Dott. Antonio Daffinà
proctologoaroma.it
I Diverticoli del colon: una guida semplice ed aggiornata
A cura del Dott. A. Daffinà, Chirurgo Coloproctologo. Revisione del testo: maggio 2026
Quello che devi sapere subito
I diverticoli del colon sono piccole estroflessioni — come dei "sacchetti" — che si formano sulla parete del colon, soprattutto nella sua parte finale (il sigma). Sono molto comuni: dopo i 60 anni, circa una persona su due ne è portatrice, e dopo gli 80 anni la percentuale sale a tre su quattro.
Punti chiave:
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Nella grande maggioranza dei casi (oltre l'80%) i diverticoli non danno alcun disturbo e vengono scoperti per caso durante una colonscopia o una TAC eseguita per altri motivi. In questi casi si parla di diverticolosi e non è necessario alcun trattamento
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Solo una piccola percentuale di chi ha i diverticoli (tra l'1% e il 4%) svilupperà nel corso della vita un episodio di diverticolite, cioè un'infiammazione dei diverticoli
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Quando la diverticolite si manifesta, nell'85% dei casi è una forma non complicata che può essere gestita a casa con riposo, dieta leggera e, solo in casi selezionati, antibiotici
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Noci, mandorle, semi, popcorn e granturco non sono più vietati: studi scientifici hanno dimostrato che non aumentano il rischio di diverticolite e possono anzi avere un effetto protettivo
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Circa la metà del rischio di sviluppare diverticoli e diverticolite dipende da fattori genetici, ma uno stile di vita sano può ridurre significativamente il rischio anche in chi ha una predisposizione familiare
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica specialistica. In caso di sintomi, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista.
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Cosa sono i diverticoli e come si formano
I diverticoli del colon sono piccole sacche che si formano quando il rivestimento interno dell'intestino (la mucosa) viene spinto verso l'esterno attraverso punti deboli della parete muscolare del colon.
Per capire come si formano, bisogna sapere che la parete del colon è attraversata da piccoli vasi sanguigni (chiamati vasa recta) che portano il nutrimento alla mucosa. I punti in cui questi vasi attraversano lo strato muscolare rappresentano delle zone di minor resistenza — una sorta di "varchi" nella parete.
Quando la pressione all'interno del colon aumenta — per esempio a causa di contrazioni muscolari particolarmente intense, tipiche di chi soffre di stitichezza cronica — la mucosa viene spinta attraverso questi varchi e forma le caratteristiche "tasche" che chiamiamo diverticoli.
Il sigma (l'ultima parte del colon, prima del retto) è il tratto più colpito perché, essendo il segmento con il diametro più piccolo, è quello in cui la pressione interna raggiunge i valori più elevati. È un principio fisico: a parità di forza, la pressione è maggiore in un tubo più stretto.
Un dato importante: la parete del diverticolo è molto sottile, perché è formata solo dalla mucosa, senza lo strato muscolare che normalmente protegge l'intestino. Questo spiega perché i diverticoli possono andare incontro a complicanze come l'infiammazione, il sanguinamento e, nei casi più gravi, la perforazione.

Fattori di rischio: cosa favorisce la formazione dei diverticoli
Nella formazione dei diverticoli entrano in gioco fattori che possiamo controllare e fattori che non dipendono da noi.
Fattori controllabili:
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Alimentazione povera di fibre: una dieta con poca frutta, verdura e cereali integrali favorisce la stitichezza e l'aumento della pressione nel colon
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Scarso consumo di acqua: contribuisce all'indurimento delle feci
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Sedentarietà: l'inattività fisica rallenta il transito intestinale e favorisce la stitichezza
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Obesità: soprattutto l'accumulo di grasso addominale aumenta la pressione sulle pareti del colon
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Fumo: è un fattore di rischio sia per la formazione dei diverticoli che per le loro complicanze
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Consumo eccessivo di carne rossa: studi su ampie popolazioni hanno evidenziato un'associazione con un rischio aumentato di diverticolite
Fattori non controllabili:
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Età: con l'invecchiamento si perdono neuroni nel plesso nervoso intestinale, le contrazioni del colon diventano meno coordinate e la parete muscolare si indebolisce
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Genetica: studi su gemelli e famiglie hanno dimostrato che circa il 40-50% del rischio di sviluppare diverticolite dipende da fattori ereditari. Sono state identificate varianti genetiche che influenzano la struttura del collagene e la funzione neuromuscolare del colon
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Malattie del tessuto connettivo: condizioni come la sindrome di Marfan o la sindrome di Ehlers-Danlos aumentano il rischio
Alcuni farmaci possono favorire la formazione dei diverticoli o aumentare il rischio di complicanze:
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Antinfiammatori non steroidei (FANS): come ibuprofene e diclofenac (ma non l'aspirina a basse dosi prescritta per la prevenzione cardiovascolare)
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Oppiacei: rallentano il transito intestinale e aumentano la pressione nel colon
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Cortisonici: soprattutto se usati a lungo termine
Un dato rassicurante: uno studio pubblicato su Gut nel 2025, che ha analizzato quasi 180.000 persone, ha dimostrato che mantenere uno stile di vita sano — non fumare, mantenere un peso nella norma, fare attività fisica, consumare fibre e limitare la carne rossa — riduce il rischio di diverticolite del 50%, indipendentemente dalla predisposizione genetica.
