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La Proctite Cronica da Radioterapia (Attinica):
una guida aggiornata per i pazienti

A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione del testo 26 marzo 2026

Quello che devi sapere subito

La Proctite Cronica da Radioterapia (PCR) è una complicanza che può svilupparsi dopo la radioterapia (RT) per tumori pelvici (prostata, retto, cervice uterina, vescica). Non tutti i pazienti irradiati la sviluppano, e le tecniche moderne ne hanno ridotto significativamente l'incidenza.

 

Punti chiave:

  • Con le tecniche radioterapiche attuali (IMRT, IGRT), l'incidenza delle forme croniche clinicamente significative è stimata tra l'1% e il 5%. Con le tecniche più datate raggiungeva il 30% [1]

  • La PCR è una condizione trattabile: esistono terapie efficaci che controllano i sintomi nella grande maggioranza dei casi

  • Il sucralfato in clisteri è uno dei trattamenti più efficaci e accessibili, con miglioramento clinico nell'88-94% dei pazienti [1-2]

  • In Italia il sucralfato non è commercializzato in formulazione rettale, ma può essere preparato facilmente a domicilio sciogliendo le compresse in acqua

  • Il trattamento deve essere personalizzato e spesso richiede più tentativi prima di trovare la combinazione efficace per il singolo paziente

  • Non è una condizione di cui nessuno si vuole occupare: è una condizione che richiede un approccio multidisciplinare coordinato

Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica specialistica. In caso di sintomi, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista.

Cos'è la Proctite Cronica da Radioterapia (PCR)?

La PCR è una complicanza della radioterapia utilizzata per trattare tumori localizzati nella zona pelvica. La radioterapia è essenziale nel trattamento di queste neoplasie ma, nel distruggere le cellule tumorali, può danneggiare anche i tessuti sani circostanti. [3-4]

Cosa succede al retto irradiato

Le radiazioni causano uno stress ossidativo che provoca un'infiammazione dei piccoli vasi arteriosi sotto la mucosa del retto. Questa condizione, nota come endoarterite obliterante, causa la chiusura di molte arteriole, con conseguente ischemia, fibrosi della parete e tentativi di riparazione che portano alla formazione di nuovi vasi in modo caotico e disorganizzato (teleangectasie). [3-4]

Il risultato è una mucosa irregolare, alternata ad aree ulcerate nel cui fondo sono presenti piccoli vasi facilmente sanguinanti.

Una recente revisione della letteratura pubblicata nel NEJM (2026) ha confermato che gli effetti tardivi della radioterapia sono caratterizzati da fibrosi, danno vascolare e compromissione della guarigione dei tessuti e che la gestione richiede un approccio multidisciplinare. [3]

Fattori che aumentano il rischio di sviluppare la PCR

  • Dosi elevate di radiazione: maggiore è la dose di radiazione, maggiore è il rischio di sviluppare la PCR. Studi recenti hanno identificato che pazienti con dose rettale EQD2 D10cc ≥70 Gy hanno un rischio aumentato di complicanze.

  • Ampiezza del campo di irradiazione: più estesa è la zona irradiata, maggiore sarà il rischio che vengano coinvolti tessuti sani. I nuovi apparati hanno una precisione notevolmente superiore a quella di apparati di generazione precedente.

  • Comorbidità: alcune malattie, come il diabete e le vasculopatie obliteranti periferiche, aumentano il rischio di sviluppare una PCR.

  • Fumo: il fumo di sigaretta compromette la microcircolazione e aumenta il rischio di danno tissutale.

Quanto è frequente

L'incidenza della PCR varia ampiamente in base alla tecnica radioterapica, alla dose somministrata e al volume di retto irradiato. Inoltre, ci sono discordanze fra l'incidenza valutata in base alla sintomatologia e quella (più alta) documentata dagli esami endoscopici effettuati per screening.

