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Le EMORROIDI: una guida aggiornata per i pazienti

A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione del testo 11 aprile 2026

Quello che devi sapere subito

Le emorroidi sono strutture anatomiche normali, presenti in tutte le persone. Quando parliamo di "avere le emorroidi" ci riferiamo in realtà alla malattia emorroidaria, cioè alla condizione in cui questi cuscinetti vascolari si infiammano, si gonfiano o fuoriescono dall'ano.

Punti chiave:

  • È una condizione molto comune: colpisce circa una persona su due nel corso della vita. Spesso viene sottovalutata o gestita in modo inadeguato.

  • La buona notizia: nella maggior parte dei casi si può controllare con modifiche della dieta e delle abitudini intestinali. Le linee guida internazionali concordano che questo è il primo passo da fare.

  • Aumentare le fibre nella dieta dimezza il rischio di sintomi persistenti. È uno dei dati più solidi di cui disponiamo.

  • I flavonoidi (sostanze naturali presenti in molti integratori) riducono sanguinamento, dolore e gonfiore in circa due pazienti su tre.

  • Quando le misure conservative non bastano, la legatura elastica è il trattamento ambulatoriale di prima scelta: risolve i sintomi in circa 9 pazienti su 10.

  • La chirurgia è riservata ai casi più avanzati. L'emorroidectomia ha i tassi di recidiva più bassi (meno di 1 paziente su 10).

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Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica specialistica. In caso di sintomi, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista.

Cosa sono le Emorroidi ?

Le emorroidi sono dei normali costituenti anatomici del canale anale e dell'ultima parte del retto. Con lo stesso termine, però, vengono anche indicate le malattie che interessano queste strutture — un fatto che alimenta non poca confusione.

I vasi emorroidari e il tessuto connettivo che li circonda formano dei cuscinetti che rendono più efficiente l'azione degli sfinteri anali. Hanno quindi un ruolo fondamentale nel controllo della continenza ai gas e alle feci.

Quando questi cuscinetti si infiammano, si gonfiano o prolassano (cioè fuoriescono dall'ano), si parla di malattia emorroidaria.

Dove si trovano ?

I vasi emorroidari formano due anelli venosi che circondano il canale anale:

L'anello esterno si trova nella parte più superficiale, vicino all'apertura dell'ano.

L'anello interno si trova più in profondità, a livello dell'unione fra canale anale e retto.

Questi due anelli sono in comunicazione mediante rami venosi che passano nello spessore del canale anale.

Questa distinzione anatomica è importante perché le emorroidi interne e quelle esterne si comportano in modo diverso e richiedono approcci terapeutici differenti.

Schema anatomico per illustrare i rapporti delle vene emorroidarie interne ed esterne con le strutture anatomiche che costituiscono il canale anale ed il retto.

Schema delle strutture anatomiche del Canale Anale e del Retto. VEI: Vene Emorroidarie interne. VEE: Vene Emorroidarie Esterne. 1: Sfintere Anale Interno. 2: Muscolo Elevatore dell'Ano. 3: Muscolo Pubo-Rettale. 4: Sfintere Anale Esterno.

Quali sono le cause delle Emorroidi ?

Le emorroidi si formano per un aumento della pressione nelle vene dell'anello emorroidario. La pressione eccessiva provoca il rigonfiamento delle vene e l'accumulo di linfa nei tessuti circostanti, creando i caratteristici gavoccioli emorroidari.

I pazienti con emorroidi hanno una frequenza di stipsi circa doppia rispetto a chi non ne soffre. Questo dato conferma il ruolo centrale delle abitudini intestinali.

 

Le cause principali:

  • Stitichezza. Gli sforzi eccessivi per l'evacuazione di feci dure fanno aumentare la pressione nelle vene emorroidarie.

  • Tempo sulla tazza. Restare seduti a lungo, con il perineo spinto in basso, ostacola il deflusso venoso e favorisce l'insorgenza delle emorroidi.

  • Postura durante la defecazione. L'evacuazione in posizione seduta ha tempi più lunghi rispetto alla posizione accovacciata tipica dei paesi asiatici (dove l'incidenza è minore).

  • Diarrea cronica. Evacuazioni ripetute e ravvicinate sollecitano i vasi emorroidari.