Il Microbiota intestinale: un campo in evoluzione
Il microbiota intestinale — l'insieme dei miliardi di microrganismi che abitano il nostro intestino — sta emergendo come un elemento importante nella comprensione della malattia diverticolare.
Le ricerche più recenti suggeriscono che nei pazienti con diverticolite si osserva una riduzione dei batteri "buoni" che producono sostanze protettive per la mucosa intestinale (in particolare il butirrato, un acido grasso a catena corta) e un aumento di batteri potenzialmente dannosi, come quelli della famiglia degli Enterobatteri.
Questa alterazione dell'equilibrio microbico (disbiosi) potrebbe contribuire a mantenere uno stato di infiammazione cronica di basso grado nella parete del colon, favorendo sia i sintomi che le complicanze.
Un aspetto particolarmente interessante è il legame tra fibre alimentari e microbiota: alcuni batteri intestinali si nutrono esclusivamente di determinati tipi di fibre. Quando la dieta è povera di fibre, questi batteri "buoni" diminuiscono e vengono sostituiti da batteri che, per nutrirsi, aggrediscono il muco protettivo della parete intestinale, assottigliandola e rendendola più vulnerabile.
Questo è un campo di ricerca in rapida evoluzione. Le linee guida internazionali più recenti (Fiesole Consensus 2025) hanno identificato la caratterizzazione del microbioma come una delle priorità di ricerca per il futuro. Per ora, l'approccio più ragionevole è favorire un microbiota sano attraverso una dieta ricca di fibre vegetali e, in casi selezionati, l'uso di probiotici specifici.
L'argomento del microbiota intestinale viene trattato in modo più approfondito nelle pagine dedicate al meteorismo intestinale e al microbiota spiegato ai bambini.
Diverticolosi, malattia diverticolare e diverticolite: facciamo chiarezza
Questi tre termini vengono spesso confusi, ma indicano condizioni molto diverse tra loro.
Diverticolosi: significa semplicemente avere dei diverticoli nel colon, senza alcun sintomo. È la situazione più comune e non è una malattia. Non richiede alcun trattamento specifico, solo buone abitudini alimentari e di vita.
Malattia diverticolare sintomatica: i diverticoli causano disturbi — dolore addominale, gonfiore, alterazioni dell'alvo — ma senza segni di infiammazione acuta o complicanze. È una condizione cronica che va gestita con la dieta, lo stile di vita e, in alcuni casi, con farmaci specifici.
Diverticolite: è l'infiammazione di uno o più diverticoli. Può essere non complicata (la forma più frequente, circa l'85% dei casi) o complicata (quando si sviluppano ascessi, perforazioni, fistole o stenosi).
I Sintomi: quando i diverticoli si fanno sentire
La diverticolite si manifesta tipicamente con:
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Dolore addominale: nella maggior parte dei casi localizzato nella parte bassa sinistra dell'addome (dove si trova il sigma). È il sintomo più caratteristico
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Febbre: può essere lieve nelle forme non complicate, più elevata (sopra i 38°C) nelle forme complicate
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Nausea e inappetenza: spesso accompagnano il dolore
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Alterazioni dell'alvo: stitichezza o, meno frequentemente, diarrea
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Gonfiore addominale
Un sintomo che merita attenzione particolare è il sanguinamento rettale. Quasi la metà dei sanguinamenti importanti che originano dalla parte bassa dell'intestino è causata da un diverticolo. Il sanguinamento diverticolare è tipicamente abbondante e improvviso, perché origina dalla rottura di un piccolo vaso arterioso in corrispondenza del diverticolo. Nella maggior parte dei casi si arresta spontaneamente, ma richiede sempre una valutazione medica urgente.