Tecnica RT
Incidenza PCR
Riferimento
IMRT/IGRT/Protoni
1-5%
[1]
RT convenzionale (2D, 3D-CRT)
Fino al 30%
[1]
Screening Endoscopico
Fino al 50%
[2,3]

RT: radioterapia; PCR: proctite cronica da radioterapia

Forme acute: oltre il 75% dei pazienti sottoposti a radioterapia pelvica presenta sintomi anorettali acuti durante o subito dopo il trattamento. Nella maggior parte dei casi sono autolimitanti. [6]

Forme croniche: si manifestano tipicamente 3-12 mesi dopo la fine della radioterapia, talvolta anche più tardi. L'incidenza delle forme clinicamente significative (grado ≥2) è stimata tra il 5% e il 20% con le tecniche convenzionali, ridotta significativamente con le tecniche moderne. [1][4]

 

Studi recenti confermano che l'IMRT riduce significativamente la tossicità gastrointestinale rispetto alla 3D-CRT: una meta-analisi ha dimostrato una riduzione della proctite acuta di grado ≥2 (OR 0.60) e di grado ≥3 (OR 0.24). [1] Un trial di fase III aggiornato al 2022 ha confermato che l'IMRT riduce la tossicità cronica gastrointestinale e urinaria riferita dai pazienti. [7]

Fattori che aumentano il rischio:

  • Dosi elevate di radiazione

  • Ampiezza del campo di irradiazione

  • Precedenti interventi chirurgici addominopelvici [8]

  • Brachiterapia intracavitaria associata [8]

  • Diabete e vasculopatie periferiche

  • Terapie anticoagulanti o antiaggreganti concomitanti

  • Fattori che aumentano il rischio:

  • Dosi elevate di radiazione

  • Ampiezza del campo di irradiazione

  • Precedenti interventi chirurgici addominopelvici [8]

  • Brachiterapia intracavitaria associata [8]

  • Diabete e vasculopatie periferiche

  • Terapie anticoagulanti o antiaggreganti concomitanti

Il ruolo del microbiota intestinale: una frontiera emergente

Negli ultimi anni è emerso con crescente evidenza che il microbiota intestinale — l'insieme dei microrganismi che abitano il nostro intestino — gioca un ruolo significativo nel determinare chi svilupperà una proctite da radioterapia e quanto sarà severa.

 

Cosa succede al microbiota durante la radioterapia

La radioterapia pelvica causa una disbiosi (alterazione dell'equilibrio microbico): si riducono i batteri "buoni" produttori di acidi grassi a catena corta — in particolare il butirrato — e aumentano i batteri potenzialmente dannosi. [1-2, 11] Il butirrato è un metabolita fondamentale per la salute della mucosa intestinale: rinforza la barriera mucosa, riduce l'infiammazione e favorisce la riparazione dei tessuti. [3-4,12]

Studi recenti hanno dimostrato che:

  • Le concentrazioni di 3-idrossibutirrato (un derivato del butirrato prodotto dal microbiota) sono significativamente ridotte nei pazienti con proctite da radioterapia, e la loro riduzione correla con la severità del danno [1]

  • La somministrazione di Akkermansia muciniphila, un batterio che stimola la produzione di butirrato, attenua il danno da radiazioni in modelli sperimentali [1]

  • I simbiotici (prebiotici + probiotici) somministrati prima della radioterapia riducono l'infiammazione e la fibrosi della mucosa rettale, preservando una maggiore diversità batterica [13]

  • Un'associazione di probiotici (Bifidobacterium longum, Lactobacillus paracasei, Lactobacillus plantarum) somministrato prima dell'irradiazione ha dimostrato di arricchire i batteri produttori di acidi grassi a catena corta e di attenuare il danno intestinale [14]

 

Perché il butirrato assunto per bocca è spesso inefficace

Il butirrato somministrato per via orale in formulazione convenzionale viene in gran parte assorbito nel tratto gastrointestinale superiore e non raggiunge il retto in concentrazioni sufficienti. Questo spiega perché le linee guida ASCRS ne sconsigliano l'uso nella proctite cronica. [15] Tuttavia, formulazioni a rilascio controllato (butirrato microincapsulato) hanno mostrato risultati promettenti in uno studio prospettico del 2025. [5] La strategia più efficace sembra essere quella di favorire la produzione endogena di butirrato attraverso una dieta ricca di fibre e la supplementazione con probiotici e prebiotici mirati.

