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Sindrome da Ostruita Defecazione: cosa è, come si diagnostica, come si cura

Quando evacuare diventa difficile: una guida completa

A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione 5 aprile 2026

Quello che devi sapere subito

La Sindrome da Defecazione Ostruita (SDO) è una condizione in cui si ha difficoltà a evacuare le feci a causa di fattori che ostruiscono il normale passaggio. Questi fattori possono essere di natura anatomica (come il rettocele o il prolasso rettale) o funzionale (problemi di coordinazione dei muscoli del pavimento pelvico).

 

Punti chiave:

• La SDO è un sottoinsieme della stitichezza funzionale caratterizzato da difficoltà a svuotare completamente il retto, con o senza riduzione del numero di evacuazioni settimanali

• Colpisce fino al 40% dei pazienti con stitichezza cronica e circa il 18% della popolazione generale, soprattutto donne dopo i 40 anni

• Il trattamento di prima scelta è sempre conservativo: dieta, esercizi del pavimento pelvico, biofeedback

• Il biofeedback è il trattamento più efficace per le forme funzionali, con successo in 7-8 pazienti su 10, rispetto a circa 2 su 10 con i soli lassativi

• La chirurgia è riservata solo ai casi con alterazioni anatomiche significative che non rispondono alla terapia conservativa

• È fondamentale trattare tutte le componenti della SDO, non solo una: affrontare solo un aspetto porta spesso a risultati parziali o temporanei

Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica. In caso di sintomi, consulta il tuo medico o uno specialista.

Cos'è la Sindrome da Defecazione Ostruita

La Sindrome da Defecazione Ostruita (SDO) è un sottoinsieme della stitichezza funzionale in cui il paziente ha difficoltà a evacuare completamente il retto, con o senza una riduzione del numero di evacuazioni settimanali.

A differenza della stitichezza da transito lento (in cui le feci si muovono troppo lentamente nell'intestino), nella SDO il problema principale è l'incapacità di espellere le feci dal retto, anche quando lo stimolo è presente. È come avere un'ostruzione all'uscita.

La SDO è dovuta a un blocco fisico del flusso fecale durante i tentativi di evacuazione, causato da rettocele, enterocele, invaginazione rettale, anismo o discesa del pavimento pelvico. Questi fattori possono essere di natura funzionale (problemi di coordinazione muscolare) o anatomica (alterazioni strutturali), e spesso coesistono.

La SDO può essere causata da:

Problemi funzionali: mancato rilasciamento o contrazione paradossa dei muscoli del pavimento pelvico durante la defecazione (anismo o dissinergia). Questo può derivare da un apprendimento scorretto della defecazione, spesso iniziato nell'infanzia, o dall'evitamento della defecazione a causa di dolore.

 

Alterazioni anatomiche: rettocele, invaginazione rettale, prolasso rettale, enterocele.

Ridotta sensibilità rettale: incapacità di percepire la presenza di feci nel retto e la necessità di evacuare.

 

Combinazione di più fattori: spesso coesistono più componenti, ciascuna con un'ampia variabilità individuale. Per questo motivo, è fondamentale valutare e trattare il paziente nella sua completezza.

Chi ne è colpito

La SDO è una condizione comune che interessa una porzione significativa della popolazione, soprattutto le donne.

Dati epidemiologici:

Prevalenza: fino al 40% dei pazienti con stitichezza cronica presenta una componente di defecazione ostruita

Popolazione generale: circa il 18% della popolazione di tutte le età

Sesso: nettamente più frequente nelle donne, con un rapporto di circa 3:1 rispetto agli uomini

Età: l'incidenza aumenta con l'età, con un picco dopo i 50 anni

Anismo: presente in almeno il 30% dei casi di SDO

Nota importante: molte persone convivono con la SDO per anni prima di cercare aiuto medico, spesso perché considerano i sintomi "normali" o sono imbarazzate a parlarne.

Cause e fattori di rischio

La SDO si sviluppa quando i meccanismi che regolano la defecazione si alterano. Questo può avvenire per cause funzionali, anatomiche, o una combinazione di entrambe.

Anismo (Dissinergia del Pavimento Pelvico)

L'anismo è presente in almeno il 30% dei casi di SDO. Si verifica quando il muscolo puborettale e/o lo sfintere anale esterno non si rilassano durante la spinta defecatoria, o addirittura si contraggono paradossalmente, impedendo l'apertura dell'ano e il passaggio delle feci.