Attenzione: il sanguinamento rettale non è un sintomo tipico della diverticolite acuta. Se compare sanguinamento durante un episodio di diverticolite, è necessario escludere altre cause.
Diagnosi
La diagnosi di diverticolite acuta si basa sulla combinazione di sintomi, esami del sangue e, soprattutto, sulla TAC dell'addome con mezzo di contrasto, che è l'esame di riferimento. La TAC ha una capacità di identificare correttamente la diverticolite in quasi il 99% dei casi e permette di distinguere le forme non complicate da quelle complicate (ascessi, perforazioni, fistole).
In alcuni centri, soprattutto in Europa, l'ecografia addominale può essere utilizzata come primo esame, a condizione che venga eseguita da un operatore esperto.
Gli esami del sangue (globuli bianchi, PCR, VES) aiutano a valutare l'entità dell'infiammazione e a monitorare la risposta al trattamento. Un dato importante: questi valori possono non essere alterati nelle prime 24-48 ore dall'esordio dei sintomi, per cui è consigliabile ripeterli a distanza di due giorni.
La colonscopia è controindicata durante un episodio acuto di diverticolite, per il rischio di perforazione. Va invece eseguita a 6-8 settimane dalla risoluzione dell'episodio, se non è stata effettuata nei 3 anni precedenti, per escludere la presenza di un tumore del colon. Questo è particolarmente importante perché nelle forme complicate di diverticolite, la coesistenza di una neoplasia è stata riscontrata nel 6-8% dei casi.
La Diverticolosi: quando i diverticoli non danno problemi
Se durante una colonscopia di screening o una TAC eseguita per altri motivi vengono riscontrati dei diverticoli, ma non ci sono sintomi, non c'è motivo di allarmarsi.
La diverticolosi non è una malattia e non richiede alcun trattamento farmacologico.
Le uniche raccomandazioni sono quelle che valgono per la salute intestinale in generale:
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Seguire una dieta ricca di fibre (frutta, verdura, cereali integrali, legumi)
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Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno
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Fare attività fisica regolare
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Mantenere un peso corporeo nella norma
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Non fumare
Queste misure non eliminano i diverticoli già formati (che sono permanenti), ma possono ridurre il rischio che si infiammino.
La Malattia Diverticolare: quando ci sono i sintomi ma non le complicanze
Quando i diverticoli causano disturbi cronici — dolore addominale ricorrente, gonfiore, alterazioni dell'alvo — senza segni di infiammazione acuta, si parla di malattia diverticolare sintomatica non complicata. È una condizione che riguarda circa il 20-25% delle persone con diverticolosi.
I sintomi possono sovrapporsi a quelli della sindrome dell'intestino irritabile, rendendo talvolta difficile la distinzione. Per questo motivo, le linee guida raccomandano di escludere altre diagnosi con esami di imaging e colonscopia.
La gestione si basa su:
Dieta e stile di vita: sono il pilastro del trattamento. Una dieta ricca di fibre vegetali, l'attività fisica regolare e il mantenimento di un peso adeguato rappresentano le misure più efficaci.
Farmaci: nelle forme con sintomi persistenti, le linee guida internazionali più recenti (Fiesole Consensus 2025) indicano che possono essere utili la rifaximina (un antibiotico intestinale poco assorbito), la mesalazina (un antinfiammatorio intestinale) e, in casi selezionati, probiotici specifici. Tuttavia, le prove scientifiche a supporto di questi trattamenti sono ancora limitate e nessuno di essi ha dimostrato in modo definitivo di prevenire le recidive.
Cosa evitare: i FANS (antinfiammatori come ibuprofene e diclofenac) vanno usati con cautela perché possono favorire il sanguinamento diverticolare e le complicanze. Il paracetamolo è l'antidolorifico di scelta.
Rifaximina e Mesalazina: cosa sappiamo davvero
Chi soffre di malattia diverticolare sintomatica non complicata — cioè di disturbi cronici come dolore addominale, gonfiore e alterazioni dell'alvo legati ai diverticoli, ma senza episodi acuti di diverticolite — si sente spesso prescrivere cicli periodici di rifaximina o mesalazina. Sono farmaci molto utilizzati in Italia, ma le evidenze scientifiche a loro supporto meritano di essere conosciute, perché il quadro è più sfumato di quanto si potrebbe pensare.
