Dott. Antonio Daffinà
proctologoaroma.it
Ulcera Solitaria del retto: cos'è, come si riconosce e come si cura
A cura del Dott. A. Daffinà, chirurgo coloproctologo. Revisione del testo: 3 giugno, 2026
Quello che devi sapere subito
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L'ulcera solitaria del retto (SRUS) è una condizione benigna, cronica e poco frequente: non è un tumore e non lo diventa
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Nonostante il nome, l'ulcera non è sempre "solitaria" e non è sempre un'ulcera: può presentarsi come arrossamento della mucosa, come una lesione polipoide o come ulcere multiple
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Il sintomo più comune è il sanguinamento rettale, spesso accompagnato da muco, sensazione di evacuazione incompleta e sforzo prolungato
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Viene frequentemente confusa con malattie infiammatorie intestinali (rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn) o con un tumore del retto: la diagnosi corretta richiede una biopsia
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La causa principale è un danno meccanico cronico della parete rettale, legato a sforzo eccessivo durante la defecazione, prolasso rettale interno o manovre digitali
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Nella maggior parte dei casi si tratta con modifiche comportamentali, lassativi e riabilitazione del pavimento pelvico (biofeedback). La chirurgia è riservata ai casi che non rispondono
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Il ritardo diagnostico è frequente: in media passano 5 anni tra l'inizio dei sintomi e la diagnosi corretta
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica specialistica. In caso di sintomi, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista.
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- Cos'è l'ulcera solitaria del retto
- Sintomi
Cos'è l'Ulcera solitaria del retto
L'ulcera solitaria del retto - in inglese Solitary Rectal Ulcer Syndrome, abbreviata SRUS - è una condizione benigna e cronica che colpisce la parete del retto, di solito nella sua porzione anteriore, a pochi centimetri dall'ano.
È una malattia poco frequente: si stima un'incidenza di circa 1 caso ogni 100.000 persone all'anno. Colpisce uomini e donne in misura simile ed è più comune nei giovani adulti, anche se può presentarsi a qualsiasi età.
Nonostante la sua natura benigna, la SRUS può causare sintomi persistenti e fastidiosi — soprattutto sanguinamento rettale — e il suo impatto sulla qualità di vita non va sottovalutato.
Perché il nome è fuorviante
Il nome "ulcera solitaria" è uno dei più ingannevoli della medicina.
In realtà:
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Solo il 40% circa dei pazienti presenta effettivamente un'ulcera
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Di questi, solo la metà ha un'ulcera singola (solitaria)
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Nel restante 60% dei casi, la mucosa rettale può apparire semplicemente arrossata, ispessita, oppure presentare lesioni che assomigliano a polipi o a placche rilevate
Questo aspetto variabile è una delle ragioni per cui la diagnosi viene spesso mancata o ritardata. Un medico che non conosce bene questa condizione può scambiarla per qualcosa di completamente diverso.
Cause e meccanismo: perché si forma
La SRUS non ha una causa unica, ma nella maggior parte dei casi il meccanismo è legato a un danno meccanico cronico della mucosa rettale. I fattori principali sono:
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Sforzo eccessivo e prolungato durante la defecazione: la pressione spinge la mucosa rettale contro il muscolo puborettale contratto, causando congestione, ischemia (riduzione del flusso sanguigno) e, nel tempo, ulcerazione
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Prolasso rettale interno (intussuscezione): la mucosa rettale scivola verso il basso durante lo sforzo, subendo un trauma ripetuto. Studi con defecografia e risonanza magnetica hanno documentato la presenza di intussuscezione rettale in oltre la metà dei pazienti con SRUS
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Contrazione paradossa del puborettale (dissinergia del pavimento pelvico): invece di rilassarsi durante la defecazione, il muscolo si contrae, ostacolando l'evacuazione e costringendo a spingere di più. Studi manometrici hanno rilevato dissinergia in circa 2 pazienti su 3 con SRUS
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Manovre digitali: l'abitudine di aiutarsi con le dita per facilitare l'evacuazione può traumatizzare direttamente la mucosa
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Stipsi cronica: feci dure e sforzo prolungato contribuiscono al danno meccanico
In sintesi, la SRUS è nella maggior parte dei casi la conseguenza di un modo scorretto di evacuare, mantenuto nel tempo. Non è una malattia infettiva, non è autoimmune e non è legata all'alimentazione in modo diretto.