  • Obesità. Ostacola il deflusso venoso nella pelvi.

  • Gravidanza. L'incremento di volume dell'utero e l'ostacolato deflusso venoso favoriscono la patologia emorroidaria.

  • Sedentarietà. Influenza negativamente la circolazione sanguigna nella zona anale.

  • Alimentazione. Una dieta povera di fibre e liquidi provoca stitichezza e feci dure.

  • Sollevamento pesi. Rallenta il deflusso venoso attraverso la vena cava.

  • Familiarità. Le malattie genetiche del collagene e le abitudini alimentari tramandate in famiglia hanno un ruolo.

Nella maggioranza dei casi più di un fattore è contemporaneamente presente. Il controllo dei fattori di rischio nel tempo è il modo migliore per prevenire e gestire le emorroidi.

Sintomi delle Emorroidi

Le emorroidi possono essere completamente asintomatiche e di riscontro occasionale durante una visita medica. Più comunemente, si manifestano con:

  • Sanguinamento. È il sintomo più frequente. Il sangue è tipicamente rosso vivo, può essere presente sulla carta igienica, a gocce nel water o, nei casi più importanti, a spruzzo.

  • Nodulo nella zona anale. Rigonfiamenti apprezzabili al tatto. Nei casi più avanzati, le emorroidi possono prolassare (uscire dall'ano) durante la defecazione.

  • Prurito e bruciore. Frequenti nella malattia emorroidaria avanzata. Spesso sono dovuti a minime perdite di muco.

  • Sensazione di peso. Persistente e alleviata solo temporaneamente dalla defecazione.

 

Il dolore è di solito minimo o assente. Quando è il sintomo principale, deve fare sospettare una complicanza (come la trombosi) o la presenza di un'altra malattia.

Differenze fra Emorroidi Esterne e Interne

Le emorroidi esterne si sviluppano dall'anello venoso esterno e si presentano come piccoli noduli visibili sulla superficie dell'ano. Sono più evidenti dopo la defecazione o dopo essere rimasti seduti a lungo.

In molti casi sono asintomatiche. Quando presenti, i sintomi tipici sono: senso di fastidio, prurito o bruciore, sanguinamento se la cute si lacera. Il dolore acuto con aumento di volume indica una trombosi emorroidaria esterna.

Le emorroidi interne derivano dall'anello venoso interno e si trovano alla giunzione fra il retto e il canale anale. Non sono visibili, a meno che non prolassino verso l'esterno.

I sintomi tipici sono: sanguinamento senza dolore (può non essere evidente e causare anemia), sensazione di evacuazione incompleta, peso anale persistente, prolasso esterno nei casi più avanzati.

Diagnosi della Malattia Emorroidaria

La diagnosi delle emorroidi è generalmente semplice e si basa su quattro passaggi:

  1. Anamnesi. Raccolta dettagliata dei sintomi riferiti dal paziente.

  2. Esplorazione rettale digitale. Permette di valutare la tonicità sfinterica, la presenza di noduli o masse anomale.

  3. Anoscopia. Esame indispensabile per visualizzare direttamente il canale anale e identificare emorroidi interne, prolassi o lesioni.

  4. Colonscopia. Indicata in presenza di sanguinamento rettale, età superiore ai 40-50 anni, sospetto di malattie infiammatorie intestinali, familiarità per tumori del colon-retto.

Emorroidi o altro? ATTENZIONE alla diagnosi differenziale!

I sintomi causati dalle emorroidi — dolore, sanguinamento, prurito, senso di peso — sono comuni anche ad altre patologie proctologiche, alcune potenzialmente gravi.

Un sanguinamento anale attribuito alle emorroidi è una delle cause più frequenti di ritardata diagnosi di tumore del colon-retto!

Per questo motivo, anche chi ha già sofferto in passato di emorroidi dovrebbe consultare un proctologo se i sintomi si ripresentano o cambiano intensità, durata o caratteristiche.

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Classificazione delle emorroidi

Le emorroidi interne sono classificate in quattro gradi in base alla loro gravità:

  • Primo grado. Le emorroidi sono interne al retto e di solito non causano sintomi evidenti. Possono denunciarsi con lievi sanguinamenti. Le misure conservative (dieta ricca di fibre, buona idratazione, corretta igiene anale) sono quasi sempre sufficienti.