Rifaximina: utile per i sintomi, non per prevenire le recidive
La rifaximina è un antibiotico intestinale che viene assorbito in minima parte dall'organismo e agisce quasi esclusivamente all'interno dell'intestino. Viene generalmente prescritta in cicli di 7 giorni al mese.
Per il controllo dei sintomi cronici (dolore, gonfiore, irregolarità intestinale), le evidenze sono favorevoli. Studi condotti su oltre 1.600 pazienti hanno mostrato che la rifaximina, associata a una dieta ricca di fibre, migliora significativamente i disturbi a distanza di un anno. Uno studio italiano che ha seguito 346 pazienti per 8 anni ha confermato una riduzione del dolore e del gonfiore nei pazienti trattati con cicli periodici di rifaximina.
Un aspetto interessante è che la rifaximina non si limita a eliminare i batteri "cattivi": modifica la composizione della flora intestinale favorendo la crescita di batteri protettivi (come l'Akkermansia), con una correlazione diretta tra l'aumento di questi batteri e la riduzione del dolore. Per questo motivo viene definita un farmaco "eubiotico" — cioè che favorisce l'equilibrio del microbiota — piuttosto che un semplice antibiotico.
Per la prevenzione di nuovi episodi di diverticolite, invece, le prove sono insufficienti. L'unico studio specifico su questo obiettivo è stato interrotto precocemente per difficoltà di arruolamento e non ha raggiunto risultati conclusivi. L'American Gastroenterological Association (AGA) è chiara su questo punto: la rifaximina non dovrebbe essere utilizzata con l'obiettivo di prevenire le recidive di diverticolite. La Consensus internazionale di Fiesole (2025) adotta una posizione leggermente più aperta, riconoscendo un possibile ruolo nel sollievo dei sintomi, ma senza raccomandarne l'uso per la prevenzione.
Chi può trarne beneficio: pazienti con malattia diverticolare sintomatica non complicata che presentano disturbi cronici persistenti (dolore addominale ricorrente, gonfiore, alterazioni dell'alvo) nonostante le modifiche dietetiche e dello stile di vita. In questi casi, cicli periodici di rifaximina possono migliorare la qualità di vita. Il trattamento va concordato con il medico e rivalutato periodicamente.
Mesalazina: risultati deludenti per la prevenzione, qualche segnale per i sintomi
La mesalazina è un antinfiammatorio intestinale molto utilizzato nelle malattie infiammatorie croniche dell'intestino (come la rettocolite ulcerosa). Il suo impiego nella malattia diverticolare è stato ampiamente studiato, con risultati nel complesso deludenti per l'obiettivo principale.
Per la prevenzione delle recidive di diverticolite, le evidenze di alta qualità concordano: la mesalazina non funziona. I due studi più ampi (chiamati PREVENT-1 e PREVENT-2, con oltre 1.100 pazienti seguiti per 2 anni) hanno testato tre dosaggi diversi di mesalazina senza dimostrare alcun vantaggio rispetto al placebo. La revisione Cochrane e la revisione sistematica dell'American College of Physicians confermano questa conclusione. L'AGA raccomanda esplicitamente di non utilizzare la mesalazina per prevenire le recidive.
Per il controllo dei sintomi cronici nella malattia diverticolare sintomatica non complicata, i dati sono leggermente più incoraggianti. Alcune revisioni hanno mostrato che la mesalazina può ridurre il dolore e il gonfiore rispetto al placebo. La Consensus di Fiesole 2025 riconosce un possibile ruolo in questo ambito.
Un dato che merita attenzione: uno studio ha riportato che i pazienti trattati con mesalazina ciclica (10 giorni al mese) hanno avuto una recidiva di diverticolite mediamente 5 mesi prima rispetto a chi assumeva il placebo. Questo dato isolato non è stato confermato da altri studi, ma solleva interrogativi sull'uso ciclico a lungo termine.
Chi può trarne beneficio: pazienti con malattia diverticolare sintomatica non complicata che non rispondono alle modifiche dietetiche e alla rifaximina. L'uso va limitato al controllo dei sintomi e non alla prevenzione delle recidive. Il trattamento va concordato con il medico.
Una differenza importante tra Italia e resto del mondo
È utile sapere che esiste una discrepanza significativa tra la pratica clinica italiana — dove rifaximina e mesalazina sono molto prescritte per la malattia diverticolare — e le raccomandazioni delle principali società scientifiche americane (AGA, ASCRS, ACP), che sono più restrittive. La Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE) considera la rifaximina ciclica "sicura e utile" per i sintomi, ma riconosce che il vantaggio nella prevenzione delle recidive è "modesto e da verificare".