 

Il microbiota come "predittore" di rischio

Un dato particolarmente rilevante è che la composizione del microbiota prima della radioterapia può predire chi svilupperà una proctite più severa. Lo studio MARS (2019, il più ampio studio clinico sull'argomento) ha dimostrato che una maggiore diversità microbica pre-trattamento è associata a minori sintomi. [8] Uno studio prospettico del 2026 ha confermato che i pazienti con proctite severa presentano un profilo microbico sfavorevole (arricchimento di Bacteroidales, deplezione di Firmicutes) già prima di iniziare la radioterapia. [9]

Questi dati aprono la prospettiva di una medicina personalizzata: in futuro, l'analisi del microbiota prima della radioterapia potrebbe identificare i pazienti a maggior rischio e guidare interventi preventivi mirati.

Perché i sintomi non sempre corrispondono al quadro endoscopico

Un aspetto che spesso disorienta sia i pazienti che i medici è la discrepanza tra ciò che si vede all'endoscopia e ciò che il paziente avverte. Alcuni pazienti con alterazioni endoscopiche significative hanno sintomi minimi; altri con quadri endoscopici modesti riferiscono sintomi invalidanti.

Questa discrepanza ha almeno tre spiegazioni:

 

1. Condizioni gastrointestinali preesistenti

Come osservato da Andreyev (Lancet Oncology, 2007), la radioterapia può destabilizzare condizioni gastrointestinali preesistenti, anche subcliniche. [6] Un paziente con una sindrome dell'intestino irritabile (IBS) non diagnosticata o con un'ipersensibilità viscerale preesistente può sviluppare sintomi sproporzionati rispetto al danno tissutale effettivo. L'IBS è presente nel 10-15% della popolazione generale e si caratterizza per una soglia di percezione del dolore viscerale più bassa: anche stimoli che normalmente non causerebbero disagio vengono percepiti come dolorosi.

 

2. Fattori psicologici

L'ansia legata alla diagnosi oncologica, la paura della recidiva e lo stress del trattamento possono amplificare la percezione dei sintomi gastrointestinali. Questo non significa che i sintomi siano "immaginari", ma che la componente psicologica modula significativamente la percezione del dolore e del disagio.

 

3. Composizione del microbiota individuale

Come descritto nella sezione precedente, la composizione del microbiota — e quindi la capacità di produrre metaboliti protettivi come il butirrato — varia enormemente da individuo a individuo. Due pazienti con lo stesso grado di danno endoscopico possono avere risposte sintomatologiche molto diverse in funzione del loro "profilo microbico". [8-9]

Implicazione pratica: questa discrepanza sottolinea l'importanza di trattare il paziente e non solo il quadro endoscopico. La terapia deve essere personalizzata in base ai sintomi riferiti, alla storia clinica pregressa e alla risposta individuale ai trattamenti.

Forme acute e croniche: le differenze

Proctite acuta (durante o entro 3 mesi dalla radioterapia)

I sintomi si manifestano durante il trattamento o nelle settimane successive: diarrea, nausea, dolori crampiformi, tenesmo, mucorrea e sanguinamento. Le forme acute vengono trattate con terapie sintomatiche e di supporto e, talora, con la sospensione temporanea della radioterapia.

 

Proctite cronica (oltre 3 mesi dalla radioterapia)

Ha un decorso più insidioso e una sintomatologia generalmente più importante e invalidante. Ai sintomi simili a quelli delle forme acute si aggiungono quelli dovuti al coinvolgimento a tutto spessore della parete rettale: stenosi, fistole, anemia cronica e malassorbimento.

