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Rettocele: cause, sintomi e trattamento

Quando la parete tra retto e vagina cede: una guida completa

A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione 4 aprile 2026

Quello che devi sapere subito

Il rettocele è una condizione in cui la parete anteriore del retto sporge nella vagina, creando una sorta di "tasca" che può rendere difficile l'evacuazione. È molto comune nelle donne dopo i 50 anni, spesso conseguenza di gravidanze e parti.

 

Punti chiave:

• La maggior parte dei rettoceli è asintomatica e non richiede trattamento: viene scoperta casualmente durante visite ginecologiche o proctologiche

• Quando causa sintomi, il problema principale è la difficoltà a evacuare completamente, non il dolore

• Molte donne riferiscono di dover premere con le dita in vagina per riuscire a svuotare l'intestino: questo è un segno caratteristico

• Non tutti i rettoceli richiedono chirurgia: la maggior parte risponde a misure conservative (dieta, esercizi del pavimento pelvico, gestione della stipsi)

• L'intervento chirurgico è riservato ai casi che compromettono significativamente la qualità di vita e non rispondono alle terapie conservative

• Il rettocele non è pericoloso, ma può peggiorare nel tempo se non gestito correttamente

Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica. In caso di sintomi, consulta il tuo medico o uno specialista.

In questa pagina

Cos'è il rettocele

Il rettocele è un'erniazione della parete anteriore del retto nella vagina. Si forma quando il setto retto-vaginale — il tessuto che separa il retto dalla vagina — si indebolisce e cede, permettendo al retto di "sporgere" nella vagina.

Immagina il retto come un tubo: normalmente la sua parete anteriore è sostenuta dal setto retto-vaginale e dai muscoli del pavimento pelvico. Quando queste strutture cedono, la parete del retto può "gonfiarsi" verso la vagina, creando una tasca in cui le feci possono accumularsi durante la defecazione.

Il rettocele fa parte di un gruppo di condizioni chiamate prolassi degli organi pelvici, che includono anche il cistocele (prolasso della vescica), l'isterocele (prolasso dell'utero) e l'enterocele (erniazione dell'intestino tenue). Queste condizioni possono coesistere nella stessa paziente. [1-2]

Chi ne è colpito

Il rettocele è una condizione quasi esclusivamente femminile, strettamente legata alla gravidanza, al parto e all'invecchiamento.

Dati epidemiologici:

• Prevalenza anatomica: piccoli rettoceli sono presenti nel 40-80% delle donne che hanno partorito, ma solo una minoranza diventa sintomatica [1][3]

• Età: l'incidenza aumenta significativamente dopo i 50 anni, con un picco tra i 60 e i 70 anni

• Parità: il rischio aumenta con il numero di parti vaginali

• Sintomatici: solo il 10-20% dei rettoceli causa sintomi sufficienti da richiedere una valutazione medica [2]

 

Nota importante: il rettocele può esistere per anni senza causare alcun disturbo. Molte donne scoprono di averlo solo durante una visita ginecologica di routine.

Cause e fattori di rischio

Il rettocele si sviluppa quando le strutture che sostengono il retto e la vagina si indeboliscono. Questo indebolimento è quasi sempre multifattoriale.

 

Gravidanza e parto vaginale

Rappresentano i fattori di rischio più importanti. Durante il parto, i muscoli del pavimento pelvico e il setto retto-vaginale subiscono uno stiramento significativo che può causare danni permanenti, anche in parti considerati "normali". [1][4]

Il rischio aumenta con:

• Parti multipli (multiparità)

• Parti laboriosi o prolungati

• Neonati di peso elevato (oltre 4 kg)

• Uso di forcipe o ventosa

• Lacerazioni perineali di III-IV grado

 

Invecchiamento

Con l'età, i tessuti connettivi perdono elasticità e i muscoli del pavimento pelvico si indeboliscono. Gli estrogeni hanno un ruolo protettivo sul collagene: dopo la menopausa, la loro riduzione accelera il deterioramento dei tessuti di sostegno. [2]

 

Altri fattori di rischio:

• Stipsi cronica: lo sforzo ripetuto durante la defecazione aumenta la pressione sul pavimento pelvico

• Obesità: il peso eccessivo grava costantemente sulle strutture pelviche

• Tosse cronica: bronchite cronica, asma, fumo

• Sollevamento pesi: attività lavorative o sportive con sforzi addominali ripetuti

• Pregressa isterectomia: può alterare il supporto del pavimento pelvico

• Predisposizione genetica: alcune donne hanno tessuti connettivi costituzionalmente più deboli

I sintomi: come riconoscerlo

La maggior parte dei rettoceli è asintomatica. Quando i sintomi compaiono, sono legati principalmente alla difficoltà di evacuazione.