In condizioni normali, questi muscoli dovrebbero rilassarsi durante l'evacuazione, ampliando l'angolo ano-rettale. L'anismo può essere causato da:

• Apprendimento scorretto della defecazione (spesso iniziato nell'infanzia)

• Evitamento della defecazione a causa di dolore (ragadi, emorroidi)

• Ansia defecatoria

• Abusi sessuali o traumi psicologici

• Trascurare ripetutamente lo stimolo defecatorio

Rettocele

Erniazione della parete anteriore del retto nella vagina, che crea una "tasca" dove le feci possono accumularsi. Nei casi più comuni, il rettocele sporge verso la vagina, potendo arrivare a sporgere a livello del vestibolo vaginale. È trattato in dettaglio nella pagina dedicata. Vedi anche: Il Rettocele.

Invaginazione Retto-Anale e Prolasso Rettale

Durante la spinta defecatoria, il retto viene spinto nel canale anale (invaginazione retto-anale) in modo sempre più pronunciato, fino ad arrivare a sporgere dall'ano, in modo temporaneo o permanente (prolasso rettale). Questo crea un'ostruzione meccanica al passaggio delle feci.

L'invaginazione può coinvolgere l'intero spessore della parete rettale o solo la mucosa. Può essere classificata come intra-rettale (rimane all'interno del retto), intra-anale (si estende nel canale anale), o esterna (prolasso rettale completo). È più comune nelle donne multipare, suggerendo un'associazione con altri danni del pavimento pelvico. Approfondisci l'argomento nella pagina: Prolasso Rettale.

Iposensibilità Rettale

Ridotta capacità di percepire la presenza di feci nel retto e la necessità di evacuare. Questo può portare a un accumulo di feci e a una riduzione dello stimolo defecatorio.

Altri fattori di rischio:

Gravidanza e parto: stiramento e danno ai muscoli del pavimento pelvico

Stitichezza cronica: lo sforzo ripetuto può danneggiare i nervi e i muscoli pelvici nel tempo, portando a discesa perineale eccessiva, invaginazione rettale, sindrome dell'ulcera rettale solitaria e neuropatia pudenda

Prolasso di organi pelvici: vescica, utero

Interventi chirurgici pelvici: isterectomia, interventi sul retto

Obesità: aumento della pressione addominale

Tosse cronica: bronchite cronica, asma, fumo

Disturbi alimentari, depressione, comportamenti ossessivo-compulsivi

Farmaci che causano stitichezza: oppioidi, anticolinergici, antidepressivi

È importante considerare che la SDO è come un iceberg, nel quale coesistono aspetti di facile apprezzamento, come il rettocele, ed altri di meno immediata percezione, come l'anismo.

Affrontare una sola problematica, tralasciando le altre componenti, espone al rischio di insuccessi o, nella migliore delle ipotesi, porta a successi parziali e temporanei.

Fino al 50% dei pazienti con dissinergia ha anche un transito colico rallentato, che può rappresentare una disfunzione motoria colica coesistente o derivare secondariamente dalla disfunzione del pavimento pelvico.

I sintomi: come riconoscerla

I sintomi della SDO sono legati principalmente alla difficoltà di evacuazione. Se hai uno o più di questi sintomi, è probabile che tu soffra di SDO.

Difficoltà a evacuare completamente (sintomo principale)

La sensazione di non riuscire a svuotare completamente l'intestino è il disturbo più frequente. Hai la necessità di defecare, ma non riesci, o riesci solo parzialmente. Dopo l'evacuazione, hai la sensazione di "non aver finito".

Necessità di sforzo eccessivo

Devi spingere molto e a lungo per riuscire a evacuare, anche quando le feci non sono particolarmente dure.

Sensazione di ostacolo o blocco

Avverti un ostacolo che impedisce o ostacola l'uscita delle feci, come se qualcosa bloccasse il passaggio.

Necessità di manovre manuali

Molte persone riferiscono di dover premere con le dita sulla parete posteriore della vagina, sul perineo, o addirittura di dover rimuovere manualmente le feci dall'ano (digitazione). Questa manovra è molto caratteristica della SDO.

Altri sintomi possibili:

• Evacuazioni frammentate: necessità di tornare più volte in bagno

• Tempo prolungato in bagno: passi molto tempo cercando di evacuare

• Necessità di assumere posizioni particolari per riuscire a evacuare

• Sensazione di peso o ingombro perineale

• Dolore durante la defecazione (se coesiste una ragade o emorroidi)

• Uso frequente di lassativi o clisteri

Cosa NON è tipico della SDO:

• Sanguinamento rettale abbondante (più tipico delle emorroidi)

• Dolore addominale intenso (può indicare altre patologie)

• Diarrea alternata a stitichezza (più tipico della sindrome dell'intestino irritabile)

Tuttavia, è importante notare che questi sintomi, inclusa la sensazione di blocco anale durante la defecazione o la digitazione anale, non permettono da soli di distinguere con certezza la SDO da altre cause di stitichezza.