  • Secondo grado. Le emorroidi prolassano durante la defecazione ma si ritirano spontaneamente. Possono causare sanguinamento più evidente. Anche in questo caso, le misure conservative riescono spesso gestire i sintomi.

  • Terzo grado. Le emorroidi prolassano durante la defecazione e devono essere riposizionate manualmente. Possono causare sanguinamento, prurito, dolore e sensazione di peso costante. Può essere necessario un trattamento ambulatoriale o chirurgico.

  • Quarto grado. Le emorroidi sono costantemente prolassate e non possono essere riposizionate. Possono causare sintomi gravi. Il trattamento chirurgico è generalmente necessario.

I quattro gradi delle emorroidi illustrate in modo semplice e comprensibile ad uso didattico e divulgativo

Emorroidi: Rimedi e Terapie Conservative

Il trattamento delle emorroidi dipende dal grado della malattia e dalla gravità dei sintomi. Nelle forme iniziali, o nei periodi di riacutizzazione lieve, si può ricorrere a una terapia non chirurgica.

Le linee guida internazionali (americane, europee e britanniche) concordano: le modifiche dietetiche e comportamentali sono la terapia di prima scelta per i pazienti con malattia emorroidaria sintomatica.

Misure Comportamentali

Sono indicate per tutti i gradi della malattia emorroidaria. Da sole sono in grado di controllare la maggior parte dei sintomi.

  • Alimentazione e idratazione. Mantenere una dieta ricca di fibre (frutta, verdura, cereali integrali, legumi). Bere almeno 6-8 bicchieri d'acqua al giorno. L'obiettivo è ottenere feci morbide che non richiedano sforzo.

  • Evitare di sforzarsi durante la defecazione. Gli sforzi eccessivi aumentano la congestione dei vasi emorroidari e favoriscono il prolasso.

  • Rispondere prontamente allo stimolo. Trascurare lo stimolo alla defecazione provoca l'indurimento delle feci.

  • Limitare il tempo sulla tazza. Massimo 3 minuti. La posizione sulla tazza favorisce la discesa del perineo e la dilatazione dei vasi emorroidari.

  • Attività fisica. Praticare attività fisica con regolarità migliora la circolazione e riduce il rischio di stitichezza.

  • Igiene anale. Utilizzare acqua tiepida per la pulizia dopo la defecazione, limitare l'uso della carta igienica.

  • Bidè. Immergere la zona anale in acqua tiepida per 10-15 minuti più volte al giorno riduce la congestione e il disagio.

  • Cuscini a ciambella. La loro utilità è dubbia: la posizione che si realizza può ostacolare lo sgonfiamento delle emorroidi. Sono preferibili i cuscini antidecubito in gomma piuma.

Farmaci Venotonici: cosa sono e come funzionano

I farmaci ad azione flebotonica (diosmina, frazioni flavonoidi purificate, rutina) appartengono a una classe di farmaci di origine vegetale che rafforzano le pareti dei vasi sanguigni e migliorano il drenaggio linfatico.

La loro efficacia è stata dimostrata scientificamente: riducono il sanguinamento in circa due pazienti su tre, il dolore in circa due su tre, il prurito in circa uno su tre. Riducono anche il rischio di recidive di quasi la metà.

Possono essere somministrati per via orale o applicati localmente come gel o pomate, con efficacia simile.

Importante: l'effetto dei flavonoidi tende a svanire dopo la sospensione. Possono essere utili come supporto, ma non sostituiscono le modifiche dietetiche e comportamentali a lungo termine.

Le Pomate per le Emorroidi: quando usarle e per quanto tempo

In commercio esistono oltre 50 prodotti topici (pomate, unguenti, gel, supposte) per le emorroidi. Sono rimedi efficaci per il controllo dei sintomi, ma il loro uso prolungato può essere dannoso.

I prodotti più diffusi contengono un'associazione tra cortisonico e anestetico locale. Questa combinazione è utile per lenire dolore e prurito, ma non agisce su sanguinamento e prolasso. In sintesi: non curano la malattia, ma alleviano temporaneamente alcuni sintomi.