 

Nota importante: l'insorgenza della proctite acuta non comporta necessariamente l'evoluzione  verso la forma cronica. [3]

Sintomi della proctite cronica

  • Sanguinamento rettale: il sintomo più frequente, presente nel 33% dei pazienti con PCR cronica. Può variare da tracce sulla carta igienica a perdite significative che causano anemia [8]

  • Diarrea cronica: spesso non è un vero aumento delle feci, ma emissione di materiale mucoide (mucorrea), espressione dell'infiammazione

  • Urgenza defecatoria: bisogno improvviso e impellente di evacuare

  • Tenesmo: sensazione persistente di dover evacuare anche a intestino vuoto

  • Dolore rettale: costante o intermittente

  • Incontinenza fecale: nelle forme gravi, per il danno alla parete rettale e agli sfinteri

 

La PCR può manifestarsi durante la radioterapia o, più comunemente, dopo la sua fine, spesso a qualche mese di distanza e con decorso ingravescente. Nei casi più frequenti la sintomatologia tende ad attenuarsi nel tempo, ma la cronicizzazione non è rara. [4]

Diagnosi

Se si sospetta una PCR, è fondamentale consultare un medico. Dopo la visita, potranno essere richiesti:

  • Retto-sigmoidoscopia: per esaminare direttamente la mucosa rettale e rilevare teleangectasie, ulcere e aree di sanguinamento. Attenzione: le biopsie devono essere effettuate nei casi strettamente necessari, per il rischio di necrosi e fistole nel tessuto irradiato [4]

  • Esami del sangue: per monitorare l'emoglobina e valutare l'eventuale anemia

  • Esami delle feci: per escludere infezioni da Clostridioides difficile, parassitosi, malattie sessualmente trasmissibili

  • TC o RM: per escludere complicanze vascolari maggiori o, nei casi che si manifestano a distanza, una recidiva della neoplasia

Gradi di gravità: quanto è grave

La gravità della PCR viene classificata secondo i gradi del National Cancer Institute (CTCAE)(1), che guida la scelta del trattamento :

GRADO
SINTOMI
TERAPIA
1
Quasi asintomatico
Osservazione
2
Sintomi lievi
Sucralfato, antiossidanti
3
Sintomi importanti
T. medica intensiva
4
Complicanze gravi
Chirurgia urgente
5
Decesso correlato

Distribuzione per grado (dati dallo studio prospettico Goldner et al., 166 pazienti, cancro prostatico, scala EORTC/RTOG):

Grado
Incidenza
0: nessuna alterazione
57%
1: sintomi lievi
11%
2: sintomi moderati
28%
3: necessaria terapia
3%
4-5: complicanze gravi/decesso
Raro (<1%)

Nota: questi dati si riferiscono a tecniche tradizionali di radioterapia (3D-CRT). Con le tecniche IMRT moderne, l'incidenza di grado maggiore o uguale a 2 è molto inferiore. [7,9]

Può essere difficile immaginare cosa stia succedendo nel proprio retto dopo una radioterapia pelvica.

Nel video che segue ho utilizzato la metafora del prato per aiutarti a capire in quale grado di gravità ti trovi e quali sono le soluzioni più efficaci.

Preferisci leggere? Di seguito trovi la trascrizione del video sulla terapia della proctite attinica spiegata con la metafora del prato, utile per chi non può attivare l'audio.