Quando consultare uno specialista

È consigliabile una valutazione specialistica quando:

• La difficoltà a evacuare persiste nonostante dieta adeguata, uso di fibre e lassativi

• È necessario usare le dita per evacuare regolarmente

• I sintomi interferiscono con la qualità di vita quotidiana

• Passi più di 10-15 minuti in bagno ad ogni tentativo di evacuazione

• Devi evacuare più volte al giorno senza mai sentirti completamente svuotato

• Sono presenti altri sintomi come incontinenza fecale o urinaria, prolasso vaginale

• Hai più di 50 anni e non hai mai fatto una colonscopia

Chi consultare:

La SDO può essere valutata dal proctologo/chirurgo colorettale, dal gastroenterologo, o dal ginecologo (soprattutto se coesiste un prolasso pelvico). Nei casi complessi, è utile un approccio multidisciplinare.

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Come viene diagnosticata

La diagnosi di SDO richiede un approccio graduale, che inizia con la visita clinica e prosegue, se necessario, con esami strumentali.

Visita specialistica

L'esame obiettivo proctologico è fondamentale. Durante la visita, il medico:

• Raccoglie un'anamnesi dettagliata sui sintomi, le abitudini intestinali, i farmaci assunti

• Esegue un'ispezione perineale per valutare la presenza di prolasso, emorroidi, ragadi

• Esegue un'esplorazione rettale digitale per valutare:

  - Il tono anale a riposo

  - La capacità di contrazione volontaria dello sfintere

  - La capacità di rilasciamento durante la simulazione della defecazione

  - La presenza di feci nel retto

  - La presenza di un rettocele palpabile

  - L'eventuale discesa perineale eccessiva

Un'esplorazione rettale ben eseguita è in grado di identificare correttamente la dissinergia in circa 3 pazienti su 4 che ne sono affetti, e di escluderla correttamente in quasi 9 pazienti su 10 che non ne soffrono. L'esame include l'ispezione perineale seguita dalla valutazione digitale per valutare le feci nel retto, il tono anale a riposo, durante la contrazione volontaria dello sfintere e durante la simulazione dell'evacuazione. Durante quest'ultima, lo sfintere anale dovrebbe rilassarsi. Il mancato rilassamento con la simulazione della defecazione o la contrazione attorno al dito possono suggerire una SDO.

Esami strumentali

Non sempre necessari, vengono richiesti quando i sintomi sono severi, quando si considera un trattamento chirurgico, o quando c'è discordanza tra i sintomi e i reperti clinici. Le linee guida raccomandano che la diagnosi di SDO sia confermata da almeno due test anormali.

Test di Espulsione del Palloncino (Balloon Expulsion Test - BET)

Test semplice e molto utile. Viene inserito un palloncino nel retto, riempito con 50 ml di acqua, e si chiede al paziente di espellerlo. Normalmente dovrebbe essere espulso entro 1-2 minuti. L'incapacità di espellere il palloncino suggerisce fortemente una dissinergia del pavimento pelvico.

Il BET è ampiamente utilizzato, facilmente eseguibile, ha una buona riproducibilità e può predire la risposta alla terapia di biofeedback. Quando il test è positivo (cioè il paziente non riesce a espellere il palloncino), è molto probabile che sia presente una dissinergia. Tuttavia, un test negativo (espulsione riuscita) non esclude completamente il problema, poiché circa la metà dei pazienti con dissinergia riesce comunque a espellere il palloncino.

Manometria Anorettale

Esame che valuta:

• La pressione anale a riposo e durante la contrazione volontaria

• La capacità di rilasciamento durante la simulazione della defecazione

• La sensibilità rettale (capacità di percepire la presenza di feci)

• La coordinazione tra la spinta addominale e il rilasciamento anale

È particolarmente utile per diagnosticare l'anismo e valutare la sensibilità rettale. La manometria anorettale ad alta risoluzione (HR-ARM) permette una valutazione funzionale sia quantitativa che qualitativa con l'aiuto di grafici a colori.