L'uso prolungato può provocare reazioni allergiche, sensibilizzazione cutanea, infezioni locali.

 

​Controindicazioni: gravidanza, allattamento, malattie infettive, lesioni sospette.

Regola pratica: se i sintomi non migliorano entro 3-5 giorni, è necessaria una valutazione specialistica.

I rimedi miracolosi per le emorroidi non esistono

Molte persone cercano online "rimedi veloci" o "soluzioni miracolose" per le emorroidi. La realtà è diversa: non esistono rimedi miracolosi, specialmente quando sono presenti sanguinamento, perdite di muco o prolasso.

Affidarsi a soluzioni improvvisate rappresenta una perdita di tempo e denaro, e può ritardare trattamenti realmente efficaci.

La buona notizia è che una terapia efficace esiste. Il trattamento si basa su un approccio integrato che tiene conto di tutti gli aspetti della malattia.

Terapia chirurgica delle emorroidi

Quando è necessario l'intervento chirurgico ?

L'intervento diventa necessario quando la terapia medica non è più efficace, in particolare nei casi di prolasso importante o anemia da sanguinamento cronico. Circa un paziente su dieci con malattia emorroidaria viene sottoposto a chirurgia.

Procedure ambulatoriali 

  • Legatura elastica. È la più efficace tra le tecniche ambulatoriali e il trattamento di prima scelta secondo le linee guida internazionali. Si applica un anello elastico che interrompe l'afflusso di sangue al nodulo emorroidario. Risolve i sintomi in circa 9 pazienti su 10. Può essere eseguita in ambulatorio, senza anestesia. Può richiedere più sedute.

  • Scleroterapia. Iniezione di una sostanza che induce fibrosi. Efficace nel breve termine, ma con alto tasso di recidive.

  • Fotocoagulazione a infrarossi. Utile nei gradi iniziali.

Emorroidectomia 

È la tecnica chirurgica tradizionale (Milligan-Morgan, Ferguson). Rappresenta ancora oggi l'approccio più risolutivo per emorroidi di grado avanzato. 

Ha i tassi di recidiva più bassi (meno di 1 paziente su 10), ma richiede un periodo di recupero più lungo (da 2-3  fino a 6 settimane) e può associarsi a importante dolore post-operatorio.

L'uso di strumenti moderni (bisturi a radiofrequenza, a ultrasuoni) ha migliorato la sintomatologia dolorosa post-chirurgica.

Dearterializzazione emorroidaria transanale (THD)

Tecnica mini-invasiva che riduce l'afflusso arterioso alle emorroidi tramite sutura guidata da sonda Doppler. Meno dolore post-operatorio rispetto all'emorroidectomia, ma tassi di recidiva più elevati, soprattutto nelle forme avanzate.  Approfondisci nella pagina sulla procedura THD.

Prolassectomia con stapler

Tecnica indicata in caso di prolasso emorroidario circonferenziale e subcirconferenziale. Consiste nel resecare una porzione di retto mediante una suturatrice meccanica (stapler):
Riposiziona le emorroidi  nella sede anatomica corretta (effetto lifting) e  interrompe l'afflusso ematico verso i vasi emorroidari che, quindi, si detendono.

  • Bassa incidenza di dolore post-operatorio.

  • Degenza breve e convalescenza in 7-10 giorni.

  • Tasso di recidiva intorno al 5%.

  • È considerata l’intervento di prima scelta per le emorroidi prolassate.

Si tratta di un intervento che, dal 1999 ad oggi, ha subito notevoli evoluzioni, sia negli strumenti (stapler) che nella tecnica di esecuzione. I proctologi italiani sono stati pionieri nell'introduzione e sviluppo di questa metodica.

le linee guida più recenti non raccomandano la prolassectomia con stapler come trattamento di prima linea delle emorroidi, a causa del profilo di rischio e dei tassi di recidiva più elevati rispetto all'emorroidectomia tradizionale. Lo studio eTHoS (il più grande studio su questo confronto) ha dimostrato che l'emorroidectomia tradizionale offre migliore qualità di vita a lungo termine. Il limite di questo studio è però dato da tre fattori: 1) l’intervento di emorroidectomia con stapler non viene più effettuato, quantomeno in Italia, in assenza di prolasso, condizione nella quale le altre tecniche si dimostrano insufficienti a risolvere il problema; 2) la tecnica di esecuzione e gli strumenti (stapler) hanno subito un’evoluzione importante per cui la comparazione dei risultati viene effettuata fra dati non omogenei; 3) la valutazione dei risultati a distanza è inficiata dalla bassa aderenza dei pazienti ai programmi di follow-up.