Buongiorno. Se state guardando questo video è probabile che voi o un vostro caro, stiate affrontando dei disturbi dopo un ciclo di radioterapia pelvica. Sono il dottor Antonio Daffinà e in questo video vorrei fare chiarezza su cos’è la proctite da radioterapia e, soprattutto, su come possiamo gestirla insieme. Per capire cosa sta succedendo e come intervenire è importante distinguere due momenti diversi della malattia. Parliamo, infatti, di proctite acuta e di proctite cronica. La forma acuta si manifesta durante le sedute di radioterapia, oppure entro i primi tre mesi dalla fine del trattamento. In passato era molto frequente, ma oggi, grazie alle tecnologie più moderne, la sua incidenza è scesa al cinque per cento… o anche meno. Nella maggior parte dei casi i sintomi sono lievi, anche se spesso preoccupano il paziente. Tendono a risolversi spontaneamente con semplici misure dietetiche, oppure, quando necessario, con terapie locali, come il sucralfato per via rettale. Solo raramente è necessario modificare o sospendere temporaneamente la radioterapia. La forma cronica, invece, si manifesta dopo i tre mesi dalla fine della radioterapia…anche a distanza di anni. È una condizione più complessa, ma nella maggior parte dei casi è gestibile. Le tecniche moderne ne hanno ridotto notevolmente l’incidenza, anche se, alla rettoscopia, i segni di proctite possono essere presenti in molti pazienti privi di sintomi. In ogni caso, è importante sapere che sintomi e terapia dipendono soprattutto dalla gravità del quadro clinico. Proprio per adattare la terapia al singolo paziente, utilizziamo una scala di gravità che va da zero a quattro. Questa classificazione ci permette di orientarci meglio…e di scegliere il trattamento più appropriato…passo dopo passo. Vediamola insieme. Partiamo dal grado zero. Immaginiamo il nostro retto come un prato perfettamente curato. Dopo la radioterapia, questo prato può perdere la sua uniformità e comparire qualche area meno vitale ma, nel complesso, resta funzionalmente integro. Questo corrisponde a quello che spesso osserviamo con la rettoscopia, in pazienti praticamente senza sintomi. In questa fase, i disturbi sono minimi o assenti. In pratica, non è necessario alcun trattamento, solo il monitoraggio. Passiamo ai gradi uno e due. Sul nostro prato, le aree danneggiate sono diventate più evidenti. Si è persa l’uniformità e sono comparse estese aree di ingiallimento. In questa fase i sintomi diventano più evidenti e, soprattutto, iniziano ad influenzare la qualità di vita in modo importante. La terapia è generalmente ambulatoriale e si basa soprattutto sui clisteri di sucralfato, eventualmente associati ad antiossidanti e flavonoidi. In alcuni casi, può essere utile l’ossigenoterapia iperbarica, anche se non sempre è facilmente disponibile sul territorio. L’ospedalizzazione… non è necessaria. Nel grado tre la situazione diventa più impegnativa. Il prato è profondamente segnato. Compaiono aree prive di erba e solchi evidenti, come dopo il passaggio di mezzi pesanti. È il segno di un danno profondo. Il sanguinamento può diventare frequente e talvolta causare anemia importante. In questi casi, è necessario un approccio combinato. Si utilizzano clisteri di sucralfato, associati all’ossigenoterapia iperbarica e a terapie di supporto come antiossidanti e flavonoidi. Se il sanguinamento persiste, si ricorre a trattamenti endoscopici mirati: come la coagulazione con Argon Plasma che permette di chiudere i piccoli vasi responsabili del sanguinamento. In alcuni casi, può essere necessario il ricovero, quando è importante gestire la situazione in sicurezza. Il quarto grado rappresenta la forma più severa. Il prato e oramai compromesso, le aree sane sono quasi assenti. Il terreno è irregolare, instabile, spesso con ristagni acquitrinosi. Le lesioni del retto sono più profonde e c’è il rischio di complicanze serie, come perforazioni e sanguinamenti massivi. Queste condizioni vengono affrontate con il ricovero immediato. Tenendo presente che il trattamento è quasi sempre chirurgico. In sintesi. Nella maggioranza dei casi, la proctite da radioterapia è una condizione controllabile. Il trattamento richiede tempo, e deve essere personalizzato, passo dopo passo. In presenza di sanguinamento persistente, dolore importante, o segni di anemia, è fondamentale rivolgersi al medico. Spero che questa breve guida sia stata di aiuto per comprendere meglio la proctite da radioterapia e ad affrontarla con maggiore serenità. Per approfondire potete consultare la pagina dedicata su: proctologoaroma.it/proctite-cronica-da-radioterapia

Quali sono le opzioni terapeutiche

Il trattamento della PCR è personalizzato in base alla gravità dei sintomi. L'approccio è graduale: si inizia con le terapie meno invasive e si intensifica solo se necessario.