Defeco-RM (Risonanza Magnetica dinamica del pavimento pelvico)

È l'esame di prima scelta per lo studio completo del pavimento pelvico. Permette di visualizzare simultaneamente retto, vagina, utero, vescica e intestino tenue, sia a riposo che durante la simulazione della defecazione.

Consente di identificare e quantificare:

• Rettocele (dimensioni, svuotamento)

• Invaginazione rettale e prolasso

• Enterocele

• Prolasso degli altri organi pelvici

• Discesa perineale eccessiva

Le linee guida la considerano l'esame di riferimento per la valutazione preoperatoria.

Rx-Defecografia (Defecografia con Bario)

Alternativa alla Defeco-RM quando questa non è disponibile. Utilizza raggi X e mezzo di contrasto per visualizzare il retto durante l'evacuazione. Fornisce informazioni simili alla RM, ma con esposizione a radiazioni.

La defecografia con bario è la tecnica di imaging più comune per la diagnosi dei disturbi del pavimento pelvico posteriore. È stata considerata il riferimento standard a causa della vasta esperienza, anche se non ha un'accuratezza perfetta. Inoltre, è invasiva, imbarazzante e utilizza radiazioni ionizzanti.

Altri esami possibili:

Colonscopia: per escludere patologie organiche del colon (indicata dopo i 50 anni e/o in presenza di sintomi d'allarme e/o familiarità per neoplasie colorettali)

Studio del tempo di transito colico: per escludere una stitichezza da transito lento concomitante

Opzioni di trattamento

Il trattamento della SDO è sempre graduale: si inizia con misure conservative e si considera la chirurgia solo quando queste falliscono e sono presenti alterazioni anatomiche significative.

Terapia conservativa (prima scelta)

Indicata per tutti i pazienti con SDO come primo approccio. Efficace nella maggioranza dei casi, soprattutto quando la componente funzionale è predominante.

Regolarizzazione dell'alvo

Obiettivo: feci morbide e facili da evacuare, senza necessità di sforzo eccessivo.

• Dieta ricca di fibre: frutta, verdura, cereali integrali, legumi (25-30 g di fibre al giorno)

• Adeguata idratazione: almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno

• Integratori di fibre: psillio, glucomannano (se la dieta non è sufficiente)

• Lassativi osmotici: polietilenglicole (Macrogol), lattulosio (se necessario)

• Lassativi stimolanti: da usare solo occasionalmente, non cronicamente

Modifiche comportamentali

• Non rimandare lo stimolo defecatorio: andare in bagno appena si avverte lo stimolo

• Stabilire una routine: cercare di evacuare alla stessa ora ogni giorno, preferibilmente dopo i pasti (per sfruttare il riflesso gastro-colico). È consigliabile consumare pasti di almeno 500 Kcal per stimolare adeguatamente questo riflesso

• Postura corretta: utilizzare uno sgabello sotto i piedi per assumere una posizione "accovacciata" (angolo ano-rettale più favorevole)

• Non sforzarsi eccessivamente: evitare di spingere troppo a lungo e di passare tempo eccessivo durante la defecazione

• Limitare il tempo in bagno: non più di 5-10 minuti per tentativo

• Respirazione addominale: imparare a spingere con il diaframma, non con i muscoli addominali

Controllo del peso e stile di vita

• Riduzione del peso corporeo se in sovrappeso

• Attività fisica regolare: camminare, nuotare, yoga

• Abolizione del fumo

• Trattamento della tosse cronica

• Revisione dei farmaci: eliminare o sostituire farmaci che causano stitichezza

Trattamento di condizioni associate

• Emorroidi sintomatiche

• Ragadi anali

• Ansia e depressione

Le condizioni anorettali (ad esempio, ragade anale o emorroidi sintomatiche) dovrebbero essere trattate contemporaneamente.

Biofeedback

Il biofeedback è considerato il trattamento di prima linea per la SDO di origine funzionale (anismo, dissinergia del pavimento pelvico). È raccomandato da tutte le linee guida internazionali.

Come funziona

Il biofeedback è una terapia riabilitativa che insegna al paziente a coordinare correttamente i muscoli coinvolti nella defecazione. Attraverso sensori che monitorano l'attività muscolare, il paziente riceve un feedback visivo e verbale in tempo reale, che gli permette di "vedere" cosa stanno facendo i suoi muscoli e imparare a controllarli correttamente.