In sintesi, l’intervento con stapler è sicuro ed ha un basso numero di recidive a condizione che: 1) venga eseguito da un chirurgo esperto nella tecnica; 2) il paziente segua le indicazioni dietetiche e comportamentali anche a distanza dall’intervento. 

Approfondisci nella pagina sulla prolassectomia/STARR

Sulla sinistra immagine schematica di una condizione di emorroidi interne ed esterne con prolasso emorroidario. Sulla destra risultato anatomico dopo intervento di prolassectomia

Nella figura a sinistra: quadro preoperatorio di prolasso emorroidario interno con invaginazione retto-anale. Nella figura a destra: risultato dopo intervento di prolassectomia con riposizionamento del plesso emorroidario interno in sede corretta (Effetto Lifting) e sgonfiamento dei vasi emorroidari interni ed esterni.

Oltre la tecnica: l’esperienza reale di chi ha ritrovato il benessere

Spesso, la preoccupazione principale di chi affronta un intervento per emorroidi o prolasso riguarda il dolore post-operatorio e l'effettivo miglioramento della quotidianità.

In questa testimonianza spontanea e non guidata, un nostro paziente condivide il suo percorso: dalla paura iniziale alla gestione del recupero nella prima settimana, fino al ritorno a una piena qualità della vita.

Ascoltare il racconto di chi ha già affrontato l'intervento con suturatrice meccanica ad alto volume può aiutare a comprendere meglio cosa aspettarsi e come la chirurgia moderna punti oggi alla massima efficacia con il minor disagio possibile.

Trascrizione dell'audio

Sono stata operata dal Dottor Daffinà di emorroidi e sono giunta al suo studio per farmi... per fare una visita in una situazione praticamente disperata. L’intervento è andato perfettamente bene, la degenza è stata ottima e soprattutto, devo dire, sono stata seguita in questi mesi post-intervento in un modo veramente fantastico. Rassicurata, con delle spiegazioni ampie, esaurienti, che mi hanno tolto qualunque dubbio e mi hanno aiutato in questi mesi e mi stanno aiutando in questo percorso. Per cui assolutamente consiglio il Dottor Daffinà a tutti quanti si dovessero trovare in una situazione simile alla mia.

Il decorso post-operatorio può variare da paziente a paziente. Consulta sempre il chirurgo per il tuo caso specifico.

Come orientarsi fra i trattamenti

La malattia emorroidaria deve essere affrontata in modo integrato e personalizzato. Non esiste una terapia valida per tutti.

  • Le basi: dieta, stile di vita e prevenzione. Le misure generali (idratazione, attività fisica, alimentazione ricca di fibre, regolarità dell'evacuazione) sono la base insostituibile di ogni approccio, anche dopo un intervento chirurgico. Molte recidive sono dovute al ritorno a cattive abitudini.

  • I farmaci. I flavonoidi e i lassativi osmotici sono efficaci in tutte le fasi.

  • Le procedure ambulatoriali. La legatura elastica è il trattamento ambulatoriale di prima scelta. È efficace, sicura e ripetibile.

  • La chirurgia. L'emorroidectomia tradizionale rimane l'intervento con i migliori risultati a lungo termine per le forme avanzate.

Scegliere l'intervento giusto significa conoscere tutte le opzioni disponibili. Un medico esperto saprà guidare questa scelta con trasparenza.

Prevenzione: il metodo TUNA

La prevenzione si basa su abitudini quotidiane sane, riassunte nell’acronimo TUNA:
T: Tre minuti sulla tazza
U: Una volta al giorno, preferibilmente dopo colazione
N: No spinta eccessiva o uso del cellulare
A: Acqua e fibre nella dieta

 

Consigli pratici

  • Bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno

  • Consumare crusca, prugne, frutta e verdura quotidianamente

  • Camminare 30-60 minuti al giorno, 3-5 volte a settimana

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In conclusione:

Le emorroidi sono una condizione diffusa ma gestibile con successo. Una diagnosi accurata, abitudini sane e trattamenti personalizzati sono gli strumenti più efficaci per prevenirne l'evoluzione e le complicanze.