Questa differenza non significa che uno dei due approcci sia sbagliato: riflette piuttosto il fatto che le evidenze scientifiche disponibili non sono ancora sufficienti per dare una risposta definitiva, e che la pratica clinica si adatta alle tradizioni terapeutiche e alle esperienze locali.
In sintesi pratica
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Rifaximina e mesalazina possono essere utili per il controllo dei sintomi cronici della malattia diverticolare non complicata
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Nessuno dei due farmaci ha dimostrato in modo convincente di prevenire nuovi episodi di diverticolite
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Il loro impiego ha senso solo dopo aver ottimizzato la dieta e lo stile di vita, che restano il pilastro del trattamento
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La decisione di iniziare e proseguire questi trattamenti va sempre concordata con il medico e rivalutata periodicamente
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Non vanno confusi con gli antibiotici usati per trattare un episodio acuto di diverticolite, che è una situazione completamente diversa
La diverticolite acuta non complicata si può curare a casa?
La diverticolite acuta non complicata — cioè senza ascessi, perforazioni o altre complicanze — rappresenta circa l'85% di tutti i casi di diverticolite. Nella maggior parte dei casi può essere gestita a domicilio.
Un cambiamento importante rispetto al passato riguarda l'uso degli antibiotici. Per decenni sono stati considerati indispensabili in tutti i casi di diverticolite. Oggi, diversi studi clinici di alta qualità — tra cui gli studi svedesi AVOD, olandesi DIABOLO e spagnoli DINAMO — hanno dimostrato che nei pazienti senza altre malattie importanti e senza segni di infezione generalizzata, la diverticolite non complicata può essere trattata con il solo controllo del dolore e una dieta leggera, senza antibiotici, con risultati sovrapponibili.
Questa indicazione è stata recepita dalle principali linee guida internazionali: l'American Gastroenterological Association (AGA), l'American College of Physicians (ACP), la Consensus di Fiesole 2025 e diverse società europee raccomandano un uso selettivo degli antibiotici, riservandoli ai pazienti a rischio più elevato.
Quando gli antibiotici sono necessari: febbre persistente, valori elevati degli indici di infiammazione, età superiore a 80 anni, gravidanza, pazienti con difese immunitarie compromesse (chemioterapia, trapianto d'organo, cortisonici ad alte dosi) o con malattie croniche importanti (cirrosi, insufficienza renale, scompenso cardiaco, diabete mal controllato).
Condizioni per il trattamento a domicilio:
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Il paziente riesce a bere e ad assumere farmaci per bocca
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Non ha altre malattie gravi
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Il dolore è controllabile con antidolorifici per bocca
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Vive in un contesto familiare che garantisce assistenza e osservazione costante
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Può accedere facilmente a controlli medici e esami
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La diagnosi di diverticolite NON COMPLICATA è stata confermata dalla TAC
I sintomi migliorano generalmente entro 48-72 ore. Se non si osserva un miglioramento in questo arco di tempo, è necessaria una rivalutazione medica.

La diverticolite complicata: quando la situazione è più seria
Circa il 12-15% dei casi di diverticolite si presenta con complicanze. Le principali sono:
Ascesso diverticolare: si forma quando la perforazione di un diverticolo viene "contenuta" dai tessuti circostanti, creando una raccolta di pus. Gli ascessi piccoli (sotto i 3-4 cm) possono essere trattati con i soli antibiotici per via endovenosa. Quelli più grandi richiedono il drenaggio, che oggi viene eseguito nella maggior parte dei casi attraverso la cute, sotto guida TAC o ecografica, senza necessità di intervento chirurgico.
Perforazione libera: quando il diverticolo si perfora e il contenuto intestinale si riversa nella cavità addominale, si sviluppa una peritonite che richiede un intervento chirurgico urgente. È la complicanza più grave, ma fortunatamente anche la meno frequente.
Fistola diverticolare: quando un diverticolo infiammato aderisce a un organo vicino (vescica, vagina, piccolo intestino, parete addominale), può formarsi un canale di comunicazione anomalo. La fistola tra colon e vescica è la più comune e si manifesta con infezioni urinarie ricorrenti e, talvolta, con la presenza di aria nelle urine. Il trattamento è chirurgico.