Gli obiettivi del biofeedback sono:

• Insegnare ai pazienti la respirazione addominale e un metodo per generare una forza propulsiva adeguata durante la defecazione

• Insegnare ai pazienti a rilassare lo sfintere anale e sincronizzare questo con l'aumento della pressione rettale, che riflette la pressione intra-addominale

• Rieducazione sensoriale rettale per migliorare la percezione rettale in pazienti con iposensibilità, quando necessario

• Rieducazione all'espulsione del palloncino per ridurre il tempo di espulsione del palloncino

Il programma

Un programma standard di biofeedback prevede:

• 4-6 sedute, ciascuna di 30-60 minuti, distanziate di alcune settimane

• Esercizi da praticare a casa quotidianamente

• Eventuale supporto psicologico se coesiste ansia defecatoria

Il successo della terapia fisica del pavimento pelvico si basa sulla motivazione e partecipazione del paziente in un piano di biofeedback individualizzato e adattato alle esigenze del paziente.

Efficacia

Il biofeedback ha dimostrato risultati eccellenti:

• Successo in 7-8 pazienti su 10 con dissinergia del pavimento pelvico

• Solo circa 2 pazienti su 10 migliorano con lassativi e modifiche dello stile di vita da soli

• Miglioramento mantenuto nel tempo: più della metà dei pazienti mantiene i risultati a lungo termine

• Assenza di effetti collaterali

• Superiore ai lassativi, al diazepam e alla terapia placebo

Studi scientifici rigorosi hanno dimostrato che il biofeedback con monitoraggio elettromiografico (che misura l'attività elettrica dei muscoli) è nettamente più efficace rispetto ad altre forme di biofeedback: i pazienti trattati con questa metodica hanno una probabilità di miglioramento circa 7 volte superiore.

Uno studio su 116 pazienti consecutivi ha valutato i risultati a breve termine del biofeedback combinato con modifiche dietetiche in pazienti con defecazione ostruita secondaria ad anismo e ha riportato che circa 6 pazienti su 10 hanno avuto una risposta soddisfacente (diminuzione del punteggio di stitichezza di oltre il 50%).

Il biofeedback migliora anche i sintomi di insonnia e disturbi dell'umore (depressione e ansia) nei pazienti con dissinergia defecatoria.

Limiti

• Non è ampiamente disponibile (richiede personale specializzato)

• Richiede motivazione e partecipazione attiva del paziente

• Può non essere efficace se le alterazioni anatomiche sono predominanti

• In Italia, il numero di sedute autorizzate dal Sistema Sanitario Nazionale è limitato (generalmente non supera le 12 sedute)

La coesistenza di sindrome dell'intestino irritabile non sembra influenzare il tasso di successo del biofeedback per i pazienti con stitichezza.

Kundalini yoga: un complemento efficace alla riabilitazione

Nella mia pratica clinica, il Kundalini Yoga si è dimostrato un complemento molto utile alla terapia riabilitativa del pavimento pelvico, non necessariamente come alternativa al biofeedback, ma da associare allo stesso, soprattutto per consolidarne nel tempo i risultati.

Perché il Kundalini Yoga è efficace

Lo yoga, e in particolare il Kundalini Yoga, integra tecniche di respirazione (pranayama), posture fisiche (asana), meditazione e canto, che possono assistere nel rafforzamento del pavimento pelvico. Specifiche posture yoga come Utkatasana (posizione della sedia), Trikonasana (posizione del triangolo) e Malasana (posizione accovacciata) sono state testate e si sono dimostrate utili.

Lo yoga può migliorare l'allineamento generale del corpo, la flessibilità, la forza, il controllo e la consapevolezza, tutti elementi che si ritiene assistano nel rafforzamento dei muscoli del pavimento pelvico. Lo yoga può quindi funzionare sia come metodo alternativo di allenamento dei muscoli del pavimento pelvico, sia come supplemento all'allenamento tradizionale.

Evidenze scientifiche

Una revisione sistematica recente (2025) ha valutato l'efficacia clinica del Kundalini Yoga attraverso studi randomizzati controllati su diverse condizioni di salute. I risultati hanno dimostrato che il Kundalini Yoga:

• Migliora significativamente la memoria, le funzioni esecutive e la struttura dell'ippocampo

• Riduce i sintomi di ansia, PTSD, disturbo ossessivo-compulsivo e depressione

• Migliora la qualità del sonno e la regolazione emotiva

• Migliora modestamente la fatica, la pressione sanguigna e gli esiti funzionali

• Non ha riportato eventi avversi seri

Per quanto riguarda i disturbi gastrointestinali, una revisione sistematica del 2024 ha dimostrato che lo yoga migliora la severità dei sintomi dell'intestino irritabile, i sintomi legati all'umore e la qualità di vita rispetto ai controlli. Lo yoga è risultato generalmente sicuro, senza eventi avversi seri attribuiti all'intervento.