 

1. Terapia medica

Sucralfato in clisteri (trattamento di prima scelta)

Il sucralfato è un gastroprotettore che, applicato localmente sulla mucosa rettale, forma una barriera protettiva sulle aree ulcerate, favorendo la guarigione. Le linee guida ASCRS lo raccomandano con grado di raccomandazione forte (1C). [1]

  • Efficacia: miglioramento clinico nell'88-94% dei pazienti [1-2]

  • Preparazione: 2 grammi di sucralfato in 20 ml di acqua, due volte al giorno

  • Durata: cicli di 4-16 settimane, con possibilità di ripetizione

  • In Italia il sucralfato non è disponibile in formulazione rettale: vedi la sezione dedicata alla preparazione domiciliare

Una revisione sistematica del 2024 ha confermato che il sucralfato rettale rimane tra le opzioni più efficaci per la gestione dei sintomi gastrointestinali tardivi da radioterapia. [10]

Nota importante: una revisione sistematica del 2024 ha evidenziato che la combinazione di APC + sucralfato orale può paradossalmente peggiorare il sanguinamento rispetto alla sola APC. [10] Il sucralfato va quindi utilizzato per via rettale, non orale, nel trattamento della PCR.

Antiossidanti (Vitamina E e C)

Si sono dimostrati utili nel lungo periodo per la loro azione protettiva sui tessuti. [1]

Flavonoidi

Efficaci nel prevenire o ridurre le manifestazioni della PCR, probabilmente per la loro azione antiossidante, antinfiammatoria e vasoprotettiva. Le evidenze sono ancora limitate ma promettenti.

 

Farmaci con efficacia dubbia o assente:

  • Cortisonici rettali e mesalazina: spesso impiegati all'esordio, ma la loro reale efficacia è molto dubbia [1]

  • Acido butirrico (acidi grassi a catena corta): le linee guida ASCRS ne sconsigliano l'uso (raccomandazione 1B) [1]

  • Metronidazolo: non ci sono prove scientifiche per raccomandarne l’impiego [1]

  • Ozonoterapia: non ha superato la verifica scientifica

  • Sucralfato orale: una revisione sistematica del 2023 non ha dimostrato efficacia superiore al placebo [11]

 

2. Ossigenoterapia iperbarica (HBOT)

L'HBOT è raccomandata dalle linee guida ASCRS con grado di raccomandazione forte (1B). [1] Agisce stimolando l'angiogenesi, migliorando l'ossigenazione dei tessuti e con possibile azione antibatterica.

  • Efficacia: miglioramento dei sintomi nell'89% dei pazienti in uno studio prospettico; in un RCT crossover, i responder sono stati l'88.9% vs 62.5% del gruppo controllo (p=0.009) [1]

  • Limiti: terapia costosa, richiede attrezzature specializzate e diverse settimane di trattamento (30-40 sedute), scarsa disponibilità sul territorio

  • Una review Cochrane aggiornata al 2023 conferma che l'HBOT può essere associata a miglioramento dei sintomi rettali da radioterapia, con evidenza di qualità bassa-moderata [12]

  • Una review clinica pubblicata su CA: A Cancer Journal for Clinicians (2026) conferma che l'HBOT mostra attività promettente nella mitigazione delle tossicità tardive pelviche, con tassi di risposta del 67-100% [13]

  • Il trial HOT2 (Lancet Oncology, 2016) non ha confermato un beneficio significativo, ma è stato criticato per possibile sottodosaggio e differenze nella selezione dei pazienti [14]

  • Uno studio retrospettivo su 10 anni (88 pazienti) ha riportato risposta completa nel 62.5% e parziale nel 31.8%, con risoluzione dell'ematochezia nel 93.7% [15]