Stenosi diverticolare: episodi ripetuti di infiammazione possono causare un restringimento del colon che, nei casi più gravi, può portare a un'ostruzione intestinale. La stenosi diverticolare può essere difficile da distinguere da una stenosi causata da un tumore, anche con la TAC, e richiede sempre un approfondimento diagnostico.
Sanguinamento diverticolare: è tipicamente improvviso e abbondante. Nella maggior parte dei casi si arresta spontaneamente. Quando persiste, la TAC con mezzo di contrasto permette di identificare la sede del sanguinamento e, attraverso tecniche di radiologia interventistica, di arrestarlo senza ricorrere alla chirurgia. L'intervento chirurgico è riservato ai casi in cui queste tecniche non sono disponibili o non hanno successo.
Quando è necessario il ricovero
Il ricovero ospedaliero è indicato quando:
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Il dolore è severo o il paziente non riesce ad alimentarsi e a bere
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Sono presenti segni di infezione generalizzata (febbre alta, brividi, tachicardia, pressione bassa)
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La TAC mostra una forma complicata (ascesso, perforazione, stenosi)
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Non c'è miglioramento dopo 48-72 ore di trattamento domiciliare
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Il paziente è anziano, fragile o ha le difese immunitarie compromesse
Quando serve il chirurgo
L'intervento chirurgico nella diverticolite è necessario in situazioni specifiche.
In urgenza: peritonite generalizzata con contenuto fecale nella cavità addominale, sanguinamento massivo non controllabile, ostruzione intestinale completa. In questi casi l'intervento consiste nella rimozione del tratto di colon malato. Nei pazienti stabili, è possibile ricongiungere i due monconi intestinali nella stessa seduta operatoria. Nei pazienti instabili o in condizioni critiche, può essere necessario confezionare una stomia temporanea — un'apertura sulla parete addominale per la fuoriuscita delle feci — che verrà chiusa in un secondo momento.
In elezione (programmato): dopo un episodio di diverticolite complicata con ascesso trattato con successo, può essere consigliata la rimozione chirurgica del tratto di colon interessato a distanza di 4-6 settimane, per prevenire recidive complicate. L'intervento programmato ha rischi molto inferiori rispetto a quello in urgenza.
Un cambiamento importante rispetto al passato: la decisione di operare non si basa più sul numero di episodi di diverticolite. Le linee guida attuali — dall'AGA americana alla Consensus di Fiesole 2025 — raccomandano che la scelta venga personalizzata caso per caso, considerando la gravità degli episodi, l'impatto sulla qualità di vita, le condizioni generali del paziente e le sue preferenze, piuttosto che applicare una regola rigida basata sul conteggio delle recidive.
L'intervento può essere eseguito con tecnica laparoscopica (mininvasiva) o tradizionale, a seconda delle condizioni del paziente e dell'esperienza del chirurgo.

Alimentazione e Diverticoli: cosa è cambiato
La dieta è uno degli aspetti su cui le conoscenze sono cambiate di più negli ultimi anni. Ecco i punti principali.
Noci, semi, popcorn e granturco: via libera. Per decenni si è raccomandato di evitare questi alimenti per il timore che potessero "incastrarsi" nei diverticoli e provocare l'infiammazione. Uno studio su larga scala condotto su oltre 47.000 professionisti sanitari americani, seguito per 18 anni, ha dimostrato che non esiste alcuna associazione tra il consumo di questi alimenti e il rischio di diverticolite. Anzi, noci e semi potrebbero avere un effetto protettivo. Questa evidenza è stata recepita da tutte le principali linee guida internazionali.
Fibre: sì, ma con gradualità. Una dieta ricca di fibre vegetali (frutta, verdura, cereali integrali, legumi) è raccomandata sia per la prevenzione che dopo un episodio di diverticolite. Chi non è abituato a consumare fibre dovrebbe introdurle gradualmente per evitare gonfiore e fastidio. Gli integratori di fibre (psillio, crusca) possono essere utili ma non sostituiscono una dieta equilibrata.
Carne rossa: con moderazione. Un consumo elevato di carne rossa (soprattutto non lavorata) è associato a un rischio aumentato di diverticolite. Non è necessario eliminarla completamente, ma è consigliabile limitarla a 2-3 porzioni alla settimana.
Dieta di tipo mediterraneo: ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e olio d'oliva, con poco consumo di carne rossa e dolci, è il modello alimentare che ha mostrato la maggiore associazione con un rischio ridotto di diverticolite.