Studi specifici sui disturbi del pavimento pelvico hanno dimostrato che:

• Lo yoga in gravidanza migliora significativamente la disfunzione del pavimento pelvico senza effetti avversi

• Un programma multimodale di fisioterapia che include esercizi fisici e allenamento dei muscoli del pavimento pelvico migliora significativamente i sintomi di stitichezza, la funzione del pavimento pelvico, la qualità di vita e i livelli di attività fisica

• Lo yoga può ridurre alcuni sintomi del tratto urinario inferiore aumentando la forza dei muscoli del pavimento pelvico e/o regolando il sistema nervoso autonomo e attivando il sistema nervoso centrale

Applicazione pratica nella SDO

Nella gestione della SDO, il Kundalini Yoga può essere particolarmente utile per:

Consolidare i risultati del biofeedback: dato che in Italia il numero di sedute di biofeedback autorizzate dal Sistema Sanitario Nazionale non supera le 12, il Kundalini Yoga offre un metodo accessibile e praticabile a lungo termine per mantenere e consolidare i risultati ottenuti

Migliorare la consapevolezza corporea: le tecniche di respirazione e meditazione aumentano la consapevolezza del pavimento pelvico e della coordinazione muscolare

Ridurre ansia e stress: molti pazienti con SDO presentano ansia defecatoria; il Kundalini Yoga ha dimostrato efficacia nel ridurre ansia e depressione

Favorire la regolarità intestinale: le posture specifiche e la respirazione addominale possono stimolare la motilità intestinale

Praticabilità a lungo termine: a differenza del biofeedback, che richiede attrezzature e personale specializzato, il Kundalini Yoga può essere praticato autonomamente a casa o in gruppo, favorendo l'aderenza a lungo termine

La tossina botulinica nella SDO

Nei pazienti con anismo che non rispondono al biofeedback, possono essere considerate iniezioni di tossina botulinica nel muscolo puborettale e nello sfintere anale esterno.

La tossina causa un rilasciamento temporaneo del muscolo (effetto di circa 3 mesi), che può facilitare l'evacuazione e permettere al paziente di "reimparare" a coordinare correttamente i muscoli durante la defecazione. Tuttavia, le evidenze scientifiche a supporto di questo trattamento sono ancora limitate e i risultati sono variabili.

Le linee guida dell'American College of Gastroenterology indicano che le iniezioni di tossina botulinica nel muscolo puborettale possono essere considerate nei pazienti con dissinergia che non rispondono al biofeedback, ma sottolineano che le evidenze sono di bassa qualità.

Il trattamento chirurgico

La chirurgia è riservata ai pazienti con alterazioni anatomiche significative (rettocele, invaginazione rettale, prolasso rettale) che non rispondono alla terapia conservativa e che compromettono significativamente la qualità di vita.

 

Principi fondamentali

Prima di considerare un intervento chirurgico, è essenziale:

• Aver tentato adeguatamente la terapia conservativa (dieta, biofeedback)

• Aver escluso o trattato la componente funzionale (anismo)

• Aver documentato le alterazioni anatomiche con esami appropriati (Defeco-RM)

• Aver valutato la presenza di altri prolassi pelvici che potrebbero richiedere un trattamento combinato

È fondamentale comprendere che la chirurgia corregge il difetto anatomico, ma non "insegna" al paziente a evacuare correttamente. Per questo motivo, la riabilitazione del pavimento pelvico (biofeedback, Kundalini Yoga) dovrebbe essere effettuata sia prima che dopo l'intervento per ottimizzare i risultati.

 

L'intervento STARR (Stapled Trans-Anal Rectal Resection)

La STARR è una tecnica chirurgica specificamente sviluppata per il trattamento del rettocele associato a prolasso rettale interno.

Come funziona

L'intervento viene eseguito interamente per via transanale, senza incisioni esterne. Utilizzando suturatrici meccaniche circolari (stapler), il chirurgo reseca la porzione di retto che forma il rettocele e quella che si invagina nel canale anale. La suturatrice taglia e sutura contemporaneamente.

Indicazioni

• Rettocele sintomatico associato a prolasso rettale interno

• Sindrome da defecazione ostruita con documentazione radiologica

• Fallimento della terapia conservativa

Le linee guida NICE confermano che la STARR è un'opzione appropriata per la SDO, raccomandando un'attenta selezione dei pazienti e un consenso informato dettagliato.