 

3. Interventi endoscopici

Formalina al 4% (applicazione topica)

L'applicazione diretta sulle lesioni ulcerose consente il controllo del sanguinamento nel 70-100% dei casi. Raccomandata dalle linee guida ASCRS con grado forte (1B). [1]

  • Possono essere necessarie più applicazioni (media 2-3.5)

  • Complicanze rare ma possibili: dolore rettale, fistola rettovaginale

Coagulazione con Argon Plasma (APC)

Raccomandata dalle linee guida ASCRS con grado forte (1B). [1] Essicca la parete rettale dove sono presenti i vasi sanguinanti, con effetto termico controllato in profondità.

  • Cessazione o riduzione significativa del sanguinamento nel 79-100% dei pazienti

  • Media di 2 sedute necessarie (range 1-5)

  • Complicanze: dolore rettale, ulcerazioni mucose (generalmente autolimitanti), raramente stenosi o fistola (~3%)

Ablazione con radiofrequenza (RFA)

Tecnica emergente con risultati promettenti. Una meta-analisi del 2019 ha riportato successo clinico nel 99% ed endoscopico nel 100% dei casi, con miglioramento significativo dell'emoglobina e 85% dei pazienti trasfusione-dipendenti divenuti trasfusione-free. [16] Le linee guida ASCRS la considerano ancora insufficientemente valutata per una raccomandazione routinaria. [1]

Bisturi bipolare, bisturi a ultrasuoni, Nd:YAG-Laser: trovano indicazione quando APC e RFA non sono disponibili.

 

4. Chirurgia

In casi gravi o refrattari a tutti gli altri trattamenti, può essere necessario un intervento chirurgico: rimozione di parti del retto/colon e/o creazione di una colostomia temporanea o permanente. Riservata ai pazienti con complicanze di grado 4.

Come preparare i clisteri di Sucralfato a casa

In Italia il sucralfato non è disponibile in formulazione per clisteri. Tuttavia, è possibile preparare i clisteri utilizzando le compresse o la sospensione orale disponibili in commercio.

Dose e preparazione:

  • Dose: 2 grammi di sucralfato (2 compresse da 1 g oppure 10 ml di sospensione orale)

  • Diluizione: sciogliere in 20 ml di acqua tiepida

  • Frequenza: due volte al giorno (mattina e sera)

  • Durata: almeno 4-6 settimane, con possibilità di proseguire fino a 16 settimane in base alla risposta clinica

Tecnica di somministrazione:

  1. Preparare la sospensione mescolando accuratamente fino a completa dissoluzione

  2. Aspirare con una siringa da 20 ml senza ago (o utilizzare una peretta da clistere di piccolo volume)

  3. Sdraiarsi sul fianco sinistro con le ginocchia flesse verso il petto

  4. Lubrificare leggermente la punta della siringa con vaselina o gel lubrificante

  5. Inserire delicatamente la siringa nel retto (circa 5-7 cm) e iniettare lentamente

  6. Rimanere sdraiati per almeno 30 minuti per favorire il contatto con la mucosa rettale

  7. Se possibile, trattenere il clistere per almeno 1 ora

Consigli pratici:

  • Evacuare prima della somministrazione, se possibile

  • Somministrare preferibilmente dopo i pasti principali

  • In caso di difficoltà a trattenere il clistere, iniziare con volumi più piccoli (10-15 ml) e aumentare gradualmente

  • Conservare le compresse o la sospensione secondo le indicazioni del produttore

Alternativa (pasta di sucralfato): è stata descritta una formulazione in pasta (2 g di sucralfato in 4.5 ml di acqua) che, essendo più densa, è più facile da trattenere per i pazienti con proctite attiva.

.

Gestire la PCR: suggerimenti per i Pazienti

  1. Comunicare con il medico: esistono molti modi per trattare la PCR e può essere necessario modificare più volte le scelte terapeutiche. La terapia deve essere personalizzata.