Durante un episodio acuto: nelle prime 24-48 ore è consigliabile una dieta liquida (brodo, tè, acqua) per far riposare l'intestino. Man mano che i sintomi migliorano, si reintroducono gradualmente alimenti leggeri e facilmente digeribili, per poi tornare progressivamente a una dieta normale ricca di fibre.
Un esempio pratico di dieta liquida per i primi giorni:
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Colazione: brodo di verdure chiaro (zucchine, carote, patate, filtrato), tè o camomilla senza zucchero
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Spuntino: yogurt liquido non zuccherato
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Pranzo: crema di zucca o di carote, succo di mela diluito
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Cena: brodo di pesce chiaro, purea di carote, tisana alla menta o finocchio
Questa dieta va seguita solo per pochi giorni e sotto supervisione medica. Appena i sintomi migliorano, si passa gradualmente ad alimenti a basso residuo e poi alla dieta normale.

I Probiotici: cosa sappiamo in realtà
I probiotici — microrganismi vivi che, assunti in quantità adeguate, possono apportare benefici alla salute — sono un argomento su cui le aspettative spesso superano le evidenze scientifiche disponibili.
Nella malattia diverticolare, le linee guida internazionali più recenti (Fiesole Consensus 2025) riconoscono che alcuni probiotici specifici possono essere utili nella gestione della malattia diverticolare sintomatica non complicata, ma sottolineano che le prove sono ancora insufficienti per raccomandarne l'uso in modo generalizzato.
L'approccio più ragionevole, allo stato attuale delle conoscenze, è quello di favorire un microbiota sano attraverso l'alimentazione: una dieta ricca di fibre vegetali nutre i batteri "buoni" dell'intestino e favorisce la produzione di sostanze protettive per la mucosa. Alimenti come yogurt, kefir e verdure fermentate possono contribuire a mantenere l'equilibrio della flora intestinale.
Domande frequenti
Ho i diverticoli: devo preoccuparmi?
No. La diverticolosi è una condizione molto comune e nella grande maggioranza dei casi non causa alcun problema. Solo una piccola percentuale di chi ha i diverticoli (tra l'1% e il 4%) svilupperà un episodio di diverticolite nel corso della vita. Seguire una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo è sufficiente nella maggior parte dei casi.
Posso mangiare noci, semi e popcorn?
Sì. Studi scientifici condotti su decine di migliaia di persone hanno dimostrato che questi alimenti non aumentano il rischio di diverticolite. Il divieto che veniva dato in passato non ha basi scientifiche ed è stato abbandonato da tutte le principali linee guida internazionali. Anzi, noci e semi potrebbero avere un effetto protettivo.
La diverticolite guarisce da sola?
La diverticolite non complicata, nella maggior parte dei casi, si risolve con il riposo intestinale e il controllo del dolore. Tuttavia, è sempre necessaria una valutazione medica per escludere complicanze e decidere se siano necessari antibiotici o altri trattamenti. Non è una condizione da gestire in autonomia.
Dopo un episodio di diverticolite, devo fare la colonscopia?
Dipende. Se la diverticolite era non complicata e hai eseguito una colonscopia di buona qualità nei 3 anni precedenti, potrebbe non essere necessaria. Se la diverticolite era complicata, la colonscopia è raccomandata a 6-8 settimane dalla risoluzione dell'episodio, per escludere la presenza di un tumore del colon — che nelle forme complicate è stato riscontrato nel 6-8% dei casi.
Servono sempre gli antibiotici per la diverticolite?
No. Diversi studi clinici di alta qualità hanno dimostrato che nei pazienti senza altre malattie importanti e senza segni di infezione generalizzata, la diverticolite non complicata può essere trattata senza antibiotici, con risultati equivalenti. Gli antibiotici restano necessari per i pazienti a rischio più elevato (anziani, immunodepressi, diabetici, pazienti con malattie croniche importanti) e per tutte le forme complicate.
Quando devo andare al pronto soccorso?
In presenza di dolore addominale severo e improvviso, febbre alta, brividi, impossibilità ad alimentarsi, sanguinamento rettale abbondante, o se le condizioni generali peggiorano rapidamente. Questi possono essere segnali di una forma complicata che richiede una valutazione urgente. Non aspettare: nella diverticolite complicata, il tempo è un fattore importante.
I diverticoli possono trasformarsi in tumore?
No. I diverticoli non si trasformano in tumore. Tuttavia, una stenosi diverticolare può essere difficile da distinguere da una stenosi tumorale anche alla TAC, e in alcuni casi un tumore del colon può essere inizialmente scambiato per una diverticolite. Per questo motivo la colonscopia dopo un episodio di diverticolite complicata è importante.