 

Difficoltà a evacuare completamente (sintomo principale)

La sensazione di non riuscire a svuotare completamente l'intestino è il disturbo più frequente. Le feci si accumulano nella "tasca" del rettocele e non vengono espulse con il normale sforzo defecatorio. La paziente riferisce spesso la sensazione di “non avere fatto tutto”.

 

Necessità di manovre digitali

Molte donne riferiscono di dover premere con le dita sulla parete posteriore della vagina (o sul perineo) per riuscire a evacuare. Questa manovra, chiamata "digitazione", è molto caratteristica del rettocele. [1][5]

 

Sensazione di ingombro vaginale

Una sensazione di "qualcosa che sporge" o di pienezza nella vagina, soprattutto durante la defecazione o dopo essere state a lungo in piedi.

 

Altri sintomi possibili:

• Evacuazioni frammentate (necessità di tornare più volte in bagno)

• Sensazione di evacuazione incompleta

• Necessità di sforzo eccessivo

• Dolore o fastidio durante i rapporti sessuali (dispareunia)

• Sensazione di peso perineale a fine giornata

 

Cosa NON è tipico del rettocele:

• Dolore intenso durante la defecazione (più tipico della ragade)

• Sanguinamento rettale significativo (più tipico delle emorroidi)

• Incontinenza fecale (può coesistere, ma non è causata direttamente dal rettocele)

Quando consultare uno specialista

È consigliabile una valutazione specialistica quando:

• La difficoltà a evacuare persiste nonostante dieta adeguata e uso di fibre

• È necessario usare le dita per evacuare regolarmente

• Si avverte una sensazione di ingombro vaginale che peggiora nel tempo

• I sintomi interferiscono con la qualità di vita quotidiana

• I rapporti sessuali sono diventati dolorosi o fastidiosi

• Sono presenti altri sintomi come incontinenza urinaria o sensazione di prolasso

 

Chi consultare:

Il rettocele può essere valutato sia dal ginecologo che dal proctologo/chirurgo colorettale. Nei casi complessi, con coinvolgimento di più organi pelvici, è utile un approccio multidisciplinare.

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Come viene diagnosticato

La diagnosi di rettocele è generalmente semplice e clinica.

 

Visita specialistica

L'esame obiettivo ginecologico e/o proctologico permette di apprezzare facilmente la presenza del rettocele. Durante la visita, il medico chiederà alla paziente di "spingere" come per evacuare: questo rende evidente la protrusione della parete rettale nella vagina.

L'esplorazione rettale permette di valutare:

• Le dimensioni del rettocele

• La presenza di feci residue nella "tasca"

• Il tono dei muscoli del pavimento pelvico

• La coesistenza di altri prolassi

 

Esami strumentali

Non sempre necessari, vengono richiesti quando:

• Si sospetta la coesistenza di altri prolassi

• I sintomi sono severi e si considera l'intervento chirurgico

• È necessario escludere altre cause di defecazione ostruita

 

Defeco-RM (Risonanza Magnetica dinamica del pavimento pelvico)

È l'esame di prima scelta per lo studio completo del pavimento pelvico. Permette di visualizzare simultaneamente retto, vagina, utero, vescica e intestino tenue, sia a riposo che durante la simulazione della defecazione. Le linee guida NICE e i consensus europei la considerano il gold standard per la valutazione preoperatoria. [6-7]

 

Altri esami possibili:

• Defecografia radiologica: alternativa quando la RM non è disponibile

• Manometria anorettale: valuta la funzione sfinteriale e la coordinazione della defecazione

Colonscopia: per escludere patologie organiche del colon (indicata dopo i 50 anni e nelle pazienti che hanno una storia familiari di polipi o tumori del colon-retto)

Gradi di severità

Il rettocele viene classificato in base alla sua dimensione, misurata durante la defecografia o la Defeco-RM. [6][8]

 