  2. Modifiche dietetiche: evitare cibi irritanti, piccanti, alcol e caffè. L'assunzione di simbiotici (prebiotici + probiotici) ha dato risultati positivi nella prevenzione e cura della PCR. Un dietista esperto nella gestione delle problematiche connesse con la radioterapia può essere di aiuto. Una review del 2024 ha confermato che il counselling nutrizionale guidato da specialisti migliora significativamente i sintomi. [10]

  3. Idratazione: mantenere un adeguato apporto di liquidi per prevenire la disidratazione.

  4. Igiene locale: mantenere un'adeguata igiene anale per prevenire l'irritazione.

  5. Fumo: va completamente evitato.

  6. Attività fisica: praticare attività fisica costante aiuta a normalizzare la funzione intestinale e contribuisce a mantenere il paziente socialmente attivo.

  7. Supporto psicologico: la PCR può avere un impatto emotivo significativo. Il supporto di uno psicologo o di un gruppo di sostegno può essere prezioso. Non è un aspetto secondario.

Il Dott. Daffinà sorridente nel corridoio del reparto

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Domande frequenti

La proctite da radioterapia guarisce da sola?

Le forme acute si risolvono spontaneamente nella maggior parte dei casi. Le forme croniche hanno una storia naturale di miglioramento nel tempo anche senza trattamento, ma quando i sintomi sono significativi è necessario intervenire. [4] La cronicizzazione è possibile e richiede un trattamento attivo.

Quanto tempo dopo la radioterapia può comparire?

La forma cronica si manifesta tipicamente 3-12 mesi dopo la fine della radioterapia, ma può comparire anche anni dopo. La mediana è 8-12 mesi. [1][18]

Il sucralfato in clisteri è sicuro?

Sì. Non sono state riportate complicanze significative legate al trattamento. È una terapia ben tollerata e può essere ripetuta in caso di recidiva. [2]

L'ossigenoterapia iperbarica è disponibile in Italia?

Sì, ma i centri iperbarici sono pochi e non uniformemente distribuiti sul territorio. Il trattamento richiede 30-40 sedute giornaliere, il che rappresenta un impegno logistico significativo.

Perché il mio oncologo/radioterapista non mi ha parlato di queste terapie?

La PCR è una complicanza che si manifesta spesso a distanza dal trattamento oncologico, quando il paziente non è più in follow-up attivo presso il radioterapista. Inoltre, la gestione della PCR richiede competenze specifiche che coinvolgono gastroenterologi, proctologi e, talvolta, specialisti in medicina iperbarica. È una condizione che beneficia di un approccio multidisciplinare coordinato.

I prodotti da banco per le emorroidi sono utili?

No. I prodotti antiemorroidari a base di cortisonici o anestetici locali non sono indicati per la PCR e possono mascherare i sintomi o ritardare la diagnosi corretta.

In conclusione:

La proctite cronica da radioterapia è una condizione che può essere gestita efficacemente nella grande maggioranza dei casi. Il sucralfato in clisteri, l'ossigenoterapia iperbarica e le tecniche endoscopiche offrono opzioni terapeutiche con elevati tassi di successo.

La comprensione del ruolo del microbiota intestinale apre nuove prospettive sia per la prevenzione che per il trattamento, suggerendo che interventi mirati sulla flora intestinale possano migliorare la risposta individuale.

Collaborare strettamente con il proprio medico è essenziale per individuare il percorso terapeutico più adatto. Con il giusto supporto, è possibile affrontare questa condizione con successo, mantenendo una vita attiva e appagante.

Per approfondire

  • Il Sanguinamento anale

  • L'incontinenza fecale

  • La diarrea

  • Dolore anale

Bibliografia

  1. Lee JK, Agrawal D, Thosani N, et al. ASGE Guideline on the Role of Endoscopy for Bleeding From Chronic Radiation Proctopathy. Gastrointest Endosc. 2019;90(2):171-182.e1.

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