Devo operarmi dopo il secondo episodio di diverticolite?
Non necessariamente. Le linee guida attuali non raccomandano più l'intervento chirurgico basandosi sul numero di episodi — una regola che veniva applicata in passato. La decisione viene personalizzata caso per caso, considerando la gravità degli episodi, l'impatto sulla qualità di vita e le condizioni generali del paziente. In alcuni casi, anche dopo un singolo episodio complicato, può essere consigliato l'intervento; in altri, anche dopo più episodi non complicati, si può continuare con la gestione conservativa.
I probiotici sono utili per i diverticoli?
Le evidenze scientifiche sono ancora limitate. Alcuni probiotici specifici possono essere utili nella malattia diverticolare sintomatica non complicata, ma non esistono prove sufficienti per raccomandarli in modo generalizzato. L'approccio più efficace per favorire un microbiota sano resta una dieta ricca di fibre vegetali, frutta, verdura e alimenti fermentati come yogurt e kefir.
La diverticolite può tornare?
Sì. Il rischio di recidiva dopo un primo episodio è stimato tra il 10% e il 35%. Tuttavia, è importante sapere che il primo episodio è generalmente quello a maggior rischio di complicanze. Gli episodi successivi tendono ad avere una gravità simile o inferiore al primo. Mantenere uno stile di vita sano — dieta ricca di fibre, attività fisica, peso nella norma, niente fumo — riduce significativamente il rischio di recidiva.
Qual è la differenza fra diverticolosi e diverticolite?
La diverticolosi indica semplicemente la presenza di diverticoli nel colon, senza sintomi: non è una malattia e non richiede trattamento. La diverticolite, invece, è l'infiammazione di uno o più diverticoli, con sintomi come dolore addominale, febbre e alterazioni dell'alvo. La diverticolite richiede sempre una valutazione medica.
Posso fare attività fisica se ho i diverticoli?
Assolutamente sì, anzi è fortemente consigliato. L'attività fisica regolare — anche una semplice camminata di 30-60 minuti, 3-5 volte a settimana — riduce il rischio di diverticolite. Non ci sono controindicazioni specifiche legate alla presenza di diverticoli, a meno che non sia in corso un episodio acuto di diverticolite.
La rifaximina ciclica previene la diverticolite?
No, almeno non in base alle evidenze scientifiche attualmente disponibili. La rifaximina somministrata in cicli periodici (tipicamente 7 giorni al mese) è efficace nel ridurre i sintomi cronici della malattia diverticolare non complicata — come dolore, gonfiore e irregolarità intestinale — ma non ha dimostrato di prevenire nuovi episodi di diverticolite. Le principali società scientifiche internazionali (AGA, ASCRS) sono concordi su questo punto. In Italia viene prescritta più frequentemente che in altri paesi, riflettendo una tradizione terapeutica locale. Il suo impiego va concordato con il medico e rivalutato nel tempo.
La mesalazina è utile per i diverticoli?
La mesalazina non è efficace nel prevenire le recidive di diverticolite: gli studi più ampi e rigorosi non hanno dimostrato alcun vantaggio rispetto al placebo. Può avere un ruolo limitato nel controllo dei sintomi cronici (dolore, gonfiore) nella malattia diverticolare non complicata, ma non è un trattamento di prima scelta. Le linee guida americane ne sconsigliano l'uso per la prevenzione delle recidive. Come per la rifaximina, il suo impiego va concordato con il medico.
In sintesi
I diverticoli del colon sono una condizione molto comune che, nella grande maggioranza dei casi, non causa alcun problema. Quando si manifestano con sintomi, la gestione dipende dalla gravità: le forme non complicate possono essere trattate a domicilio nella maggior parte dei casi, mentre le forme complicate richiedono un approccio più intensivo e, talvolta, chirurgico.
La prevenzione si basa su misure semplici e alla portata di tutti: una dieta ricca di fibre, attività fisica regolare, mantenimento di un peso adeguato e astensione dal fumo. Queste misure sono efficaci anche in chi ha una predisposizione genetica.
In caso di sintomi — soprattutto dolore addominale persistente, febbre o sanguinamento — è fondamentale rivolgersi al medico per una diagnosi accurata e un trattamento personalizzato. Non affidarsi a rimedi fai-da-te e non sottovalutare i segnali d'allarme.
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