Grado I (piccolo) — meno di 2 cm

• Generalmente asintomatico

• Reperto occasionale durante visite di routine

• Non richiede trattamento specifico

Grado II (medio) — 2-4 cm

• Può causare sintomi di defecazione ostruita

• Spesso gestibile con terapia conservativa

• Chirurgia solo se fallisce il trattamento conservativo

 

Grado III (grande) — oltre 4 cm

• Frequentemente sintomatico

• Può richiedere chirurgia se impatta sulla qualità di vita

• Spesso associato ad altri prolassi pelvici

 

Nota importante: la dimensione del rettocele non correla sempre con la severità dei sintomi. Alcuni rettoceli piccoli possono essere molto sintomatici, mentre rettoceli grandi possono essere ben tollerati. La decisione terapeutica si basa principalmente sull'impatto sulla qualità di vita.

Opzioni di terapia

Il trattamento del rettocele è graduale: si inizia sempre con misure conservative e si considera la chirurgia solo quando queste falliscono. Questo approccio è raccomandato dalle linee guida NICE e dai consensus delle società scientifiche. [2][9]

 

1. Terapia conservativa (prima scelta)

Indicata per tutti i rettoceli sintomatici come primo approccio. Efficace nella maggioranza dei casi.

 

Regolarizzazione dell'alvo

Obiettivo: feci morbide e facili da evacuare, senza necessità di sforzo.

• Dieta ricca di fibre: frutta, verdura, cereali integrali, legumi

• Adeguata idratazione: almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno

• Integratori di fibre: psillio, glucomannano

• Non rimandare lo stimolo, stabilire una routine defecatoria

 

Riabilitazione del pavimento pelvico

Esercizi di Kegel: contrazioni ripetute dei muscoli del pavimento pelvico (meglio se guidati inizialmente da un fisioterapista)

Biofeedback: particolarmente utile quando coesiste dissinergia del pavimento pelvico [10]

Ginnastica perineale guidata, Kundalini Yoga: programmi strutturati

 

Modifiche comportamentali

• Postura corretta durante la defecazione: utilizzare uno sgabello sotto i piedi per assumere una posizione "accovacciata"

• Non sforzarsi eccessivamente

• Evitare di trattenere le feci

 

Controllo del peso e stile di vita

• Riduzione del peso corporeo se in sovrappeso

• Attività fisica regolare (camminare, nuotare)

• Abolizione del fumo

• Trattamento della tosse cronica

 

2. Pessario vaginale

Il pessario è un dispositivo in silicone che viene inserito in vagina per sostenere meccanicamente le pareti vaginali e il retto. [2]

Indicazioni:

• Pazienti anziane o con comorbidità che controindicano la chirurgia

• Pazienti che preferiscono evitare l'intervento

• Come "test" per valutare se la correzione del prolasso migliorerebbe i sintomi

• In attesa dell'intervento chirurgico

Vantaggi: non invasivo, reversibile, può essere gestito dalla paziente stessa

Svantaggi: richiede manutenzione periodica, può causare irritazione vaginale, non tutte le pazienti lo tollerano

 

3. Terapia chirurgica

Indicata quando:

• La terapia conservativa è stata tentata adeguatamente senza successo

• I sintomi compromettono significativamente la qualità di vita

• Le condizioni generali della paziente permettono l'intervento

 

Colporrafia posteriore (approccio vaginale)

Intervento tradizionale eseguito dai ginecologi. Attraverso un'incisione nella parete posteriore della vagina, si ripara il difetto del setto retto-vaginale.

• Indicazioni: rettocele isolato, senza prolasso rettale interno significativo

• Vantaggi: approccio mininvasivo, buoni risultati anatomici

• Limiti: non corregge il prolasso rettale interno; tassi di recidiva del 15-25% a 5 anni [11]

 

STARR (Stapled Trans-Anal Rectal Resection)

Intervento resettivo eseguito per via transanale con suturatrici meccaniche. Descritto in dettaglio nella sezione successiva.

