori (FANS): possono essere utilizzati nel primo e secondo trimestre alla dose minima efficace. Vanno evitati nel terzo trimestre perché possono causare la chiusura prematura del dotto arterioso nel feto, con conseguenze potenzialmente gravi sulla circolazione fetale [12-13]
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Acido acetilsalicilico (aspirina): a basse dosi (81 mg) può essere indicato per la prevenzione della preeclampsia, ma non va usato come antidolorifico nel terzo trimestre [12]
Durante l'allattamento:
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Paracetamolo e ibuprofene sono considerati sicuri e rappresentano la prima scelta. Entrambi passano nel latte materno in quantità minime (meno del 2% della dose materna) [14]
Quando è necessario l'intervento chirurgico
La chirurgia in gravidanza è un'evenienza rara, riservata esclusivamente alle complicanze gravi: [6]
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Trombosi emorroidaria acuta: se il dolore è molto intenso e la trombosi si è verificata da meno di 72 ore, il drenaggio del coagulo in anestesia locale può dare sollievo immediato. La procedura è sicura e può essere eseguita ambulatorialmente, con la paziente sdraiata sul fianco sinistro [2][6]
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Emorroidi strozzate o con necrosi: richiedono un intervento urgente, ma si tratta di un'evenienza molto rara
In uno studio su 25 donne operate per emorroidi durante la gravidanza, il sollievo dai sintomi è stato ottenuto in 24 casi su 25, senza effetti negativi sul feto. [2][6]
In tutti gli altri casi, la chirurgia elettiva va rimandata a dopo il parto. La ragione è semplice: la maggior parte delle emorroidi in gravidanza regredisce spontaneamente nelle settimane successive al parto, rendendo l'intervento non necessario.
Cosa aspettarsi dopo il parto
Le emorroidi che si sono sviluppate durante la gravidanza tendono a migliorare progressivamente dopo il parto:
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Uno studio ha documentato che la prevalenza (quante donne in gravidanza, o dopo il parto, hanno le emorroidi) scende dal 36% a un mese dal parto al 17% a tre mesi [4]
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Un altro studio ha riportato una riduzione dal 43% durante la gravidanza al 3,3% a un mese dal parto [3]
È sempre opportuno rivalutare la situazione a 4-6 settimane dal parto prima di prendere qualsiasi decisione terapeutica definitiva. Se i sintomi persistono o se si stanno pianificando ulteriori gravidanze, è consigliabile una valutazione proctologica per impostare un trattamento più mirato. [2]
Domande frequenti
Le emorroidi in gravidanza passano da sole?
Nella maggior parte dei casi, sì. Le emorroidi che compaiono durante la gravidanza tendono a migliorare spontaneamente nelle settimane successive al parto, man mano che si riducono la pressione pelvica e i livelli di progesterone. È consigliabile rivalutare la situazione a 4-6 settimane dal parto.
Posso usare le pomate per le emorroidi in gravidanza?
Sì, ma con alcune precauzioni. Le pomate a base di idrocortisone sono considerate sicure nel terzo trimestre (quando le emorroidi sono più frequenti) e non hanno mostrato effetti negativi sul feto in studi clinici. Tuttavia, il loro uso deve essere limitato a pochi giorni. Evitare prodotti contenenti anestetici locali per periodi prolungati. In caso di dubbio, consultare sempre il ginecologo o il proctologo.
Cosa posso prendere per il dolore?
Il paracetamolo è l'antidolorifico di scelta in tutte le fasi della gravidanza. L'ibuprofene può essere usato nel primo e secondo trimestre, ma va evitato nel terzo trimestre. Durante l'allattamento, sia il paracetamolo che l'ibuprofene sono sicuri.
La stitichezza in gravidanza è inevitabile?
No. Anche se i cambiamenti ormonali favoriscono il rallentamento intestinale, una dieta ricca di fibre (circa 30 grammi al giorno), un'adeguata idratazione e l'attività fisica regolare possono prevenire o ridurre significativamente la stitichezza. Se queste misure non bastano, lo psillio, il lattulosio e il macrogol sono sicuri in gravidanza.
Posso assumere integratori a base di flavonoidi (diosmina) in gravidanza?
I dati sulla sicurezza dei flavonoidi in gravidanza sono ancora insufficienti per raccomandarne l'uso routinario. L'unico studio specifico (su 50 donne) non ha evidenziato problemi, ma è troppo piccolo per trarre conclusioni definitive. L'assunzione deve essere valutata dal medico caso per caso. In alternativa, è possibile aumentare l'apporto di flavonoidi attraverso l'alimentazione (frutta, verdura, tè verde).
Il parto naturale peggiora le emorroidi?
Il parto vaginale può peggiorare temporaneamente le emorroidi, soprattutto se la fase espulsiva è prolungata (oltre 20 minuti). Tuttavia, questo non è un motivo per preferire il taglio cesareo, che ha rischi propri ben più significativi. Le emorroidi post-partum tendono a risolversi spontaneamente.
Posso fare attività fisica con le emorroidi in gravidanza?
Sì, anzi è consigliato. L'attività fisica moderata (come camminare a passo svelto per 30 minuti al giorno) favorisce la motilità intestinale e riduce il rischio di stitichezza. Evitare solo gli sforzi intensi e il sollevamento di pesi pesanti.
Quando devo preoccuparmi?
Consulta il medico se noti: sanguinamento abbondante o persistente, dolore intenso e improvviso con gonfiore duro (possibile trombosi), febbre, o se i sintomi non migliorano con le misure conservative. In caso di trombosi emorroidaria, un intervento tempestivo (entro 72 ore) può dare sollievo immediato.
Le emorroidi della prima gravidanza torneranno nella seconda?
È possibile, soprattutto se i fattori di rischio (stitichezza, sedentarietà, tempo eccessivo sulla tazza) non vengono corretti. Chi ha avuto emorroidi nella prima gravidanza dovrebbe adottare le misure preventive (metodo TUNA) fin dall'inizio della gravidanza successiva.
La ciambella è utile per sedersi?
No. I cuscini a ciambella creano una posizione simile a quella sulla tazza del water, con il perineo spinto verso il basso, che ostacola lo sgonfiamento delle emorroidi. Sono preferibili i cuscini antidecubito in gommapiuma, che distribuiscono il peso in modo uniforme.
In sintesi
Le emorroidi in gravidanza sono un disturbo molto comune ma, nella grande maggioranza dei casi, gestibile con successo attraverso misure semplici e sicure. La prevenzione — iniziata fin dal primo trimestre con il metodo TUNA — è lo strumento più efficace. I trattamenti disponibili sono sicuri e quasi sempre sufficienti a controllare i sintomi. La chirurgia è un'evenienza rara, riservata alle sole complicanze gravi.
La buona notizia è che la maggior parte delle emorroidi in gravidanza regredisce spontaneamente dopo il parto. In caso di sintomi persistenti, una valutazione specialistica a 4-6 settimane dal parto permetterà di impostare il percorso terapeutico più adatto.
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