In caso di sintomi persistenti o prolasso, non affidarsi a rimedi fai-da-te, ma consultare un proctologo per una valutazione professionale e una strategia terapeutica mirata.

Domande frequenti

Quali sono i sintomi delle emorroidi?

I sintomi più comuni sono: sanguinamento rosso vivo durante o dopo l'evacuazione, prurito anale, sensazione di peso o fastidio, gonfiore o nodulo nella zona anale, prolasso (fuoriuscita delle emorroidi). Il dolore intenso è raro e deve far sospettare una complicanza.

Come si curano le emorroidi?

Il trattamento dipende dalla gravità. Nelle forme lievi: dieta ricca di fibre, idratazione, igiene corretta, bagni tiepidi, pomate per brevi periodi. Nelle forme moderate: legatura elastica o altri trattamenti ambulatoriali. Nelle forme avanzate: intervento chirurgico.

Esistono farmaci efficaci?

Sì. I flavonoidi (diosmina, rutina) riducono sanguinamento, dolore e gonfiore. Le pomate con cortisonici e anestetici alleviano temporaneamente i sintomi ma non curano la malattia. Non usarle per più di 5 giorni senza controllo medico.

Cosa mangiare con le emorroidi?

Alimenti consigliati: frutta e verdura (prugne, fichi, kiwi, spinaci, broccoli), cereali integrali, legumi, molta acqua. Da limitare: cibi grassi e fritti, superalcolici, cibi molto trasformati. Caffè, cioccolato fondente e peperoncino occasionale non sono controindicati.

Quando è necessario l'intervento chirurgico?

Quando le emorroidi prolassano frequentemente e non rientrano, quando il sanguinamento causa anemia, quando i trattamenti conservativi non funzionano, in caso di complicanze come la trombosi.

Quali sono le tecniche chirurgiche moderne?

Legatura elastica (ambulatoriale, prima scelta), emorroidectomia tradizionale (la più risolutiva per i casi avanzati), dearterializzazione THD (mini-invasiva, ma con più recidive), prolassectomia con stapler (oggi meno raccomandata).

Le emorroidi possono causare anemia?

Sì. Il sanguinamento cronico, anche se lieve, può portare a perdita di ferro e anemia. Sintomi: stanchezza, pallore, mancanza di respiro, vertigini. Se noti questi sintomi, consulta un medico.

È possibile prevenire le emorroidi?

Sì. Dieta ricca di fibre, idratazione adeguata, attività fisica regolare, non trattenere le feci, non sforzarsi, limitare il tempo sulla tazza. Il metodo TUNA riassume le regole fondamentali.

Quali sono i rischi di un intervento?

Gli interventi sono generalmente sicuri. I rischi più comuni: dolore post-operatorio (gestibile con farmaci), sanguinamento lieve, raramente infezioni o difficoltà urinarie temporanee. Complicanze gravi (stenosi, incontinenza) sono rare.

Come alleviare il dolore delle emorroidi?

Bagni tiepidi (15-20 minuti), impacchi freddi per brevi periodi, igiene delicata, gel di aloe vera, dieta ricca di fibre per ammorbidire le feci. Se il dolore è intenso o persistente, consulta un proctologo.

Qual è la differenza tra emorroidi e prolasso rettale?

Le emorroidi prolassate sono i cuscinetti emorroidari che fuoriescono; appaiono come masse separate con pieghe radiali. Il prolasso rettale è la fuoriuscita della parete del retto; appare come un cilindro con pieghe circolari concentriche. Sono condizioni diverse che richiedono trattamenti diversi.

I rimedi naturali funzionano?

Alcuni rimedi possono dare sollievo temporaneo: bagni tiepidi, gel di aloe vera, olio di cocco. Ma non curano le emorroidi. Se i sintomi persistono, è necessaria una valutazione medica.

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Prima edizione: marzo 2023. Settima revisione: febbraio 2026. Autore: Dott. Antonio Daffinà

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