Rettopessi (approccio addominale)

Fissazione del retto alle strutture pelviche, eseguita per via laparoscopica o robotica. Riservata a casi selezionati con prolasso rettale esterno o coinvolgimento di più organi. [1]

L'intervento STARR

La STARR (Stapled Trans-Anal Rectal Resection) è una tecnica chirurgica specificamente sviluppata per il trattamento del rettocele associato a prolasso rettale interno. [12-13]

 

Come funziona

L'intervento viene eseguito interamente per via transanale, senza incisioni esterne. Utilizzando suturatrici meccaniche circolari (stapler), il chirurgo reseca la porzione di retto che forma il rettocele e quella che si invagina nel canale anale. La suturatrice taglia e sutura contemporaneamente.

 

Indicazioni

• Rettocele sintomatico associato a prolasso rettale interno

Sindrome da defecazione ostruita (ODS) con documentazione radiologica

• Fallimento della terapia conservativa

Le linee guida NICE (IPG351) confermano che la STARR è un'opzione appropriata per l'ODS, raccomandando audit dei risultati e consenso informato dettagliato. [9]

 

Controindicazioni

• Incontinenza fecale significativa

• Pregressa radioterapia pelvica

• Malattie infiammatorie intestinali attive

• Enterocele significativo

 

Cosa aspettarsi

• Anestesia: spinale o generale

• Durata: 30-60 minuti

• Ricovero: 1-2 giorni

• Dolore postoperatorio: generalmente minimo

• Ripresa attività: 7-10 giorni per attività quotidiane; 3-4 settimane per attività fisica intensa

• Risultati: miglioramento dei sintomi nel 70-85% dei casi [12-13]

 

L'importanza della rieducazione

Le pazienti che arrivano all'intervento hanno spesso convissuto per anni con il problema, sviluppando strategie compensatorie. L'intervento corregge il difetto anatomico, ma la paziente deve "reimparare" a evacuare normalmente.

Per questo motivo, è fondamentale un percorso riabilitativo pre e postoperatorio:

• Educazione sulla corretta tecnica defecatoria

• Esercizi del pavimento pelvico

• Gestione della dieta e della consistenza fecale

• Eventuale biofeedback

Senza questa rieducazione, i risultati dell'intervento possono essere subottimali.

È possibile prevenire il rettocele?

Molti fattori di rischio (gravidanza, parto, invecchiamento) non sono modificabili. Tuttavia, è possibile ridurre il rischio e rallentare la progressione.

 

Prima che si formi:

• Esercizi del pavimento pelvico durante e dopo la gravidanza

• Riabilitazione perineale postpartum, soprattutto dopo parti difficili

• Controllo del peso corporeo

• Prevenzione della stipsi fin dalla giovane età

• Evitare il sollevamento di pesi eccessivi

• Non fumare

 

Quando il rettocele è già presente:

• Tutte le misure conservative descritte sopra

• Evitare lo sforzo eccessivo durante la defecazione

• Trattare tempestivamente la tosse cronica

• Controlli periodici per monitorare l'evoluzione

 

Nota importante: il rettocele, una volta formato, tende a peggiorare nel tempo. In ogni caso, è praticamente impossibile prevedere con quale velocità. L'adozione precoce delle misure preventive può rallentare significativamente questa progressione.

Domande frequenti

Il rettocele può guarire da solo?

No. Il rettocele è un difetto anatomico che non si risolve spontaneamente. Tuttavia, i sintomi possono migliorare significativamente con la terapia conservativa, rendendo il problema gestibile senza necessità di chirurgia.

 

È pericoloso non operare il rettocele?

Il rettocele non è una condizione pericolosa per la vita. La decisione di operare si basa esclusivamente sull'impatto sulla qualità di vita. Molte donne convivono con un rettocele per tutta la vita senza problemi significativi.

 

Dopo l'intervento potrò evacuare normalmente?

Nella maggior parte dei casi sì, ma è necessario un periodo di adattamento. Il corpo deve "reimparare" a evacuare senza le compensazioni sviluppate negli anni. Per questo è importante il percorso riabilitativo.

 

L'intervento è doloroso?

La STARR è generalmente ben tollerata, con dolore postoperatorio minimo. Alcune pazienti riferiscono una sensazione di urgenza o tenesmo nei primi giorni, che si risolve spontaneamente.

 

Posso avere rapporti sessuali dopo l'intervento?

Sì, generalmente dopo 4-6 settimane. In molti casi, la correzione del rettocele migliora il fastidio/dolore che veniva avvertito durante i rapporti.

 

Il rettocele può tornare dopo l'intervento?