Come si manifesta
I sintomi più comuni sono:
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Sanguinamento rettale: è il sintomo principale, presente in circa 8-9 pazienti su 10. Può variare da tracce di sangue sulla carta igienica a perdite più abbondanti
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Emissione di muco: secrezione mucosa dal retto, a volte abbondante
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Sensazione di evacuazione incompleta: la sensazione che "qualcosa sia rimasto dentro"
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Sforzo prolungato: necessità di spingere a lungo, spesso con sedute in bagno superiori ai 10-15 minuti
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Dolore o fastidio perineale: non sempre presente, ma possibile
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Tenesmo: stimolo continuo ad evacuare, anche quando il retto è vuoto
Un dato importante: fino a 1 paziente su 4 può essere completamente asintomatico, e la diagnosi viene posta incidentalmente durante una colonscopia eseguita per altri motivi.
Come si fa la diagnosi
La diagnosi di SRUS richiede tre elementi:
1. Anamnesi accurata: il medico deve indagare specificamente le abitudini defecatorie — tempo trascorso in bagno, entità dello sforzo, uso di manovre digitali, sensazione di evacuazione incompleta. Queste domande non vengono sempre poste, e il paziente spesso non le riferisce spontaneamente
2. Endoscopia (rettoscopia o colonscopia): permette di visualizzare la lesione. L'aspetto può essere molto variabile: ulcera singola o multipla, mucosa arrossata e ispessita, lesione polipoide. La localizzazione tipica è sulla parete anteriore del retto, a 5-10 cm dal margine anale
3. Biopsia: è l'elemento decisivo. L'esame istologico mostra caratteristiche tipiche e ben riconoscibili: fibrosi della lamina propria con estensione di fibre muscolari lisce dalla muscolaris mucosae verso la superficie, e deposizione diffusa di collagene. Questo quadro è molto specifico e permette di distinguere la SRUS da altre condizioni
In alcuni casi, il medico può richiedere esami funzionali aggiuntivi:
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Manometria anorettale: per valutare la presenza di dissinergia del pavimento pelvico
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Defecografia (con bario o risonanza magnetica): per documentare un eventuale prolasso rettale interno o un'intussuscezione. La defecografia con risonanza magnetica è particolarmente utile perché permette di valutare contemporaneamente tutti e tre i compartimenti del pavimento pelvico senza esposizione a radiazioni

Figura 1. L'ulcera solitaria del retto nasce da un danno meccanico cronico della mucosa, causato principalmente dallo sforzo prolungato durante la defecazione. Il percorso diagnostico richiede sempre una biopsia: l'aspetto endoscopico da solo non è sufficiente per distinguere la SRUS da condizioni più gravi.
Con cosa può essere confusa
Questo è forse l'aspetto clinicamente più importante della SRUS. La diagnosi viene mancata o ritardata in circa 1 paziente su 4, con un ritardo medio di 5 anni — e in alcuni casi fino a 30 anni.
Le diagnosi errate più frequenti sono:
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Rettocolite ulcerosa o morbo di Crohn: l'errore più comune e più pericoloso, perché può portare a trattamenti immunosoppressivi inappropriati (cortisone ad alte dosi, farmaci biologici) per una condizione che non è autoimmune
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Tumore del retto: soprattutto quando la SRUS si presenta in forma polipoide, può essere scambiata per una neoplasia, generando ansia e accertamenti invasivi non necessari
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Proctite aspecifica: diagnosi generica che non porta a un trattamento mirato
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Emorroidi: il sanguinamento viene attribuito alle emorroidi senza approfondire
Il messaggio chiave: un sanguinamento rettale persistente, soprattutto se accompagnato da muco e sforzo prolungato, merita sempre un approfondimento endoscopico con biopsia. La biopsia è l'unico esame che permette di distinguere con certezza la SRUS da condizioni più gravi.
Come si cura
Non esiste un trattamento unico e universalmente efficace per la SRUS. L'approccio è graduale e personalizzato, e nella maggior parte dei casi inizia con misure conservative.
Primo livello: modifiche comportamentali e stile di vita
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Correzione delle abitudini defecatorie: ridurre il tempo trascorso in bagno (massimo 5 minuti), evitare lo sforzo prolungato, eliminare le manovre digitali
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Dieta ricca di fibre e adeguata idratazione: per ammorbidire le feci e ridurre la necessità di spingere
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Lassativi osmotici (macrogol/PEG): quando la dieta da sola non è sufficiente
Queste misure, apparentemente semplici, sono il fondamento del trattamento e vengono raccomandate come prima linea dalla maggioranza degli specialisti.
Secondo livello: biofeedback (riabilitazione del pavimento pelvico)
Il biofeedback è una tecnica di rieducazione che insegna al paziente a coordinare correttamente i muscoli addominali e del pavimento pelvico durante la defecazione. È particolarmente efficace quando è presente una dissinergia (contrazione paradossa del puborettale).
