LA VERA CAUSA DELLE EMORROIDI CHE TORNANO
A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo
Perché le emorroidi tornano, anche quando sembravano guarite
È una delle frasi più frequenti in ambulatorio proctologico. Il paziente racconta di un gonfiore comparso mesi o anni prima, di un sanguinamento che era sparito da solo, di un dolore che aveva risposto a una pomata. Poi, un giorno, tutto torna. E spesso torna peggio di prima.
La domanda, a quel punto, è sempre la stessa: "Dottore, perché mi sono tornate? Sto anche peggio di prima. Cosa ho veramente?"
La risposta, molto spesso, è semplice: i sintomi sono scomparsi, ma i fattori che li hanno causati sono rimasti.
Perché il problema può tornare
Questo è il punto che cambia la prospettiva. La malattia emorroidaria non funziona necessariamente come un episodio isolato che compare, guarisce e non torna più.
Nella malattia emorroidaria entrano in gioco il cedimento dei tessuti di sostegno dei cuscinetti emorroidari, il loro progressivo prolasso nel canale anale e fattori che aumentano lo sforzo durante la defecazione.
Se i fattori favorenti (come stipsi, spinta eccessiva, troppo tempo sulla tazza, dieta povera di fibre e l’insufficiente idratazione) persistono, è assai probabile che il problema si ripresenti.
Cosa dicono gli studi
La letteratura scientifica conferma questa realtà con dati inequivocabili:
I flebotonici (diosmina, rutina, ecc.) possono ridurre sanguinamento, gonfiore e altri sintomi della malattia emorroidaria. Tuttavia, il miglioramento ottenuto con il farmaco non elimina necessariamente i fattori che favoriscono la malattia: dopo la loro sospensione i sintomi possono quindi ripresentarsi. Una recente review riporta recidive fino all’80% entro tre mesidalla fine del trattamento. [1]
Il Programma TONE, da me tradotto in italiano con l’acronimo TUNA, nei pazienti con emorroidi di III-IV grado candidati alla chirurgia ha ridotto la necessità di procedere all’intervento. Infatti, la sola adozione di regole comportamentali ha ridotto il sanguinamento dal 72% al 29% e migliorato il prolasso nel 57% dei casi, a 40 mesi di distanza. Ancora più impressionante è il dato che in questo studio solo il 12,9% dei pazienti valutabili è stato sottoposto ad intervento.
In ambulatorio lo vedo spesso: le abitudini corrette funzionano, ma solo quando il paziente riesce a mantenerle anche dopo la scomparsa dei sintomi.
Per ricordare facilmente il metodo TUNA:
Tre minuti sulla tazza: quindi niente libri, giornali o cellulare!
Un tentativo alla volta: quello che non è stato espulso nei tre minuti, lo sarà alla prossima occasione;
No alla spinta compulsiva per cercare di fare uscire tutto ed avere la sensazione di completo svuotamento;
Acqua: insieme alle fibre, rende le feci più morbide e facili da eliminare.
Semplice da memorizzare, più difficile da mantenere nel tempo.
Il ciclo della recidiva: un copione che si ripete
Nella pratica clinica, uno scenario molto frequente è questo:
1. Comparsa dei sintomi → sanguinamento, dolore, gonfiore
2. Reazione d'emergenza → pomata, farmaco, attenzione alla dieta, niente alcol
3. Miglioramento → i sintomi si attenuano in pochi giorni
4. Falsa guarigione → "è passato, sto bene"
5. Ritorno alle vecchie abitudini → dieta disordinata, stipsi, sforzo
6. Recidiva → il problema ricompare, talvolta con sintomi più intensi.
Questo ciclo può ripetersi per anni. In alcuni pazienti la malattia progredisce fino a rendere necessario un trattamento ambulatoriale o chirurgico. In altre parole, quando le emorroidi tornano non significa una fallimento della terapia precedente, piuttosto implica un ritorno ad abitudini alimentari e di gestione della defecazione favorenti lo sviluppo della malattia emorroidaria. Viceversa, la correzione stabile delle abitudini errate riduce significativamente frequenza ed intensità degli episodi.
Guarigione percepita e guarigione reale
Quando un sintomo scompare, è naturale pensare che il problema sia risolto. Ma la scomparsa del sanguinamento, del prurito o del gonfiore non significa necessariamente che siano scomparsi anche i fattori che li hanno determinati. È proprio qui che nasce la recidiva: passata la fase acuta, si torna ai vecchi comportamenti sbagliati.
Le emorroidi sono avvertite, non come una malattia cronica, ma come un fastidio passeggero che può essere risolto con una pomata e qualche pasticca. È proprio questa erronea percezione che rende le recidive così comuni.
Cosa fare concretamente (e per sempre)
Mantenere il controllo della situazione non richiede sforzi straordinari. Le regole sono poche, semplici e gratuite:
Fibre ogni giorno: 25-30 grammi al giorno, da frutta, verdura, cereali integrali, legumi. Se necessario, un integratore di psillio. Un aumento importante dell’apporto di fibre senza un’adeguata idratazione può risultare poco efficace o causare in alcune persone un peggioramento delle difficoltà evacuative.
Acqua: il fabbisogno idrico dipende dalla dieta, dal clima, dall’attività fisica, dall’età e dalla coesistenza di altre patologie; alcune persone possono avere una restrizione nell’assunzione dei liquidi.
Metodo TUNA: efficace nella sua semplicità
Attività fisica regolare: la sedentarietà favorisce la stipsi; mantenersi attivi aiuta anche la regolarità intestinale.
Niente fai-da-te prolungato: se i sintomi persistono o tendono a ripresentarsi è raccomandabile identificarne la causa, invece di continuare con l’automedicazione. In presenza di un sanguinamentoimportante, dolore intenso, febbre o sintomi diversi dal solito la valutazione specialistica non va rimandata.

Quando la recidiva non è solo una recidiva
Un aspetto importante: non tutti i sintomi che “tornano" sono la stessa malattia. Un sanguinamento attribuito alle emorroidi può nascondere una ragade, un polipo o, in rari casi, una patologia più seria. Se il sanguinamento si ripresenta, cambia caratteristiche, aumenta oppure non è stato mai valutato correttamente, non dovrebbe essere automaticamente attribuito alle emorroidi.
Un sanguinamento anale attribuito alle emorroidi è una delle cause più frequenti di ritardata diagnosi di tumore del colon-retto. Questo non vuol dire che ogni sanguinamento debba essere attribuito ad un tumore. Piuttosto, significa che il sanguinamento non dovrebbe essere automaticamente attribuito alle emorroidi.
Il messaggio da portare a casa
Capire perché le emorroidi possono tornare cambia il modo di affrontarle. Non si tratta soltanto di spegnere i sintomi quando compaiono, ma di mantenere nel tempo le condizioni che riducono la probabilità che si ripresentino.
La recidiva non è inevitabile e non dipende sempre da un’unica causa. Ad ogni modo, poche e semplici abitudini, mantenute nel tempo, possono modificare in modo importante la storia della malattia.
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