Le recidive sono possibili (5-20% a seconda della tecnica). Il rischio si riduce mantenendo le buone abitudini: controllo del peso, prevenzione della stipsi, esercizi del pavimento pelvico.

 

Devo fare la Defeco-RM prima di decidere se operarmi?

Non sempre. È particolarmente utile quando si sospetta la coesistenza di altri prolassi o quando i sintomi non sono chiaramente spiegati dal solo rettocele. Il medico valuterà caso per caso.

Posso usare il pessario a lungo termine?

Sì, molte donne lo utilizzano per anni con buoni risultati. Richiede controlli periodici e corretta manutenzione.

 

Qual è la differenza tra rettocele e prolasso rettale?

Il rettocele è una protrusione della parete anteriore del retto nella vagina. Il prolasso rettale è una fuoriuscita dell'intero retto attraverso l'ano. Sono condizioni diverse, anche se possono coesistere.

Bibliografia

  1. Bordeianou LG, Carmichael JC, Paquette IM, et al. The American Society of Colon and Rectal Surgeons Clinical Practice Guidelines for the Management of Rectal Prolapse. Dis Colon Rectum. 2021;64(11):1325-1342.

  2. National Institute for Health and Care Excellence. Urinary Incontinence and Pelvic Organ Prolapse in Women: Management (NG123). NICE; 2019.

  3. Hendrix SL, Clark A, Nygaard I, et al. Pelvic Organ Prolapse in the Women's Health Initiative: Gravity and Gravidity. Am J Obstet Gynecol. 2002;186(6):1160-1166.

  4. Memon HU, Handa VL. Vaginal Childbirth and Pelvic Floor Disorders. Womens Health (Lond). 2013;9(3):265-277.

  5. Haylen BT, Maher CF, Barber MD, et al. An International Urogynecological Association (IUGA) / International Continence Society (ICS) Joint Report on the Terminology for Female Pelvic Organ Prolapse (POP). Int Urogynecol J. 2016;27(2):165-194.

  6. Piloni V, Tosi P, Vernelli M. MR-Defecography in Obstructed Defecation Syndrome (ODS): Technique, Diagnostic Criteria, and Grading. Tech Coloproctol. 2013;17(5):501-510.

  7. Defined TL, et al. Dynamic MRI of the Pelvic Floor: A Comprehensive Review. Eur Radiol. 2024;34(2):1123-1138.

  8. Mimura T, Roy AJ, Storber JH, Kamm MA. Treatment of Rectocele. Dis Colon Rectum. 2000;43(10):1391-1397.

  9. National Institute for Health and Care Excellence. Stapled Transanal Rectal Resection for Obstructed Defaecation Syndrome (IPG351). NICE; 2010 (reviewed 2019).

  10. Rao SSC, Valestin JA, Xiang X, et al. Home-Based Versus Office-Based Biofeedback Therapy for Constipation With Dyssynergic Defecation: A Randomised Controlled Trial. Lancet Gastroenterol Hepatol. 2018;3(11):768-777.

  11. Glazener CM, Breeman S, Elders A, et al. Mesh, Graft, or Standard Repair for Women Having Primary Transvaginal Anterior or Posterior Compartment Prolapse Surgery: Two Parallel-Group, Multicentre, Randomised, Controlled Trials (PROSPECT). Lancet. 2017;389(10067):381-392.

  12. Schwandner O, Stuto A, Jayne D, et al. Decision-Making Algorithm for the STARR Procedure in Obstructed Defecation Syndrome. Surg Innov. 2008;15(2):105-109.

  13. Lehur PA, Stuto A, Fantoli M, et al. Outcomes of Stapled Transanal Rectal Resection vs. Biofeedback for the Treatment of Outlet Obstruction Associated With Rectal Intussusception and Rectocele. Dis Colon Rectum. 2008;51(11):1611-1618.

  14. Maher C, Feiner B, Baessler K, et al. Surgery for Women With Posterior Compartment Prolapse. Cochrane Database Syst Rev. 2023;3(3):CD012975.

  15. Boenicke L, Kim M, Melchior S, et al. Stapled Transanal Rectal Resection and Sacral Nerve Stimulation: Two Established Treatment Options for Obstructed Defecation Syndrome — A Systematic Review and Meta-Analysis. Tech Coloproctol. 2023;27(10):851-864.

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