I dati disponibili mostrano che il biofeedback produce un miglioramento dei sintomi in circa 6-7 pazienti su 10 e una guarigione dell'ulcera in circa 3-4 su 10. I risultati migliori si ottengono quando la dissinergia viene effettivamente corretta.
Il biofeedback richiede un operatore esperto e più sedute (in genere 4-6, a distanza di alcune settimane l'una dall'altra). Non è disponibile ovunque, ma è una risorsa terapeutica importante. Maggiori informazioni sul Biofeedback nella pagina dedicata.
Terzo livello: terapie topiche
Quando le misure comportamentali e il biofeedback non sono sufficienti, possono essere utilizzati trattamenti locali:
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Clisteri di sucralfato: il sucralfato forma un film protettivo sulla superficie dell'ulcera, favorendone la guarigione. Studi clinici hanno mostrato guarigione macroscopica dell'ulcera e sollievo dei sintomi nella maggioranza dei pazienti trattati. Il sucralfato in clisteri non è disponibile in Italia, tuttavia, nella pagina sulla terapia della Proctite Cronica da Radioterapia descrivo come possono essere facilmente preparati.
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Clisteri di corticosteroidi: possono ridurre l'infiammazione locale, ma i risultati sono variabili e l'uso prolungato non è raccomandato.
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Mesalazina topica: utilizzata in alcuni centri, con risultati non conclusivi.
Quando serve la chirurgia
La chirurgia è riservata ai casi che non rispondono al trattamento conservativo e al biofeedback, oppure quando è presente un prolasso rettale associato — condizione presente nella maggioranza dei pazienti con SRUS.
Le opzioni chirurgiche principali sono:
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Rettopessia laparoscopica (fissazione del retto): è l'intervento più praticato per la SRUS, preferibilmente per via laparoscopica ventrale. Corregge il prolasso rettale interno che sostiene il danno meccanico. I risultati mostrano guarigione dell'ulcera in circa il 90% dei pazienti a 3 anni, ma circa 1 paziente su 3 può richiedere un ulteriore intervento per defecazione ostruita persistente. Richiede chirurgia addominale e, in alcune varianti, l'impianto di una rete protesica (mesh)
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Prolassectomia con suturatrice (STARR): quando la SRUS è associata a un prolasso rettale interno (intussuscezione), la STARR rappresenta un'alternativa transanale alla rettopessia. L'intervento corregge direttamente l'intussuscezione eliminando il tessuto rettale ridondante responsabile del danno meccanico sulla mucosa, senza necessità di chirurgia addominale e senza impianto di materiale protesico. I dati disponibili, seppur limitati, mostrano risultati incoraggianti con guarigione dell'ulcera e miglioramento dei sintomi nella grande maggioranza dei pazienti trattati. La STARR può anche essere utilizzata come intervento complementare dopo una rettopessia, nei casi in cui persista una defecazione ostruita residua. Come per ogni intervento chirurgico complesso, i risultati dipendono dalla corretta selezione del paziente e dall'esperienza del chirurgo. Visita la pagina sull'intervento STARR per approfondire.
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Intervento di Delorme: una resezione della mucosa rettale per via transanale, con plicatura della muscolare. Opzione possibile, ma gravata da tassi di recidiva più elevati rispetto alle altre tecniche
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Coagulazione con argon plasma (APC): una tecnica endoscopica particolarmente efficace nel controllo del sanguinamento, con guarigione dell'ulcera in circa 3 pazienti su 4 in studi controllati. Non corregge il prolasso sottostante, ma può essere utile come trattamento mirato del sintomo emorragico
Un dato importante: anche dopo un intervento chirurgico riuscito, l'ulcera può persistere endoscopicamente anche se i sintomi migliorano. Questo non deve preoccupare: l'obiettivo del trattamento è il miglioramento dei sintomi e della qualità di vita, non necessariamente la scomparsa endoscopica della lesione.
Una network meta-analisi del 2024 ha confermato che la chirurgia presenta i tassi di guarigione dell'ulcera più elevati (circa il 70%), ma va riservata ai casi refrattari e valutata caso per caso.
Cosa aspettarsi nel tempo
La SRUS è una condizione cronica: tende a persistere o a recidivare, soprattutto se non vengono corrette le abitudini defecatorie che l'hanno causata.
Alcuni punti importanti:
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La guarigione completa e definitiva è possibile, ma non è la regola
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Molti pazienti ottengono un buon controllo dei sintomi con le misure conservative, anche se l'ulcera non scompare del tutto
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Le recidive sono frequenti se si torna alle vecchie abitudini (sforzo prolungato, sedute lunghe in bagno, manovre digitali)
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È necessario un follow-up regolare, soprattutto nei primi anni dopo la diagnosi
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La SRUS non evolve in tumore: è e resta una condizione benigna
Il messaggio più importante: il trattamento della SRUS è soprattutto un cambiamento di comportamento. Nessun farmaco e nessun intervento chirurgico può sostituire la correzione delle abitudini che hanno causato il problema.