Controindicazioni

• Incontinenza fecale significativa

• Pregressa radioterapia pelvica

• Malattie infiammatorie intestinali attive

• Enterocele significativo

• Anismo non trattato (controindicazione relativa)

Cosa aspettarsi

• Anestesia: spinale o generale

• Durata: 30-60 minuti

• Ricovero: 1-2 giorni

• Dolore postoperatorio: generalmente minimo

• Ripresa attività: 7-10 giorni per attività quotidiane; 3-4 settimane per attività fisica intensa

• Risultati: miglioramento dei sintomi in circa 7-8 pazienti su 10

Possibili complicanze

• Urgenza defecatoria temporanea (sensazione di dover evacuare urgentemente)

• Sanguinamento

• Dolore pelvico

• Stenosi (restringimento) della sutura

• Recidiva dei sintomi nel tempo

 

Colporrafia posteriore (approccio vaginale)

Intervento tradizionale eseguito dai ginecologi. Attraverso un'incisione nella parete posteriore della vagina, si ripara il difetto del setto retto-vaginale.

Indicazioni: rettocele isolato, senza prolasso rettale interno significativo

Vantaggi: approccio mininvasivo, buoni risultati anatomici

Limiti: non corregge il prolasso rettale interno; possibilità di recidiva in circa 1-2 pazienti su 10 a 5 anni

Rettopessi (approccio addominale)

Fissazione del retto alle strutture pelviche, eseguita per via laparoscopica o robotica.

Indicazioni: prolasso rettale esterno, prolasso rettale interno di grado elevato, coinvolgimento di più organi pelvici

Tecniche principali:

Rettopessi ventrale con mesh: posizionamento di una rete sulla parete anteriore del retto per sostenerlo

Rettopessi di Wells: fissazione del retto al sacro

Vantaggi: correzione efficace del prolasso, possibilità di trattare contemporaneamente altri prolassi pelvici

Limiti: intervento più invasivo, rischio di stipsi postoperatoria, possibili complicanze legate alla mesh

 

L'importanza della rieducazione pre e postoperatoria

Le pazienti che arrivano all'intervento hanno spesso convissuto per anni con il problema, sviluppando strategie compensatorie. L'intervento corregge il difetto anatomico, ma la paziente deve "reimparare" a evacuare normalmente.

Per questo motivo, è fondamentale un percorso riabilitativo pre e postoperatorio:

• Educazione sulla corretta tecnica defecatoria

• Esercizi del pavimento pelvico

• Gestione della dieta e della consistenza fecale

• Eventuale biofeedback

• Kundalini Yoga per il mantenimento a lungo termine

Senza questa rieducazione, i risultati dell'intervento possono essere subottimali.

È possibile prevenire la SDO?

Molti fattori di rischio (gravidanza, parto, invecchiamento) non sono modificabili. Tuttavia, è possibile ridurre il rischio e rallentare la progressione.

Prima che si sviluppi:

• Esercizi del pavimento pelvico durante e dopo la gravidanza

• Riabilitazione perineale postpartum, soprattutto dopo parti difficili

• Controllo del peso corporeo

• Prevenzione della stipsi fin dalla giovane età

• Evitare il sollevamento di pesi eccessivi

• Non fumare

• Non trattenere lo stimolo defecatorio

• Evitare sforzi eccessivi durante l'evacuazione

 

Quando la SDO è già presente:

• Tutte le misure conservative descritte sopra

• Evitare lo sforzo eccessivo durante la defecazione

• Trattare tempestivamente la tosse cronica

• Controlli periodici per monitorare l'evoluzione

• Praticare regolarmente esercizi del pavimento pelvico o Kundalini Yoga

 

Nota importante: la SDO, una volta instaurata, tende a peggiorare nel tempo se non gestita correttamente. L'adozione precoce delle misure preventive e terapeutiche può rallentare significativamente questa progressione e, in molti casi, permettere di evitare la chirurgia.

Complicanze della SDO non trattata

Una SDO non trattata può portare a complicanze come:

• Formazione di fecalomi (masse di feci indurite)

Sanguinamento rettale

Ulcera rettale solitaria

Incontinenza fecale (per danno progressivo ai nervi e ai muscoli)

Infezioni delle vie urinarie (per compressione della vescica)

Peggioramento del prolasso o del rettocele

Deterioramento della qualità di vita

Domande frequenti

La SDO può guarire da sola?