Figura 2. Il trattamento della SRUS segue un percorso graduale. La maggior parte dei pazienti migliora con le modifiche comportamentali e il biofeedback. La chirurgia - inclusa la prolassectomia con suturatrice (STARR) - è riservata ai casi che non rispondono alle terapie conservative, quando è presente un prolasso rettale interno documentato.
Domande frequenti
L'ulcera solitaria del retto può diventare un tumore?
No. La SRUS è una condizione benigna e non ha alcuna tendenza alla trasformazione maligna. Tuttavia, poiché può essere confusa con un tumore del retto (soprattutto nella forma polipoide), la biopsia è indispensabile per escludere questa possibilità.
Perché il mio medico non l'ha riconosciuta subito?
Perché è una condizione rara e con un aspetto molto variabile. Molti medici — anche gastroenterologi — la incontrano raramente nella loro pratica. Il ritardo diagnostico medio è di circa 5 anni, e in un caso su quattro la diagnosi iniziale è sbagliata. Non è colpa di nessuno: è una malattia che richiede un alto indice di sospetto.
Mi hanno detto che ho la rettocolite ulcerosa, ma ora la diagnosi è cambiata in SRUS. Come è possibile?
È una situazione più comune di quanto si pensi. L'aspetto endoscopico della SRUS può assomigliare a quello di una malattia infiammatoria intestinale. La differenza la fa la biopsia: il quadro istologico della SRUS (fibrosi della lamina propria, fibre muscolari disorganizzate) è molto diverso da quello della rettocolite ulcerosa. Se la biopsia è stata rivista e la diagnosi è cambiata, è un segno di attenzione e competenza, non di errore.
Devo smettere di spingere quando vado in bagno?
Sì, è il punto centrale del trattamento. Lo sforzo prolungato è il principale responsabile del danno alla mucosa rettale. L'obiettivo è evacuare in modo rilassato, senza spingere, in un tempo massimo di 5 minuti. Se non riesci, alzati e riprova più tardi. Il biofeedback può aiutarti a imparare questa nuova modalità.
Il biofeedback funziona davvero?
Sì, è il trattamento con il miglior rapporto tra efficacia e assenza di rischi. Funziona meglio quando è presente una dissinergia del pavimento pelvico (contrazione paradossa durante la defecazione). Non è una terapia passiva: richiede impegno e pratica, ma i risultati possono essere duraturi.
Quanto tempo ci vuole per guarire?
La SRUS è una condizione cronica e la guarigione richiede tempo — spesso mesi. In alcuni casi l'ulcera non scompare completamente, ma i sintomi migliorano in modo significativo. La chiave è la costanza nel mantenere le nuove abitudini defecatorie.
Devo fare controlli periodici?
Sì. Un controllo endoscopico dopo alcuni mesi dal trattamento è utile per valutare l'evoluzione della lesione. Successivamente, la frequenza dei controlli dipende dalla risposta al trattamento e dalla presenza di sintomi.
L'intervento chirurgico risolve il problema definitivamente?
Non sempre. La chirurgia può migliorare significativamente i sintomi, soprattutto quando è presente un prolasso rettale, ma non garantisce la guarigione definitiva. Anche dopo l'intervento, è fondamentale mantenere corrette abitudini defecatorie.
Posso usare le dita per aiutarmi ad evacuare?
No. La digitazione rettale è uno dei fattori che contribuiscono al danno della mucosa e al mantenimento dell'ulcera. È un'abitudine che va eliminata, anche se inizialmente può sembrare l'unico modo per evacuare. Il biofeedback e i lassativi possono aiutarti a trovare alternative.
La SRUS è legata allo stress?
Non direttamente, ma lo stress può peggiorare le abitudini defecatorie (sforzo eccessivo, tempo prolungato in bagno) e la percezione dei sintomi. In alcuni pazienti con SRUS sono presenti disturbi d'ansia o depressione che meritano attenzione e, se necessario, un supporto specifico.
Cos'è la STARR e quando si usa per l'ulcera solitaria?
La STARR (Stapled TransAnal Rectal Resection) è un intervento che corregge il prolasso rettale interno per via transanale, senza chirurgia addominale. Quando la SRUS è causata da un'intussuscezione rettale che non risponde al biofeedback, la STARR può eliminare il meccanismo di danno meccanico alla base dell'ulcera. È un'opzione riservata a casi selezionati e richiede un chirurgo con esperienza specifica in questa tecnica.
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