No. La SDO è una condizione che non si risolve spontaneamente. Tuttavia, i sintomi possono migliorare significativamente con la terapia conservativa (dieta, biofeedback, Kundalini Yoga), rendendo il problema gestibile senza necessità di chirurgia nella maggior parte dei casi.

È pericoloso non trattare la SDO?

La SDO non è una condizione pericolosa per la vita, ma può peggiorare nel tempo e portare a complicanze come fecalomi, ulcere rettali e incontinenza. Inoltre, compromette significativamente la qualità di vita. È quindi consigliabile trattarla precocemente.

Il biofeedback è doloroso?

No. Il biofeedback è una terapia completamente indolore. Viene inserita una piccola sonda nel retto che rileva l'attività muscolare, ma non causa alcun fastidio significativo.

Quante sedute di biofeedback sono necessarie?

Un programma standard prevede 4-6 sedute, ma il numero può variare in base alla risposta individuale. In Italia, il Sistema Sanitario Nazionale autorizza generalmente fino a 12 sedute. Per consolidare i risultati nel tempo, è consigliabile associare il Kundalini Yoga o altri esercizi del pavimento pelvico da praticare autonomamente.

Posso fare il biofeedback a casa?

Esistono programmi di biofeedback domiciliare che si sono dimostrati efficaci quanto quelli eseguiti in ambulatorio. Tuttavia, è consigliabile iniziare con alcune sedute supervisionate da un professionista per apprendere correttamente la tecnica.

Il Kundalini Yoga può sostituire il biofeedback?

Il Kundalini Yoga non è un'alternativa al biofeedback, ma un complemento. Il biofeedback insegna la coordinazione muscolare specifica per la defecazione, mentre il Kundalini Yoga aiuta a consolidare questi risultati nel tempo, migliorare la consapevolezza corporea e ridurre l'ansia. L'associazione delle due terapie offre i migliori risultati a lungo termine.

 

Quando è necessario l'intervento chirurgico?

La chirurgia è indicata quando:

• Sono presenti alterazioni anatomiche significative (rettocele grande, prolasso rettale)

• La terapia conservativa è stata tentata adeguatamente senza successo

• I sintomi compromettono significativamente la qualità di vita

• Le condizioni generali permettono l'intervento

La decisione viene presa insieme al paziente, valutando attentamente rischi e benefici.

 

L'intervento STARR è doloroso?

La STARR è generalmente ben tollerata, con dolore postoperatorio minimo. Alcune pazienti riferiscono una sensazione di urgenza o tenesmo (sensazione di dover evacuare) nei primi giorni, che si risolve spontaneamente.

 

Dopo l'intervento potrò evacuare normalmente?

Nella maggior parte dei casi sì, ma è necessario un periodo di adattamento. Il corpo deve "reimparare" a evacuare senza le compensazioni sviluppate negli anni. Per questo è importante il percorso riabilitativo pre e postoperatorio.

 

La SDO può tornare dopo l'intervento?

Le recidive sono possibili (in circa 1-2 pazienti su 10, a seconda della tecnica). Il rischio si riduce mantenendo le buone abitudini: controllo del peso, prevenzione della stipsi, esercizi del pavimento pelvico, Kundalini Yoga.

 

Devo fare la Defeco-RM prima di decidere se operarmi?

Non sempre, ma è particolarmente utile quando si sospetta la coesistenza di altri prolassi o quando i sintomi non sono chiaramente spiegati dal solo rettocele. È generalmente raccomandata prima di qualsiasi intervento chirurgico per la SDO.

 

Qual è la differenza tra rettocele e prolasso rettale?

Il rettocele è una protrusione della parete anteriore del retto nella vagina. Il prolasso rettale è una fuoriuscita dell'intero retto (o della sua mucosa) attraverso l'ano. Sono condizioni diverse, anche se possono coesistere e spesso fanno parte dello stesso spettro di disturbi del pavimento pelvico.

 

Qual è la differenza tra SDO e stitichezza?

La stitichezza è un termine generico che indica difficoltà nell'evacuazione. La SDO è un tipo specifico di stitichezza in cui il problema è l'incapacità di espellere le feci dal retto (ostruzione all'uscita), non il rallentamento del transito intestinale. Molti pazienti hanno entrambe le componenti.

 

I lassativi possono curare la SDO?

No. I lassativi possono ammorbidire le feci e facilitare l'evacuazione, ma non risolvono il problema di fondo (la mancata coordinazione muscolare o le alterazioni anatomiche). Usati da soli, migliorano i sintomi solo in circa 2 pazienti su 10 con SDO. Sono utili come supporto, ma non come terapia principale.

Per approfondire

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